Floriterapia, riflessologia e molto altro: una doula al lavoro...







Donna, 30 anni, primipara, avvocato
DPP 11/01/2010
I INCONTRO
La cliente mi chiama per avere un consulto di floriterapia. La vedo per la prima volta a metà luglio 2009.
È al terzo mese di gravidanza.
Mi ha cercata perché  da 15 giorni soffre di disturbi vari tra cui nausea, dolori addominali e di schiena, insonnia, ansie immotivate.
Le chiedo di raccontarmi di lei e della sua gravidanza.
In maggio era in Australia con il marito per un viaggio di piacere. Ha iniziato a capire che c’era qualcosa di diverso in lei e in un paesino sperduto della costa occidentale ha deciso di fare il test di gravidanza. La farmacista era felice per loro e tifava per la positività, un altro mondo! Il test era positivo.
Questo bimbo è stato voluto, ma quando ha scoperto di essere incinta ha fatto fatica ad abituarsi all’idea. Le sembrava troppo presto: pensava di metterci più tempo! Il marito, più grande di lei di 11 anni, era al settimo cielo e per più giorni non capiva neanche come si chiamava. Lui che è molto indipendente e ha pochi contatti con i famigliari, da sempre, ha voluto chiamare immediatamente la madre per avvisarla della novità. Il viaggio è continuato, in tre, con un maggiore entusiasmo e con qualche preoccupazione in più legata al cibo, avendo lei fatto gli esami prima di partire e sapendo di essere toxoplasma negativa.
Al rientro in Italia, la gravidanza è apparsa in maniera più negativa. Sbalzi di umore, ansia immotivata, insonnia, paure varie. Tutto le sembrava più grigio e anche l’idea di diventare mamma ora la spaventava molto di più. Aveva il desiderio di fuggire, si sentiva soffocare dalle mille responsabilità lavorative e ora si aggiungeva il fatto che avere un bimbo non era più un sogno, ma il bimbo era già incarnato in lei. Come altre volte le è capitato, ha avuto un momento di crisi e disorientamento, pensando di aver fatto una sciocchezza ad avere un bimbo così giovane, nel pieno inizio della sua carriera.
Le ho chiesto se sapesse come fosse stata la sua nascita e se sapesse qualcosa dei nove mesi di attesa della sua mamma. Tra il fratello maggiore e lei la mamma aveva perso un bimbo intorno al quinto mese di gravidanza e quando, dopo due anni, sua mamma è rimasta di nuovo incinta i problemi sono stati molti. È stata allettata fino all’ottavo mese di gravidanza, con tre mesi di ospedalizzazione. La donna è  nata prematura all’ottavo mese. Ha rischiato di morire soffocata. Il cordone ombelicale la stava strozzando e l’hanno dovuta mettere in tenda ossigeno per tre giorni. Poi è stata messa in incubatrice per due mesi, in cui non ha avuto nessun contato con la madre che la osservava da un vetro, non più di un’ora al giorno.
Sua madre è una persona che non sa comunicare i sentimenti e le emozioni, molto fredda, sempre pronta a dare giudizi negativi e poco partecipe alle gioie e ai dolori della figlia. Una donna che non sa ascoltare, sicuramente una donna che a sua volta ha molto sofferto e fugge dai suoi sentimenti con la freddezza, la mancanza di ricordi, l’anaffettività. Una donna che, a suo modo, le ha voluto e le vuole bene, ma che non glielo dimostrerà mai.
All’interno della famiglia noto questo filo sottile di desiderio di fuga. Inoltre il sentirsi soffocare è un tema che si porta dalla nascita e che probabilmente non l’aiuterà durante il travaglio e il parto.
Le chiedo dei suoi studi e della sua professione e anche in questo non mi sembra soddisfatta, è alla ricerca della sua strada, di una luce in fondo al tunnel. Le paure sono molte e le indecisioni anche. È una persona molto intelligente e acuta, molto colta e preparata, ma, nello stesso tempo, con una bassissima autostima e sensazione che gli altri valgano più di lei. Le chiedo se i suoi fossero autoritari e le abbiano impartito un’educazione rigida e lei mi risponde affermativamente. Mi dice anche che al suo futuro bimbo lascerà la libertà di essere ciò che sente dentro e che non gli dirà mai di non essere al’altezza di fare qualcosa, ma lo inciterà con complimenti e elogi.
