L´orologio

Giusi Fregoli –gruppo di scrittura “CARTA BIANCA” – Casa della Donna - Pisa, 2 aprile 2009 –





L’orologio

A proposito di orologi, vorrei raccontare il travaglio del mio unico parto. Subito si dirà: “Cosa c’entra!”, invece io credo che possa essere pertinente perché proprio un orologio mi ha tenuto compagnia in quei momenti e mi ha aiutato a superarli. Dunque non mi lascio scappare l’occasione di narrare come ho vissuto questo evento importante della mia vita, approfittando anche per fare qualche riflessione in proposito.
Ho attraversato tranquilla il mio travaglio: di notte e completamente da sola, mentre ero ricoverata in ospedale appunto perché, come si dice in gergo, “avevo finito il tempo”. Mi teneva compagnia l’orologio che non molto tempo prima avevo regalato a mio marito e che, a differenza del mio di allora, aveva il quadrante luminoso. Quella sera lui si era trattenuto un bel po’ con me e quando stava andando via gli chiesi di lasciarmi il suo orologio perché mi avrebbe fatto piacere poter controllare l’ora nel buio della notte nel caso non fossi riuscita a dormire. Avevo un pochino d’ansietà perché sentivo che l’evento era imminente…. Infatti neanche un paio d’ore dopo cominciarono ad annunciarsi i primi doloretti. Chiamai subito l’infermiera la quale minimizzò dicendomi che questi dolori lievi avrebbero potuto durare anche tutta la notte e che non erano significativi. Rimasi tranquilla: ero ben preparata, avevo fatto il corso e sapevo tutto sui dolori del travaglio e del parto. Nel corso mi avevano insegnato a fare la respirazione giusta per sopportare meglio il dolore ed ero informata sugli intervalli di tempo con cui si presentavano le contrazioni. Potei controllare subito la loro frequenza con l’orologio che provvidenzialmente avevo chiesto a mio marito e constatai che si presentavano, in quella fase, a intervalli di oltre mezz’ora durante i quali cercavo di rilassarmi e di riposarmi. Poi quando arrivava il dolore facevo la respirazione “del cane” come mi ero allenata a fare, e quando il dolore si attenuava riprendevo il respiro normale. Andai avanti così finché constatai che gli intervalli iniziavano ad accorciarsi fino ad essere sempre inferiori alla mezz’ora.
Chiamai dunque nuovamente l’infermiera; oltre tutto mi sembrava di avvertire che la vagina avesse iniziato a dilatarsi. L’infermiera tornò a rassicurarmi e nuovamente minimizzò; volle comunque controllare se effettivamente si fosse verificata un po’ di dilatazione: “ Appena appena, ma non supera il centimetro! Stia tranquilla perché si dilata molto lentamente. Se riesce a mantenersi calma, meglio! Domani sarà la giornata definitiva! Mi chiami pure se non riesce a sopportare il dolore.”
Io avrei giurato di essermi dilatata molto di più: almeno sui 4 cm, ma rimasi calma. Orgogliosa dalla mia preparazione continuai a controllare con l’orologio la durata degli intervalli e a fare la respirazione “a cane” durante le contrazioni, stando attenta anche alla loro durata. Meno male che mi ero allenata, perché quella respirazione mi risultava un po’ faticosa ora che i dolori erano più frequenti e più forti. Non mi spaventavo, però, perché avevo sopportato a volte delle mestruazioni i cui dolori si erano protratti fino a due giorni, anche se , in quei casi, mi aiutavo con degli antidolorifici.
Piano piano gli intervalli si accorciarono ulteriormente e le contrazioni aumentarono d’intensità mentre percepivo chiaramente la mia vagina aperta al di là di ogni parametro di riferimento. Era un’apertura che sentivo nelle ossa: in tutte le ossa del bacino che mi sembravano essersi proprio allargate!
Erano passate da un bel pò le 4 quando chiamai di nuovo l’infermiera : ricordo bene che in tutta la notte la chiamai tre volte. Lei controllò di nuovo la dilatazione: “ Eh! Questa volta un pò di apertura c’è: ma saranno un paio di centimetri, assolutamente non di più! Brava, la signora, col suo orologio in mano! Continui così che domani è il giorno buono!”. Io sapevo che il travaglio delle primipare può essere lungo, ma finché l’intensità del dolore si manteneva su quei livelli l’avrei sopportata di buon grado. Dentro di me, intanto, ragionavo che in fondo non si sarebbe trattato che di diverse ore, non una settimana intera! Non mi sentivo dunque del tutto scoraggiata.
Respirando respirando, orologio alla mano, passarono le sei, ovvero quell’ora in cui inizia il mattino negli ospedali e viene il primo turno di infermiere a misurare la temperatura e raccogliere le informazioni sul decorso della nottata. “ Ma che brava la signora dell’orologio! Tre centimetri! Ora chiamo il medico di turno e si prosegue. Intanto lei vada avanti così, da brava!”
Quando venne il dottore , di lì a poco, constatò che la mia dilatazione era di ben 6 cm e che, come avevo chiaramente percepito era cominciata già durante al notte. Poco dopo mi misero una flebo e da quel momento i dolori cominciarono ad infittirsi, divennero puntate continue e veloci, forse di intensità anche inferiore alle punte più forti che avevo avvertito nella notte, ma senza alcun intervallo di tregua.
Verso le 8 passarono i medici in turno e rilevarono che ormai avevo 7 cm e mezzo di dilatazione…”Allora la signora partorisce ora! Via, su! Che ormai nasce! Il più è fatto!”.
Sapevo in effetti che, mancando meno di due cm alla dilatazione massima il parto avrebbe dovuto verificarsi entro un paio d’ore. Adesso, poi, che avevo tutti i medici intorno, mi sentivo anche rassicurata. Ma i medici parlavano d’altro e si avvicinavano solo per controllare la dilatazione la quale, per dire il vero, non stava molto progredendo. L’infermiera invece mi stava più vicina e mi sollecitava: “Via, su! Che ce la fa! Si dia da fare, che i medici alle 9 devono andare in sala operatoria. Se fa presto staranno tutti qui con lei! Alle 9 invece devono andare di sopra. Ma non si preoccupi, ci siamo noi, e poi viene anche il medico di turno, stia tranquilla! Ma si dia da fare! Lo sa che è arrivata proprio in fondo!?! Me l’ha detto l’infermiera della notte che ha cominciato a dilatarsi già da stanotte, ed è stata anche brava, zitta-zitta, col suo orologio! Su, via, si dia da fare!”
