Modelli di allattamento: Le Madri Tamang in Tibet


madri
Tamangni



L’attività agricola delle madri Tamangni [1] presenta un interessante complesso di situazioni diverse. La quantità di lavoro varia moltissimo da stagione a stagione e si quadruplica nel periodo dei monsoni per l’urgenza di trapiantare il riso e le piantine di miglio all’inizio delle piogge. Vi sono inoltre differenze nell’organizzazione dei compiti perché un gruppo domestico può lavorare per conto proprio oppure in gruppo, preferendo la seconda soluzione nei momenti di maggiore attività. Sorprendentemente invece i modelli di allattamento (durata delle poppate e intervalli) variano di poco con le stagioni e il contesto sociale in cui si esplica il lavoro agricolo.


Sembra che le richieste del neonato vengano comunque esaudite sia nella stagione invernale, quando la madre può lavorare con comodo, sia durante il monsone, quando il lavoro è pressante; sia che essa segua un suo proprio ritmo, sia che debba seguire quello dato dal gruppo di lavoro.


La madre porta avanti un vero allattamento a richiesta.


Nei quarantaquattro giorni di osservazione nel corso di un anno sull’allattamento nei campi, le poppate dei bambini da zero a tre anni duravano in media 8,1 minuti ciascuna e avvenivano a intervalli di 87 minuti.


Come risulta al confronto il rendimento di una donna Tamangni con figli rispetto a quello di una senza figli ? Le osservazioni dimostrano che, sia le donne in gravidanza o in allattamento che quelle che non hanno figli raggiungono gli stessi ritmi di lavoro durante la stagione dei Monsoni (quando il lavoro è più intenso), mentre si notano alcune diversità nella stagione invernale ( quando il lavoro è poco). Cionondimeno le lavoratrici che allattano hanno orari leggermente inferiori: le donne incinte e senza figli piccoli lavorano 5,1 ore al giorno, le madri che allattano 4,7 ( escludendo i periodi di riposo ).


Si può dire quindi che la gravidanza anche se rende più faticoso il lavoro non riduce l’attività della madre, mentre l’allattamento diminuisce l’energia immessa nei lavori agricoli.


Comunque le donne programmano le pause per allattare e organizzano le interazioni con i bambini in modo da rendere minime le loro interferenze.


Paragonando i tempi che le donne impiegano durante i lavori agricoli per riposarsi, accudire i bambini, mangiare ed espletare i bisogni fisiologici, si è notato che le madri che allattano pensano soprattutto ai figli mentre le altre donne riposano o mangiano, e che spendono circa nove o dieci minuti ogni ora lavorativa per dar loro il proprio latte.


La madre di un bimbo piccolo, per esempio, si carica sulle spalle la culla quando inizia a lavorare sui campi, poi la posa in disparte quando lui si addormenta; se piange interromperà il lavoro per dargli il seno ma più che altro lo accudirà durante le pause dei pasti magari svegliando il piccolo per farlo mangiare.


Anche le madri dei bambini di tre anni, staranno con i figli nei periodi di tempo normalmente usati per mangiare.


Nonostante le possibili interferenze dei figli si ritiene che il lavoro delle madri sia uguale a quello degli altri membri della forza lavoro in termini quantitativi e nessuna discriminazione viene attuata nei loro confronti, quale potrebbe essere quella di escluderle dal gruppo di lavoro. In inverno, quando c’è meno da fare, i gruppi di lavoro sono più esigui e due o tre madri si possono facilmente organizzare tra loro per andare a lavorare a turno nei campi. Durante il monsone invece, quando tutte le braccia sono indispensabili, si formano gruppi più grandi fino a due dozzine di partecipanti, composti da uomini e donne, giovani e vecchi, donne in gravidanza e in allattamento, che lavorano tutti gli uni accanto agli altri. Ogni persona dà una giornata di lavoro e ne aspetta una in cambio, senza badare ai tempi effettivamente impiegati, a llo sforzo, all’esperienza e al reale rendimento lavorativo di ciascuno. Ogni membro della famiglia è egualmente in grado di far fronte a diverse responsabilità, scambiandosele se è necessario, e di cooperare con gli altri nuclei familiari.








[1]
Vanessa Maher, Il latte materno, i condizionamenti culturali di un comportamento, Rosenberg and Sellier 1992




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