Sento in lei un tono di mancanza che potrebbe, secondo le teorie di bioanalogia, derivare dall’essere arrivate prima del tempo e che nei genitori è stato vissuto come “le è mancato un mese e sono in ansia”. Generalmente i prematuri con un risentito parentale di questo genere restano immersi in questa energia di mancanza e provano frustrazione per questo motivo. Potrà in futuro, invece di vederla come una mancanza, interpretarla come un essere maturo prima degli altri, al di là dei canoni stabiliti, essere sempre all’avanguardia.
Gliene parlo e lei effettivamente mi dice che si sente anarchica e spesso in controtendenza rispetto agli altri. Questo è un suo talento da sfruttare e da far fruttare.
Le preparo i fiori: aspen per le ansie immotivate, walnut per il momento di cambiamento, scleranthus per le nausee e per i cambiamenti di umore, larch per la mancanza di autostima, wild oat per la sensazione di non sapere dove andare, mimulus, red chestnut e white chestnut per l’insonnia e per il lavorio mentale, per l’ansia nei confronti del suo bimbo, per la paura di un aborto spontaneo, soprattutto quando sente dolori addominali.
05/08/2009
Rivedo la cliente per un secondo consulto.
Le nausee e l’insonnia sono terminate. La donna sembra aver metabolizzato l’idea di aspettare un bimbo ed è più serena. Mi racconta di avere dei forti sbalzi di umore. Di fondo è una persona molto lunatica e mutevole di carattere,del segno astrologico dei gemelli, però ora sente un disagio. Il tutto può essere legato a normali cambiamenti ormonali. Mi dice inoltre di sentirsi molto aggressiva con le persone. È combattiva e battagliera, ma non sopporta più nulla. Se subisce un torto vorrebbe arrivare alle mani. Mi racconta vari aneddoti, anche divertenti. Inoltre si sente di rischiare di scoppiare da un momento all’altro e percepisce i cambiamenti del suo corpo in maniera non positiva. Si sente a disagio con la pancia che cresce.
Cerco di andare fondo sul discorso del disagio del corpo e capisco che deriva dalla sua educazione. La madre la voleva sempre perfetta e una pancia che cresce non è poi così bella a vedersi, specialmente quando è ancora piccola e non è un bel pancione. Inoltre la madre si è sempre vantata di non aver mai preso peso e di aver avuto una pancia che non si vedeva, durante le sue gravidanze. Penso proprio che questi blocchi derivanti dall’educazione le provocheranno delle difficoltà durante il travaglio.
Le parlo della tecnica metamorfica. Mi sembra interessata. Le propongo anche qualche seduta di riflessologia plantare per aiutarla a trovare un benessere profondo e rimettere in circolo le sue energie.
Per quanto riguarda i fiori le prescrivo: wild oat e larch per il suo problema di base, holly e cherry plum per aggressività e il desiderio di scoppiare, crab apple per il disagio del corpo, walnut e scleranthus per adattarsi agli sbalzi umorali e ormonali
02/09/2009
Ci vediamo per una seduta di riflessologia. I suoi piedi sono molto arrossati  e freddi, sintomo di sentimenti bloccati e “congelati”. Soffre di mal di schiena e di infiammazioni al nervo sciatico. La tratto per questi problemi e cerco di scaricarle il plesso solare che è molto dolente. Ha molti problemi a respirare, è bloccata a livello diaframmatico. Preparo il pavimento pelvico per il parto.
 
30/09/2009
La rivedo per la tecnica metamorfica. Gli sfioramenti le hanno provocato inizialmente un fastidio pronunciato.  Alla fine ha avuto nausea intensa che cercava di reprimere, malgrado io la invitassi a vomitare, se fosse riuscita. Inoltre sensazione di svenimento e una forte sensazione di soffocamento. È stata presa dal panico, malgrado io tentassi di contenere le sue emozioni. Si è chiusa per paura e non è riuscita a far venir fuori le emozioni e i blocchi che aveva nel profondo. Le ho dato il rescue remedy. L’ho tranquillizzata e quando si sentiva meglio le ho detto di andare a riposarsi.
