un´esperienza di assistenza al parto

IL PARTO DI PAOLA e LA NASCITA DI ROMEO 

 

Venerdì 10 Aprile 2009 – vigilia di Pasqua

Alle ore 13,50 arrivo a casa di Paola. Mi viene incontro il  marito con aria sorridente e tranquilla.

Appena mi affaccio alla stanza da letto l’ostetrica mi invita ad entrare.

Negli occhi sbarrati di Paola vedo la paura e la richiesta di aiuto mentre ripete in continuazione “non ce la faccio” Non credo mi abbia riconosciuto, dal suo sguardo si vede che é “in un altro mondo”.

Dopo tre spinte Romeo scivola fuori da sua madre e – tempo tre secondi – annuncia l’ingresso in questo mondo con un vigoroso vagito. Sono le ore 14,08.

Con gesti rapidi e sapienti, le mani dell’ostetrica asciugano il piccolo, sulla sua schiena vedo uno strato di grasso giallo pallido; lo avvolge in un telo.

Lui è lì, per terra, proprio davanti alle ginocchia di sua madre e aspetta strillando.

Occhi interrogativi della mamma: “Come devo fare? Non ho mai preso in braccio un neonato, ho paura di fargli male”

E l’ostetrica :“Sei sua madre, non puoi fargli del male, quando ti senti pronta prendi il tuo bambino” 

Timidamente Paola si avvicina al suo cucciolo, tende le braccia e le mani, lo prende in braccio e se lo porta al petto. Paola viene aiutata a stendersi sul letto.

Mentre Romeo si gode il contatto pelle a pelle con sua madre e già si attacca al seno, mamma e papà commossi, occhi negli occhi, si scambiano effusioni e parola d’Amore.

Paola è bellissima, il suo viso è luminoso, raggiante.

C’è silenzio nella stanza mentre mamma e figlio si conoscono, scrutandosi a vicenda .

Il cordone non pulsa più.

Dopo circa 20’ l’ostetrica chiede “hai mal di pancia?”

“un po’ “….

“ora sta per nascere la placenta”

Eccola, la compagna di viaggio di Romeo. Sembra un budino, è di un rosso vivo. L’ostetrica mi indica le due membrane sottili e trasparenti ed il cordone ombelicale.

Il papà taglia il cordone. Romeo fa un piccolo pianto “forse ha sentito il distacco definitivo dalla placenta” dice l’ostetrica.

Dopo un controllo accurato l’ostetrica dice che Paola non necessita di punti.

Il parto è concluso.

L’ostetrica si avvicina al viso di Paola. Con sguardo commosso e colmo di immensa gratitudine, Paola guarda l’ostetrica negli occhi pronunciando il suo nome “Anna…….”

Paola non riesce a staccare lo sguardo dal suo bambino. “Non mi sembra vero, non mi sembra vero” ripete.

Mamma e figlio vengono lasciati tranquilli, in penombra, mentre io percepisco la grandiosità del momento, è nell’aria, nella luce speciale di quella stanza, indefinibile; ho una sensazione di pace profonda.

E’ tutto così naturale e  magico al contempo.

Le sensazioni lasciano il posto alle parole: “E’ così che bisogna partorire, è così che bisogna nascere” ripeto dentro di me. 

Dopo due ore il piccolo Romeo viene pesato (Kg. 2,800) e misurato (cm. 48 )

Sul suo corpicino un po’ di olio di mandorle. Che bel colorito roseo, com’è morbido. E’ un bel bambino.

Romeo viene vestito, pettinato e dato alla mamma. Già si attacca al seno e “ciuccia”, così piccolo… ma lui sa, conosce il luogo della sua beatitudine. 
 

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Ed io? Io sono estasiata.

Tornando a casa, per tutto il pomeriggio e nei giorni seguenti, mi sento in uno stato a cui non so dare un nome e che in seguito definisco “uno stato di torpore”, di tranquillità interiore profonda.La notte non riesco ad addormentarmi: veglia tranquilla, in cui passano in sequenza le immagini del parto. 

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E’ stato tutto così rapido e improvviso.

Il giovedì  sera avevo salutato Paola dandoci appuntamento per la settimana successiva. La data presunta del parto era per il 21 Aprile quindi mancavano ancora una decina di giorni.

Alle h. 11.30 di venerdì  Paola mi ha chiamata.

“Ci sono novità”? ho chiesto

“Sono di 5 cm” ha risposto

“Passami l’ostetrica” 

In quel momento acquistavo le ultime cose al supermercato, fuori la mia Yaris stracolma della spesa per i tre giorni di festa: la sera stessa arrivava la giovane famiglia di Argentini da Brindisi con i due bambini, gli amici da Milano e mia figlia con il marito!!

Ero a Rimini e per arrivare a casa ci volevano 40’.

“Ce la faccio ad arrivare in tempo?”ho chiesto all’ostetrica.

“Fai le tue cose e appena sei pronta chiamami” 

Arrivo a casa sistemo la spesa lascio disposizioni a mio figlio avverto mio marito e SONO GIA’ le H: 13.

“Rita, vengo?”

“Dai, vieni, si sono rotte le acque, siamo in fase espulsiva e procede veloce”

In sottofondo la voce di Paola accompagna la doglia. “Non riuscirò ad emettere nemmeno un suono” mi aveva detto Paola la sera prima…. 

Non ero mai stata in casa di Patrizia, ma la settimana prima lei mi aveva dato istruzioni precise per arrivare.

Da casa mia ci volevano sicuramente circa 50’. Dovevo scendere da una collina e risalire sull’altro versante.

Sono salita in macchina e sono partita veloce con una preghiera nel cuore “Oh, Grande Spirito, fai che arrivi in tempo”

e mentre pronunciavo queste parole istintivamente mi sporgevo in avanti sopra il volante e guardavo in alto:un falchetto planava placido nel cielo azzurro. Ho sorriso. “e’ di buon auspicio” ho pensato. 


di Elvira Finato

doula - Rimini

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