La legge delle madri






Per trattare questo tema, mi sono disposta ad ascoltare l´antica coscienza oracolare di Temi, sovrana, prima di Apollo, del più antico oracolo di tutta la Grecia. Temi è infatti una delle più antiche dee della giustizia, insieme a Demetra Tesmofora, “portatrice di giustizia”, “portatrice di consuetudini”, che sorveglia con la figlia Kore l´alternanza delle stagioni, l´osservanza dei vincoli matrimoniali e dei legami in genere, e alle figlie di Temi, le Ore: Dike, la patrona dei tribunali, colei che punisce i malfattori, Eunomia, dea dell´ordinamento legale, Irene, dea della pace.
Temi è “l´irremovibile”, si invoca la sua severità a protezione dei giuramenti, viene dal greco tithemi: “porre nell´esistenza”, “dare un fondamento”. Dike, invece viene dal greco deiknymi: indicare, mostrare, “che mostra con autorità di parola ciò che deve essere.”
Ed infine le Moire, le giuste arbitre del destino umano e della lunghezza della vita di ciascun essere vivente, in origine il culto della dea Moira era legato ad un´usanza comunitaria e agricola, di decidere collettivamente quale terreno doveva essere coltivato e da chi, in modo da dare a ciascuno a secondo del suo bisogno. Questo concetto di “giustizia” venne poi trasformato dai Dori, popolo di pastori e cacciatori, e venne sostituito dal dio Nomos, legge, che in origine voleva dire “pascolo” e indicava il terreno conquistato dai pastori. Pindaro (fr.169) parla di Nomos come colui “che guida rendendo giusta la cosa più violenta, con mano che tutto sovrasta”. L´ordine da consuetudine stabilita in comune, diventa imposizione, garanzia che al di là dei fenomeni molteplici che riescono inspiegabili e dolorosi, c´è una volontà onnicomprensiva che realizzi un ordinamento universale.
Così nel dormiveglia, un po´ per gioco, o forse per pazzia...bianche figure sono sfilate per offrire una veste poetica a questo tema così importante per la coscienza femminile. Così ascoltiamo:

Prima Voce:
Le madri sanciscono tutto ciò che inizia. Che cosa inizia e come ? Come ha inizio una storia ? Bisogna conoscere molte storie, per comprenderne l´incipit, per imparare a distinguerlo. L´incipit è ciò che diventa norma. Qualcosa di nuovo si affaccia, un desiderio che trova il suo luogo sulla terra, un sogno che muove le gambe verso la realtà. Proteggere, accudire e permettere ciò che inizia è da sempre il compito delle madri, la nostra aurora...

Seconda Voce:
La legge delle madri è una legge d´amore, l´amore si rende povero, scalzo e ignorante, privo di conoscenze e di giudizio. Tanto che a volte lo chiamano folle. L´amore ama e non giudica.
La legge materna è ascolto di un´emozione, dell´esperienza, della vita, delle speranze. E´ lo scarto della legge maschile, ciò che non trova posto né ascolto nelle aule dei tribunali e nelle leggi scritte.

Terza Voce:
La legge materna, si chiamano regole, la regola è ciò che ha un ciclo, comincia e finisce e ricomincia di nuovo. Chi segue sempre lo stesso comportamento non ha ciclo, dunque non ha legge. La legge materna prevede il rinnovamento, dunque l´innovazione.

Quarta Voce:
La legge materna è scivolosa, è il verso del pelo di una pelliccia. Si scivola verso non si sa cosa. Ci mette in contatto con l´ignoto. Questo ci fa paura. Allora riempiamo la nostra vita di leggi e di regole, che allontanano il semplice fluire delle cose, la coscienza della vita e della morte.

Quinta voce:
Se non si vive, si muore, questo dice la legge, è molto semplice.