Ottobre 2009
Mi ha chiamato il giorno successivo dicendo che è stata malissimo tutta la notte e che ha avuto ancora sensazione di mancanza di fiato e vertigini. Le ho detto che era tutto normale e che stava rimuovendo  blocchi e traumi che aveva dimenticato. Le ho detto di continuare a prendere i fiori e il rescue remedy e di stare tranquilla, di accompagnare queste paure fuori dal suo corpo, di lasciar andare. Aveva probabilmente rivissuto il trauma della sua nascita. Lei mi ha confermato la mia sensazione.
L’ho sentita i giorni successivi, stava meglio ma è rimasta notevolmente traumatizzata da questa esperienza che per lei è stata molto negativa, assolutamente da non ripetere mai più nella vita.
Ho capito che non  conviene usare la tecnica metamorfica in gravidanza, a meno che non sia stata già praticata in precedenza e faccia quindi parte di un percorso evolutivo della persona. Purtroppo un’esperienza vissuta come traumatica dalla mamma potrebbe anche aver impregnato il nascituro di un trauma.
La donna ripassa per prendere dei fiori più adatti al momento. Le ho dato: aspen, mimulus, cherry plum, rock rose, walnut, star of bethlehem.
Le faccio una seduta di riflessologia perché lei possa ritrovare il benessere e il rilassamento perduti con la tecnica. Le faccio vedere la zona pelvica e quali punti massaggiare nei prossimi mesi per preparare il corpo al momento del parto.
Le chiedo quali siano le sue emozioni riguardo al parto, come si sente all’idea di vedere la sua piccola bimba. Le chiedo anche se ha considerato l’idea di partorire in casa. Lei mi ha detto che ci sta pensando perché  una sua conoscente lo ha fatto ed è felicissima. Ha deciso di incontrare l’ostetrica che si è occupata di quel parto e mi farà sapere.
Indago ancora sul rapporto con i suoi genitori e la faccio parlare del rapporto con suo marito. Mi dice che in quest’ultimo mese hanno avuto parecchie discussioni legate alla scelta di un appartamento in affitto che dovevano scegliere insieme. Il marito ha deciso per un posto che a lei dà sensazioni estremamente negative, ma non c’è stato verso di fargli cambiare idea.
Le dico di vedere se prendendo i fiori nuovi si sente ancora invasa da queste sensazioni spiacevoli.
La vedo meno serena del solito probabilmente per le discussioni con il marito e la preoccupazione per la casa. Non è bello che nel momento in cui si appresterà  a nidificare lei si trovi in un ambiente che considera non sicuro e protetto.
Le propongo una visualizzazione rilassante. Alla fine mi ha detto che ha rivisto suo papà morto un  anno  mezzo prima che l’ha accolta in un lungo interminabile abbraccio. Cogliendo la bellezza e la suggestività del momento, le ho consigliato di tenere sempre con sé il ricordo di questo abbraccio e di immergersi in questa immagine tutte le volte che avrà bisogno di supporto, aiuto, protezione. (penso ovviamente al travaglio ma non voglio rovinare questo momento associandolo a una paura).
Mi chiama a fine ottobre e mi racconta che è molto delusa dall’incontro che ha avuto con l’ostetrica che avrebbe dovuto seguire il suo parto in casa. Mi ha detto che ha avuto una pessima impressione di questa donna, molto presuntuosa e fredda. Mi ha detto che ha avuto da ridire sul lavoro del suo omeopata, sul mio lavoro di floriterapia. Essendo l’unica persona che avrebbe potuto aiutarla ha deciso per l’ospedale, a malincuore.
Ho cercato di consolarla facendole capire che tra loro doveva scattare subito una scintilla, se così non è stato, non è detto che lei non possa avere una bella esperienza in ospedale e che non incontri una brava ostetrica lì. Certo il fatto di non poter partorire a casa, limita di molto la mia azione. In ospedale, se non di straforo, sarà molto difficile che io possa seguirla. Il marito giustamente vorrà essere presente e se ci sarà lui non potrò esserci io. Lei mi chiede di avere più strumenti possibili per poter affrontare il travaglio in serenità e io cercherò senza incrinare gli equilibri ospedalieri e in modo molto diplomatico, di esserci il più possibile. Le chiedo in uno dei successivi incontri di invitare anche il marito.
