Ragazze madri, madri adolescenti, madri giovani, e il sostegno delle doule





Ragazza madre è un termine che non mi è mai piaciuto, mi sa di cultura moralistica anni cinquanta, o peggio: eroine d´opera stile ottocento. Un termine che porta con sé la trasgressione di una norma, infatti il termine “ragazza” non si contrappone a “donna” come sarebbe logico aspettarsi, ma, con l´eufemismo tipicamente ipocrita della nostra società, a “moglie”, madre sposata, che rispettando la legge ha diritto a non avere altri appellativi che specificano la sua situazione, basta madre, essendo il termine “normalmente” inclusivo dell´altra condizione, quella di donna sposata. Così è capitato a me, avendo avuto un figlio a vent´anni (ed avendo un compagno) di essere chiamata “ragazza madre”, nonostante non fossi da sola. Una ragazza madre è dunque una madre sola, indipendentemente dall´età, ed una madre giovane non sposata, indipendentemente dal fatto di avere un compagno o meno. Francamente lo considero un termine sorpassato, da confinare agli annali delle cronache rosa degli anni cinquanta e sessanta, quando Mina faceva scandalo, rimanendo incinta di un uomo sposato.

Se il termine va, il problema resta. Se le madri giovani sono da distinguersi dalle madri adolescenti per alcune caratteristiche, sono invece avvicinate da una serie di temi comuni che interessano entrambi i gruppi.

Le madri adolescenti sono attualmente in Italia circa l´1% del totale delle donne che partoriscono, sarebbe il doppio se considerassimo l´incidenza dell´IVG, interruzione volontaria di gravidanza tra le adolescenti. Molti esperti gridano alla “pandemia”, allarmati dal fenomeno in crescita nei Paesi occidentali, in particolare negli Stati Uniti. Sempre negli Stati Uniti sembra che il fenomeno sia riconducibile all´alto tasso di divorzi, all´aumento di abusi e stupri su bambine e adolescenti, alla moda recente di considerare un bambino come uno “status symbol”, alla necessità in tempi di identità e punti di riferimento sempre più instabili, di avere un affetto “stabile”, da cui “ripartire”.

Studi e ricerche sono piuttosto diffuse negli Stati Uniti, mentre molto frammentari sono i dati a disposizione nel nostro Paese, e come sempre in questi casi, interpretazioni moralistiche e colpevolizzanti imperano. 1

Basti pensare all´idea, del tutto priva di fondamento, che il principale problema della madre adolescente sia il fatto di avere avuto una gravidanza “indesiderata”, “imprevista”, casuale, quando sappiamo che in Italia ben il 50% dei bambini nascono “imprevisti”.

Non è dunque “l´imprevisto” a mettere in difficoltà la madre adolescente ma motivazioni di ordine sociale e psicologico, che incidono sulla rappresentazione di se stessa come madre, sul suo sviluppo come donna libera e indipendente, sul suo futuro lavorativo, e sul suo rapporto con i figli.

Sempre secondo gli esperti, le madri adolescenti sono più a rischio, rispetto alle madri sopra i vent´anni, di dispersione scolastica, difficoltà lavorative, abusi e maltrattamenti sui figli, separazione e divorzio dal ragazzo con cui hanno avuto il bambino, e addirittura di avere figli con anomalie genetiche in misura statisticamente maggiore delle donne sopra i vent´anni.

Da un punto di vista psicologico il rischio di incorrere in una depressione post partum quadruplica, dal 10% del gruppo totale delle madri al 44% delle madri adolescenti.

Dal punto di vista emotivo, rabbia, shock traumatico per la notizia inaspettata, vergogna e senso di colpa, paura di dare la notizia ai genitori dei futuri mamma e papà e delle loro reazioni, dirlo agli amici e ai compagni di scuola, paura rispetto al futuro e alla propria capacità di amare il bambino, episodi di scissione schizoide di identità, difficoltà a stabilire confini identitari tra sé e il bambino, tra sé e il mondo, sovrainvestimento narcistico sul bambino, proiezione sul bambino della parte “migliore” o “peggiore” di sé, aggressività e rabbia verso il bambino, fantasie omicide nei confronti del bambino e paura di “passare all´atto”, pulsioni suicide, isolamento sociale, ed infine negazione della realtà (quelle ragazze che si accorgono di essere incinte al momento del parto o che buttano i bambini nei cassonetti), tutti questi elementi con sfumature diverse sembrano invece essere presenti in entrambi i gruppi, sia le madri adolescenti sia le madri giovani e riguardare dunque un´ampia parte della popolazione materna.


Una delle più accreditate teorie psicologiche sulla possibile causa delle gravidanze in giovane età è quella della separazione o svincolo. L´adolescenza rappresenta infatti un momento critico di separazione e svincolo dai genitori, un momento in cui il giovane “mette alla prova” la sua capacità di essere diverso dai suoi genitori, e la sua capacità di “diventare se stesso, provando continuamente i limiti dell´educazione genitoriale e integrando o rifiutando parti di loro nella sua identità a seconda delle loro reazioni e di come le loro reazioni vengono lette dal giovane.