Marie Von Franz, nel suo bel libro “il femminile nella fiaba” offre molti spunti di riflessioni sul concetto di legge al femminile. Partendo proprio da Temi e dai suoi significati. Secondo l´autrice Lucina, Venere e Temi sono le tre dee “rimosse” dalla cultura cristiana in favore di una figura come la Vergine Maria, tutta centrata sulla compassione, che spesso tralascia di rappresentare l´aspetto oscuro dell´antica dea madre. Un aspetto di potere che le donne oggi fanno sempre più fatica a praticare e ricordare.
Temi, come Demetra Tesmofora, come le figlie di Temi, le Ore, rappresentano la legge prima che diventasse legata a leggi statistiche, espressione del logos maschile, per giustizia s´intende oggi che ognuno subisca la stessa pena per lo stesso delitto. Una difesa contro il male, ma anche un modo unilaterale di considerare il problema. Vengono stabilite delle regole e coloro che non vi si attengono vengono puniti. Ma vi è un altro modo di considerare la cosa, il principio femminile di giustizia, può essere avvicinato al carattere vendicativo della natura. Così ad esempio chi mangia sempre di corsa senza sedersi a tavola sarà colpito da disturbi di stomaco. Ciò non ha a che vedere con una qualsiasi legislazione, è una conseguenza naturale: un comportamento sbagliato provoca infelicità e malattia. La vendetta e la punizione non dipendono solo da decisioni umane, ma anche da conseguenze naturali.
Molte sono le dee primitive che esprimono una natura analoga alle dee greche della Nemesis, Vendetta, o Temi, Giustizia, governatrice delle leggi naturali e del giusto corso delle cose. Espressione di un diverso modo di intendere la giustizia intende capire i casi nella loro singolarità più che divenire strumento di una vendetta collettiva conseguenza dell’intendere la legge come punizione.
La natura è severa, e a volte, crudelmente vendicatrice. In natura non esiste giudizio né regola, ma esprimendoci in termini mitologici, la vendetta del lato oscuro della dea.
Le donne tendono a non dare molta mportanza alle leggi e alla giustizia, ma spesso reagiscono con cattiveria a quanto loro dispiace.
La volpe femmina che morde il suo cucciolo giunto ad una certa età si comporta bene, così facendo lo rimanda a sé stesso, obbligandolo a cercare la sua libertà.
A volte le madri fanno lo stesso, con i loro bambini che si aggrappano troppo, così li spingono a camminare. La donna che si trova in accordo con le leggi del suo essere interiore può permettersi questa cattiveria senza che ciò implichi un Animus negativo.
Questo modo di operare non è riconosciuto dalla società patriarcale, se lo fa una donna è considerata immorale.
A volte seguire una “motivazione superiore” sacrificando se stesse per “il bene del bambino” è sbagliato perché in questo modo una madre tradisce se stessa e la propria legge interiore.
La natura si vendica generando malattia o nevrosi.

Fino al tredicesimo secolo la natura veniva considerata in parte buona e generosa, in parte oscura e pericolosa. Dopo, una serie di movimenti culturali hanno centrato l´attenzione solo sugli aspetti luminosi e positivi. Ma quando una dea è trascurata, la sua vendetta è ancora maggiore.

Bisognerebbe fare molta attenzione a quella che Simone de Beauvoir chiamava la “mistica della maternità”, ricordandoci che quando si vuole vedere nella maternità un atto esclusivamente naturale, non solo non dobbiamo scordarci gli aspetti culturali del comportamento umano, ma anche del lato oscuro e vendicativo della natura, che regola e impone il rispetto dei cicli naturali, della convivenza tra le persone e tra i sessi, e del rispetto verso se stessi e le proprie leggi interiori.

Oggi la legge materna si fa sentire nei tribunali soprattutto a difesa dei minori e delle donne maltrattate, dove sta a poco a poco passando la necessità di difendere coloro che sono di fatto “diseguali” di fronte alla legge con “strumenti diseguali”, e sempre maggiore attenzione viene esercitata rispetto al caso singolo e individuale, accolto con strumenti propri della psicologia più che della giurisprudenza.
Non posso che augurarmi che presto le tante donne che oggi colonizzano una professione che per tanti secoli è stata monopolio maschile, quella legale, si interessino presto ad una regolamentazione delle pratiche ostetriche, in modo sia da prevenire la violenza che oggi viene perpetrata impunemente sul corpo di tante donne ignare, sia da porre il giusto ascolto e rispetto verso quell´evento unico e singolare che è il diventare madre, per sua natura impossibile a inquadrarsi in schemi, protocolli e previsioni.
Non posso che augurarmi che Temi ritorni a passeggiare insieme alle donne incinte durante le loro gravidanze, i travagli e i puerperi, per ridare a tutte noi la giusta capacità di proteggere i confini, mostrare “con autorità di parola ciò che deve essere”, vendicarsi infine delle ormai troppo numerose trasgressioni alle leggi e ai cicli naturali che governano il corpo femminile.

Di
Emanuela Geraci



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