Novembre 2009
Incontro il marito. Una persona molto espansiva e curiosa, molto sicura di sé e decisa, sa cosa vuole e fa di tutto per ottenerlo. Ha un’andatura fiera, con passo ardito, il busto eretto. Anche quando è seduto il suo petto è sempre proiettato in avanti e ogni tanto parlando di sé si batte lo sterno con la mano. Mi fa pensare a una persona egocentrica, che in maniera impulsiva e passionale  agisce prima e riflette dopo. Una persona sicuramente ansiosa, che ha bisogno di tenere tutto sotto controllo, con un grande bisogno di riconoscimento degli altri. Lo vedo un po’ infantile e leggermente superficiale.
Gli propongo i fiori, vedendolo molto incuriosito, e lui accetta. Non avrei detto che avrebbe accettato in maniera così entusiastica. Lo rivedrò fino alla nascita della bimba. I progressi che ha avuto sono stati inimmaginabili e a dir poco incredibili. Purtroppo devono aver lasciato stupito anche lui, che si è trovato diverso e non era ancora pronto per un cambiamento così importante. La paura ha preso il sopravvento e lui è ricaduto dopo la nascita della bimba in uno stato di  estrema intolleranza nei confronti di tutto e tutti, ferendo chi gli stava vicino, ma soprattutto tradendo  la sua Anima e il suo Io più profondo.
Il punto di scontro della coppia, al momento, è la casa dove si sono appena trasferiti. Lei non ci sta bene e ne ha un rifiuto netto. Le chiedo di indagare presso i vicini o la proprietaria chi vivesse in precedenza lì o che storia vi sia nascosta. L’idea la intriga e lo farà.
Intanto inizia a sentire la stanchezza e il peso della pancia, pur essendo in splendida forma e molto sportiva.
Mi dice che spesso ha delle paure per la salute della bimba, come starà, soffrirà durante il parto? La tranquillizzo dicendo che sono pensieri che hanno tutte le donne, che è giusto che lei si preoccupi perché le vuole bene, ma che lei ha il potere di essere in simbiosi con la sua creatura e che se si immerge nell’acqua del suo corpo e nuota con la sua piccola avrà tutte le risposte che cerca, senza dimenticare il suo papà che la accoglie nel suo abbraccio. Le dico di non dimenticarlo mai e di ricordare che, durante il travaglio quando il dolore le sembrerà insopportabile, ci sarà lui a sollevarla da terra. A entrambi i genitori piace il mare e consiglio loro di pensare fin da ora alle contrazioni come onde. Il dolore del parto ha una ragione, la sfida è di starci dentro, nuotarci. Noto che la donna tende a serrare la mandibola. Le spiego che c’è un legame di apertura bocca-collo dell’utero e che si ricordi che se terrà rilassata la bocca e la gola aperta automaticamente il collo dell’utero si dilaterà. Le dico di fare esercizi a casa, perché questo, durante il travaglio, diventi un automatismo. Lei mi racconta che da adolescente serrava talmente forte la mandibola che spesso doveva fare delle manipolazioni di osteopatia per riequilibrarla. Le consiglio di tornare dall’osteopata in questi mesi che rimangono per riassettare gli equilibri e perché possa farle delle manovre di apertura del bacino. A questo punto mi confida una sua preoccupazione. Proprio da adolescente le avevano detto che il suo bacino era troppo stretto e che avrebbe avuto delle serie difficoltà a partorire. Al di là di una vita strutturalmente più maschile, non vedo che ci possano essere problemi del genere, ma, a maggior ragione, le consiglio di chiedere a un osteopata. I ginecologi per altro non le hanno fatto alcun discorso di questo genere. Mi rendo conto che a volte delle frasi superficiali e senza alcun fondamento possono lavorare nella psiche di una persona e fare dei danni enormi specialmente in momenti critici come la gravidanza, il parto o il puerperio.