La psicologia ha infatti costruito un vero inno alla “necessità di separarsi” del giovane adolescente, senza tenere in conto lo specifico femminile. Se infatti è parzialmente vero che un giovane maschio adolescente ha più bisogno della relazione con una figura paterna per costruire la sua identità di adulto, separandosi temporaneamente dall´ala materna, l´esigenza di una adolescente femmina è invece speculare e opposta, ovvero quella di “riavvicinarsi alla madre” e costruire con lei un´alleanza che attraverso il conflitto ed il rispecchiamento traghetti la giovane nell´età adulta.

Quello che invece succede è che molte madri continuino a incoraggiare la “separazione” della figlia, senza distinguere legittima ricerca dell´autonomia e “separazione psicologica” che invece vengono confuse con il risultato che la giovane si sente spesso “tradita” e “abbandonata” dalla madre. Qui infatti stiamo parlando di un´esperienza innanzitutto psicologica, per separazione infatti non dobbiamo intendere alla lettera, allontanamento o abbandono del tetto familiare, ma di quella separazione psicologica di cui la giovane spesso soffre nel passaggio dall´infanzia all´adolescente, separazione dalla parte più viva e autentica di sé, la bambina potente che dice la verità su se stessa e gli altri. L´adolescenza è infatti il periodo in cui l´identità femminile comincia a manifestarsi nella sua impotenza e dipendenza, in cui si accorgono che essere nate femmine comporta uno svantaggio nei confronti dei coetanei maschi, il momento in cui i professori ascoltano i maschi con più attenzione, li trattano da pari e li stimano di più, anche se hanno voti inferiori alle femmine, comincia il tempo in cui “essere carine” diventa più importanti che “essere intelligenti” e conquistare il favore maschile determina le gerarchie all´interno del gruppo. Le madri appaiono sempre più impotenti nella gestione del potere e quindi sempre più squalificate agli occhi delle figlie che si sentono pertanto “tradite” e alla mercè di valori di una società maschile che non riconosce unicità e individualità all´apporto femminile. In questo contesto una gravidanza precoce può apparire come un tentativo estremo e paradossale di recuperare quella vicinanza con il materno che è stata negata, un tentativo rischioso e compromettente di vivere dentro di sé quella madre buona, presente e potente che hanno perso. Una perdita inutile e inconsapevole che solo negli ultimi anni le donne stanno cercando di comprendere e riparare cercando nuove letture e nuove pratiche del rapporto madre-figlia, una rivoluzione, certamente, nell´attuale contesto sociale e psicologico.2


All´interno di questo quadro diventa evidente la direzione che una doula può percorrere nel costruire un´esperienza riparativa per la giovane madre che possa rappresentare un sostegno valido e un intervento efficace.

La madre adolescente e la madre giovane hanno infatti particolare bisogno di essere riconosciute nel loro “potere materno”, sia nel senso di essere trattate come adulte3 capaci di prendersi le responsabilità dell´accudimento materno, sia a livello simbolico essere incoraggiate a riconoscere il proprio valore nella difficoltà della situazione. Nell´elaborazione emotiva andrà riservata una particolare attenzione alla rabbia e alle sue possibili manifestazioni somatiche, al rapporto con la madre della giovane che va sempre incoraggiato e “ricucito” anche laddove la volontà dei genitori della ragazza fosse in disaccordo con quella della doula, permettendo l´espressione dei conflitti e delle emozioni in gioco.

Va fatta attenzione anche al modo in cui la giovane madre si relaziona alle visite ginecologiche e agli esami di routine, permettendo l´espressione di ansie e paure relative, costruendo insieme strategie “anti-paura”. E´ importante che la giovane sia informata sulle scelte possibili e che possa decidere e valutare autonomamente cosa è meglio per lei.

Inserire la madre adolescente o giovane in un gruppo di madri più anziane può essere una buona occasione di confronto, sia per poter elaborare ed esprimere la differenza della sua situazione sia per cogliere insieme alle altre mamme i tratti di "normalità" che tutte le donne che diventano madri condividono.

E´ importante fare attenzione alla rappresentazione che la madre ha del neonato, incoraggiare un rapporto di vicinanza, e di intimità con il nascituro, costruire fantasie sul futuro, come anche preparare alla realtà dell´evento nascita e del dopo parto in modo da rassicurarla e da permetterle di gestire l´evento in modo realistico.


Di Emanuela Geraci,

counselor e doula

1Per le fonti e articoli sull´argomento vedere i link presenti in:

http://www.vertici.it/servizi/psicofinder/template.asp?cod=13350&page=8

2Madri e figlie, una rivoluzione, dal conflitto all´alleanza, di Debold E., Wilson M, Malavé I. edito da Baldini e Castoldi

3Special Women, di Paulina Perez



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