Io proprio non capivo come potessi “darmi da fare” ! In compenso da quando avevo la flebo le contrazioni non mi davano tregua e non mi riusciva più alternare la respirazione canina con quella normale come avevo fatto per l’intera notte . Ero frastornata, confusa e stanca. Di tanto in tanto un medico del gruppo veniva a controllare la dilatazione: “Via, su! Manca solo un cm!. Ma dato che non mi decidevo ad aprirmi per quell’ultimo famigerato cm, ad un certo punto due medici del gruppetto si avvicinarono ed uno provò a forzare con le mani le pareti del mio canale vaginale per sentire se cedevano per dilatarsi finalmente del tutto.
Il dolore fu tale che non ebbi neanche la forza di urlare. Emisi un gemito sommesso, ma forse sbiancai visibilmente, perché il medico desistette dal continuare. “ Bè”, disse, “ farà da sola! Noi a questo punto dobbiamo andare di sopra”, e uscirono tutti dalla stanza.
Mi era preso il tremito e respiravo a fatica. Ero esausta. Quel dolore sordo, fortissimo mi aveva come anestetizzato, perché mi accorsi addirittura che improvvisamente non provavo proprio più nessun dolore. Con quella fitta immane tutto era cessato e ora mi sentivo quasi di gommapiuma. Mi abbandonai. Le infermiere venivano di tanto in tanto, con le loro assurde esortazioni e i loro freddi solleciti. Una di loro, che seppi poi essere niente meno che un’ostetrica, si fermò nella stanza , si sedette al tavolino di fronte a me e, sfogliando un giornale, di tanto in tanto mi sollecitava. Io avevo posato l’orologio sul comodino e ogni tanto guardavo l’ora. Trascorse così l’intera mattinata, in un’apatia in cui mi sembrava di essere estranea a me stessa. Vedevo il cielo azzurro dalla finestra e continuavo a sentirmi senza alcuna energia. Dopo mezzogiorno tornarono i medici. Mi misero altre flebo. Vennero vicino a me anche una dottoressa che conoscevo ed il ginecologo che mi aveva un po’ seguito durante la gravidanza (mentre il corso l’avevo fatto con un’alta ginecologa ancora). Lentamente ricomparvero i dolori. Mi rianimai un po’ e di lì a poco entrai nella fase finale del travaglio che prevede l’ingresso in sala-parto. Sapevo che la fase delle spinte è veloce, come infatti fu, ma io non ero più riuscita ad avere tutta quella lucidità, quella presenza e quella serenità che avevo avuto durante tutta la notte e che certamente avrei continuato ad avere se mi avessero lasciato da me, sola con me stessa, con la mia preparazione all’evento e fiduciosa di riuscire a farvi fronte con le mie forze, autonoma, vigile e padrona di me stessa!
Valeria nacque, mi pare, verso le 13,30 o poco oltre. Pianse subito. Era una bella bimba dal colorito roseo e pesava 3 kg e 450. Ovviamente mi fecero un taglietto che implicò l’uso di un po’ di anestesia per la ricucitura e mi svegliai quasi subito, ma ulteriormente confusa e intontita. Intanto Valeria era stata portata nella nursery e la rividi un bel po’ di tempo dopo: appena un attimo in serata e un più a lungo l’indomani, ma assolutamente non in coincidenza della montata lattea. Nei confronti dell’allattamento al seno, a quel tempo, 1979, non c’era, nella maggior parte di ospedali e nell’opinione corrente, nessuna sensibilità, né alcuna consapevolezza della sua grande importanza che è andata maturando qualche tempo dopo anche in seguito alla sensibilizzazione indotta dal movimento M.A.M.I. e altri simili. Quanto a me, anche perché non si erano verificate, soprattutto in corrispondenza della montata lattea, le sollecitazioni che solo la neonata col suo riflesso di suzione avrebbe potuto indurre sui capezzoli, ebbi pochissimo latte, protrassi con molta fatica l’allattamento al seno fino circa al terzo mese dovendo applicare una “giunta” di latte artificiale, quindi lo cessai definitivamente.
Da tutta quest’esperienza ne ho tratto, che in fondo, a cose normali il parto non è tutto quello spauracchio che ha fama di essere. Alcune cose mi sembrano fondamentali: essere informata fino nei minimi particolari di tutte la varie fasi che lo caratterizzano, essere ben allenata ad un buon uso della respirazione e anche ad un certo lavoro muscolare. Mi sono convinta che il parto è un evento FISICO che il corpo affronta e ad esso reagisce con le risorse che ha in cantiere. Se la donna è dotata di una certa resistenza fisica per aver eseguito del lavoro muscolare anche nei tempi anteriori alla gravidanza oltre che durante la gravidanza stessa, avrà una maggiore possibilità di reagire bene all’evento. Al di là di ciò, rimane essenziale la libertà di esprimere le proprie reazioni-emozioni e soprattutto di lasciare che il corpo reagisca liberamente alle sollecitazioni proprie dell’evento, con i tempi che gli sono propri e che assolutamente non debbono subire alcuna forzatura. Nel caso di una donna sana (come dice Leboyer), cioè che ha avuto mestruazioni regolari, dotata di un buon bacino (e io avevo tutte queste qualità!) il parto si svolge in maniera naturale e sopportabile, pur non essendo una passeggiata; avviene poi in un lasso di tempo che non è un’eternità e che, anzi, se affrontato con consapevolezza e presenza partecipativa, passa più velocemente. Ci sono degli orologi interni al nostro organismo di donne che noi dobbiamo assolutamente valorizzare, imparare a conoscere e rispettare; essi ci propongono ritmi che riguardano l’organismo stesso, gli sono consoni e congeniali, dunque possiamo e, direi, dobbiamo seguirli. Credo che sia meglio lasciarsi condurre da questi orologi interni che hanno sicuramente un preciso e profondo significato biologico anziché volerli addomesticare e governare alterandoli completamente.
Se condotto in questi termini il parto può divenire un’esperienza forte e fondante.
La sua medicalizzazione dovrebbe riguardare solo i casi in cui si profilano difficoltà o vi sono disfunzioni. Comunque può anche andar bene che il parto si svolga in ambiente ospedaliero, ma si dovrebbero dare alla donna tutte le garanzie che vengano rispettati i suoi tempi e che il personale deputato a starle accanto le sia di vero aiuto e conforto e non veicolo di frustrazioni; mi sembra anche importante e assolutamente legittimo che la partoriente possa essere circondata dalle stesse persone che l’hanno preparata e assistita durante tutta la gravidanza. E’ altrettanto ovvio che ritengo fondamentale che possa instaurarsi fin da subito un rapporto diretto e prolungato tra madre e neonato, sia per dare ad entrambi la possibilità di un il piacevole e consolatorio contatto, sia per l’importanza che riveste nei confronti dell’allattamento al seno.