In un incontro con la coppia faccio fare loro il gioco dell’orologio. Cosa si aspettano dopo la nascita della loro bimba? Come cambierà la loro vita? Lei avendo già vissuto la nascita dei nipotini, è molto preparata e sono certa che sarà una mamma molto competente, soprattutto se metterà da parte le sue insicurezze caratteriali e si concederà di essere ciò che è e soprattutto si autorizzerà a farlo senza sentirsi inferiore agli altri. L’amore che prova per questa bimba sarà la chiave per il superamento di qualunque problema e questo si percepisce dal suo sguardo.
Il marito qualche dubbio me lo ha instillato. È troppo sicuro di sé e di non sbagliare mai che mi fa supporre che potranno esserci degli scontri tra i due quando lei sarà più debole. Spero solo che possano arrivare a compensarsi, ma sono preoccupata. Per lui tutto è facile, non vede nessun problema nel crescere una neonata, anzi non ci saranno problemi perché lui è ottimista, a differenza di sua moglie che prevede sempre il peggio in tutto. Faccio loro notare che hanno ragione entrambi e che la loro forza sarà di supportarsi nelle rispettive debolezze ( che lui non ha e non avrà mai!). La visione che lui ha della vita con una neonata è di una famiglia da pubblicità, la classica famiglia del mulino bianco. Si vede lui, lei , la bimba, il primo giorno seduti vicino al camino, abbracciati in questa atmosfera fiabesca. Fargli capire che potrebbe essere così come no, è stata un’ardua impresa. Abbiamo parlato di montata lattea, di ingorghi, di dolori e stanchezza post partum di cambiamenti ormonali e umorali, ma per lui erano e sono rimaste chiacchiere. È uscito pensando che tanto aveva ragione lui, mentre la moglie era risentita. Siamo allora arrivate alla soluzione che se mai ci fossero stati problemi li avremmo risolti sul momento.
Quando ho rivisto la donna da sola, sono tornata sull’argomento marito. Lei è decisamente preoccupata per il suo atteggiamento. Ho chiesto se è sempre stato così. Lei mi ha risposto di sì che in situazioni critiche però fuggivano uno a destra e l’altro a sinistra, cosa che non potrà più accadere con la bimba. Le ho detto di cercare di non avere delle ansie anticipatorie, avremmo poi gestito il tutto sul momento.
Ora sarebbe stato meglio focalizzarsi sulla sua fine di gravidanza e sulle emozioni del momento.
Le ho fatto il gioco dei rumori, dei profumi, proponendole varie essenze a occhi bendati e sollecitandola con colpi e rumori vari. Le è piaciuto molto. È sempre molto difficile immaginare quello che percepisce un piccolo nella pancia.
Parliamo ancora del travaglio e delle sue paure, e dell’istinto di nidificazione. Tra l’altro mi dice di aver scoperto che la sua casa è del 1700 e la porzione dove vivono era dei fattori e si sente che negli anni siano successe cose strane. Inoltre quell’appartamento era stato ristrutturato per il figlio giovane dei proprietari che non ci è mai andato a vivere perché è morto in un incidente stradale prima del trasloco. Sicuramente è un posto con delle energie negative. E propongo di purificare l’ambiente e le do alcuni consigli a riguardo, nella speranza che lei si senta più sicura dove dovrà portare la sua bimba e allontani quelle ansie e quelle energie negative.
Le preparo i rimedi per le settimane prima del parto: Crab apple  e vervain per le contrazioni e per aiutare la fuoriuscita, olive, walnut, mimulus, rock rose. Quelli per il parto: walnut, scleranthus per la sincronizzazione del respiro e per l’equilibrio contrazione-dilatazione, elm per lo straripamento, chicory per il lasciare andare, star of bethlehem per eventuali traumi.
05/01/2010
La donna mi telefona per dirmi che ha perso il tappo mucoso. Le chiedo se ha contrazioni e mi risponde negativamente. Le dico che potrebbero passare fino a 15 giorni prima di partorire dalla perdita del tappo. Però essendo ormai a termine potrebbe essere vicina. Le ho chiesto di chiamarmi non appena ha dei sintomi particolari.
07/01/2010
Sento la donna la  mattina e mi dice di sentirsi diversa. Ormai siamo a termine per cui le dico di stare tranquilla, di prendere i fiori e di occuparsi il più  possibile in faccende domestiche o ciò che le fa più piacere, cercando di non stare troppo seduta e cambiare spesso posizione, cosa che dovrà fare anche durante il travaglio, specialmente se avrà dei prodromi lunghi.
Nel pomeriggio mi dice di avere dei dolori di tipo mestruale, e ha decisamente la sensazione che sia cambiato qualcosa e che la nascita non sarà lontana.
Verso le 20:00 iniziano le contrazioni preparatorie. Intorno alle 21:30 mi richiama e mi dice che le contrazioni sono molto ravvicinate a un minuto di distanza con un dolore forte, ma ancora sopportabile. Le dico se vuole che la raggiunga, ma per il momento è tranquilla con il marito. Le suggerisco di camminare il più possibile e di non stare ferma in una posizione per troppo tempo. Le ricordo di respirare e lasciar andare, di stare nel dolore. Alle 22:10 mi chiama il marito dicendo che i dolori sono realmente insopportabili e mi chiede di raggiungerli a casa. Quando arrivo la donna è effettivamente sfigurata dal dolore, rossa in viso, le contrazioni sono a un minuto di distanza e durano circa 40 secondi. La donna è molto spaventata e parecchio confusa. Il marito è spaventato, ma molto collaborativo. Sono attenti ai tempi, a quanto dura una contrazione, a quanto durerà la prossima. Chiedo alla donna di focalizzarsi sulla contrazione e vivere quel momento in pieno, di cavalcare la famosa onda australiana e di abbracciare papà alla fine riposandosi per lo sforzo. Le suggerisco di muoversi e camminare un pochino, ma non ce la fa. Le ricordo di bere, le chiedo se vuol qualcosa da mangiare e le propongo i fiori. Prende una caramella di zucchero, beve un po’ di succo. Le ricordo che appena sente lo stimolo deve fare la pipì, e non la deve assolutamente trattenere. Il dolore si fa sempre più intenso, lei dice di non farcela più, vuole andare in ospedale. A me sembra presto per una primipara, però il dolore diventa sempre più forte e lei non trova più una posizione che le permetta di non soffrire troppo. Le ricordo di lasciare aperta la bocca, di cercare di fare le vocalizzazioni. Le dico che più forte è il dolore più la bimba apre il collo dell’utero e che lei potrà incontrarla presto.
Alle 00.30 si sente di dover andare in ospedale, noi l’assecondiamo nel desiderio, sta diventando molto impaziente e anche molto scostante, non vuole più consigli, è insofferente e sofferente. Non ha veramente senso stare a casa contro la sua volontà. Sale in auto e il dolore è talmente tanto forte che non riesce a stare seduta. Arrivati al pronto soccorso di ostetricia, appena la vedono non la visitano neanche e la mandano in sala travaglio, pensando che sia vicina al parto. Arrivata in sala travaglio una dottoressa molto scortese manda fuori il marito e me per visitarla. Ho una bruttissima sensazione e spero che vada tutto bene. Dopo 5 minuti, esce la dottoressa e ci dice che è dilatata solo di mezzo cm che sarà molto lunga. Noi chiediamo di portarla a casa e lei risponde che avendo appena perso le acque, per legge, non può più uscire dall’ospedale. Intanto è stata spostata su una barella dove rimarrà per parecchie ore, perché il reparto è sovraffollato. La raggiungiamo. Lei è terrorizzata, con lo sguardo tradito, piange ed è terribilmente depressa. Appena ci vede dice “quella s. di dottoressa mi ha fatto un male terribile senza preavviso e subito dopo mi sono alzata e ho perso le acque sui suoi piedi. Sono solo di mezzo cm, non ce la farò mai, voglio buttarmi dalla finestra” L’ho guardata negli occhi e le ho detto che aveva ragione a essere in collera con la dottoressa, aveva tradito la sua fiducia e non avrebbe dovuto farlo, ma ora lei per fortuna non c’era più.  