Si dice sempre che nella società moderna uno degli aspetti della crisi che caratterizza la gioventù è l’assoluta mancanza di riti di passaggio. Le ragazze, con le loro mestruazioni, hanno a disposizione un evento e una realtà che a mio avviso, possono costituire opportunamente valorizzati, una inequivocabile tappa, un punto da cui partire per prepararsi a quello che un domani, se sceglieranno di affrontarlo, può essere, nella loro vita, un evento particolarmente importante. Ma allora nei confronti delle mestruazioni occorrerebbe cambiare completamente atteggiamento! Dovremmo cominciare a dare a questo preziosissimo orologio biologico specifico del corpo femminile tutto il valore che merita, festeggiarlo insieme a donne più mature, imparare a leggerne le sfumature per coglierne ogni aspetto importante e positivo, farne una tappa, significativa anche socialmente, di ingresso in un’età più adulta. Ovviamente non in funzione dell’evento matrimonio come si usava fare fino a qualche tempo fa in certe zone del nostro meridione dove, al primo comparire del mestruo in una bambina, la famiglia organizzava una festa affinché parenti e compaesani prendessero nota dell’esistenza di una nuova candidata a nozze.




Se hai una storia da raccontare o dei consigli
scrivici a info@mondo-doula.it

Carissimi/e soci/e e visitatori/visitatrici, dal 22 aprile 2017, l'Associazione di Promozione Sociale Eco Mondo Doula si e' trasformata in Associazione Professionale Mondo Doula, ai sensi della legge 4/2013, cambiando anche la sede legale.

I necessari cambiamenti al sito ed alla documentazione sono in corso e richiederanno un po' di tempo... ci scusiamo per eventuali disagi e/o difformita'.