Il dolore è terribile ma lei ce la farà. Probabilmente era più dilatata ma con la paura della visita ha avuto una regressione, ora era il momento di non lasciarsi prendere dallo sconforto ma di riniziare a pensare di voler abbracciare presto la sua bimba. Ce l’avrebbe fatta malgrado il dolore terribile. Purtroppo, in quel momento un’infermiera in malo modo ci ha detto “ o lei o il marito” così ho dovuto salutarli mettendomi d’accordo con il marito di aggiornarmi con sms. Non riuscivo a dormire al pensiero di quello che avrebbe dovuto sopportare lì dentro. Verso le 3:00 mi è arrivato un sms “ dolori fortissimi, insopportabili, dilatazione 3 cm”. Il mattino sono andata in ospedale e avendo raggiunto la zona dove era lei nella notte ho mandato un sms al marito. Lui è uscito stravolto. Mi ha detto che la notte è andata malissimo e che la dilatazione dalle 3:00 non era cambiata, se non di poco. Adesso essendo ancora sotto i 4 cm le stavano facendo l’epidurale.  Entro al posto del marito che è andato a prendersi un caffè, lei era sul lettino da parto con le gambe sulle staffe in una posizione semi supina monitorata, ma tranquilla, perché sotto epidurale. Mi ha detto che era stato terribile ma ora stava meglio sotto anestetici. Sono stata con lei facendole compagnia mentre stava riprendendo le forze e si stava quasi assopendo. Dopo una mezz’oretta è rientrato il marito. Gli ho chiesto se voleva andarsi a riposare che lo avrei chiamato quando la situazione fosse cambiata ma lui giustamente non se la sentiva di lasciarla sola. In quel momento siamo stati trattati di nuovo malissimo da un’altra infermiera che mi ha sbattutta fuori in un modo violentissimo. Avrei voluto reagire, ma, per il bene della donna, mi sono anche scusata e me ne sono andata. Alle 11.30 il marito mi ha scritto che stava andando in sala parto. La bimba è nata alle 15:15. Dopo che, dal racconto della mamma, lei non riusciva a spingere per via dell’epidurale. Verso le 13:30 erano in 6 in sala parto a ordinarle di spingere. La bimba aveva il cordone attorno al collo. Lei ha fatto gli ultimi tentativi, dopo di che le hanno fatto l’episiotomia e una prima manovra di Kristeller senza alcun risultato. Allora le hanno fatto una seconda manovra dicendole che se la bimba non fosse nata l’avrebbero mandata in sala operatoria. Con un’ ultima spinta la bimba è uscita. Dopo averle messo la bimba sulla pancia gliel’hanno portata via e lei non l’ha più rivista fino a sera. Io sono andata in ospedale durante l’orario di visita. Ho parlato con la donna, mi sono poi informata del motivo per cui la mamma non potesse avere la  sua bimba, ma mi hanno risposto che erano ordini della pediatria e l’avrebbe avuta dopo l’orario di visita. Essendo la donna ancora in una sala vicino alla sala parto dove ormai non passava più nessuno,  ho detto al marito di andare a prendersi la sua bimba e dopo alcuni minuti è arrivato trionfante con il piccolo dolce trofeo. Li ho lasciati soli a coccolarsi la loro piccola fino a quando il marito dopo una mezz’oretta mi ha detto che lui sarebbe andato a casa perché era distrutto. Sarei rimasta io tutto il tempo che la moglie avesse voluto. D’accordo con la mamma, abbiamo spogliato la piccola e la mamma se l’è tenuta sullo sterno in attesa che la piccolina poppasse. Nel frattempo le abbiamo dato i fiori e il rescue remedy e anche la mamma li ha presi insieme all’arnica e gli altri rimedi omeopatici post partum. Io avevo la penna di cromoterapia e ho fatto alla bimba il percorso di terapia prenatale del Dott. Pagnamenta sui piedini. Ho anche massaggiato i piedi della mamma e mi sono soffermata sul punto utero e vagina che erano lividi. Li ho trattati con un blu antinfiammatorio, con il rescue remedy e riequilibrati con l’oro. Verso le 22:30, quando finalmente le è stato concesso un letto, ho lasciato la mamma e la suo cucciola, nel loro caldo abbraccio. Ho mandato un sms al marito, dicendo che sarei passata il giorno successivo.  
9/01/2010
Il mattino all’orario di visita incontro il padre nel parcheggio che stava rientrando in ospedale con due rose. Fiero mi ha detto “ho preso i fiori per le mie due donne”. Mi ha fatto molta tenerezza, ma dall’altra, dentro di me, ho iniziato a ridere pensando che si iniziava a girare il film del mulino bianco! Arriviamo insieme in camera, li lascio nella loro intimità e poi entro. La mamma è stanca, ha dolori terribili al torace, ho il dubbio che con la manovra di Kristeller le abbiano incrinato una costa, lei anche. La tratto sul piede per cercare di eliminarle il dolore. È però raggiante con la sua piccola. Rifaccio un passaggio di cromoterapia ad entrambe e li lascio, essendo d’accordo che sarei passata il giorno successivo, a meno che non avessero avuto bisogno prima. Le ho portato dei fiori più adatti: crab apple per eliminare gli effetti di anestetici e per aiutarla a depurarsi, star of bethlehem per il trauma subito, red chestnut per il taglio del cordone energetico, olive per l’esaurimento fisico e mentale, elm per prevenire depressione post partum, walnut. In seguito le darò hornbeam al posto di olive per la “convalescenza “ e per aiutarla a ricominciare.
10/01/2010
Mi chiama la donna chiedendomi cosa poteva fare perché aveva una terribile cistite e non voleva avvisare i medici perché non voleva prendere gli antibiotici. Sono passata e ho provato a farle la cromoterapia e le ho dato i fiori, e le ho portato i rimedi omeopatici che telefonicamente le erano stati consigliati dal suo omeopata. Non l’ho illusa sulla riuscita perché il motivo della sua cistite era che era stata 15 ore senza urinare e senza che nessuno se ne fosse preoccupato. Speriamo di riuscire a disinfiammarla. La bimba mi è sembrata molto itterica e ho chiesto alla mamma se i pediatri le avessero detto qualcosa a riguardo, ma non sapeva nulla.
11/01/2010
Il mattino verso le 10:00 la donna mi chiama in lacrime e mi dice che è andata nella nursery e il lettino era vuoto. Ha chiesto, ma nessuno sapeva nulla. Si sentiva morire, non lo aveva ancora detto al marito, non sapeva cosa fare. Era disperata, piangeva e piangeva. Mentre cercavo di calmarla mi è venuto in mente l’ittero del giorno prima e le ho detto di chiedere dove erano le culle per gli UV. Così ha fatto e mi ha richiamata dopo 5 minuti dicendo che l’aveva trovata e ma era spaventatissima perché aveva le garze sugli occhi e sembrava stesse male. L’ho tranquillizzata, le ho spiegato tutto. Era talmente traumatizzata che non riusciva più a ragionare. La bimba è stata l’intera giornata in culla per gli UV e siccome lei ha iniziato ad avere la montata lattea e la piccola non ha ciucciato da subito e lei si è ingorgata,  le hanno dato il latte artificiale in biberon. 
12/01/2010
Al telefono la donna mi dice che rimarranno un altro giorno in ospedale perché la piccola deve fare ancora gli UV. Lei era contenta perché così si riposava un po’ di più e si sentiva coccolata dalle puericultrici che le davano parecchi consigli per l’allattamento. Dall’altra preoccupata perché la piccola era costretta lontana da lei per altre 24 ore.
13/01/2010
Al rientro a casa la coppia è in crisi terribile.
La donna mi chiama in lacrime il pomeriggio, avremmo dovuto vederci il giorno successivo. Lei è in crisi. Ha un ingorgo mammario dolentissimo. Quando arrivo a casa loro, i genitori stavano litigando, il marito urlava, lei piangeva disperata, la madre di lei era spettatrice giudicante di tutto questo, la piccola piangeva in braccio alla nonna. Il livello di stress era altissimo. Quando sono entrata, il marito è uscito sbattendo la porta. Ho lasciato la piccola con la nonna e mi sono occupata della donna che si vergognava di piangere e cercava di smettere, scusandosi in tutte le maniere. La madre di lei cercava di giustificare la situazione per formalismo. Ho ricordato alle due donne che la prolattina, che fa produrre e fluire il latte e che con la montata lattea aumenta incredibilmente, porta le “lacrime del latte” e queste lacrime aiutano a scaricare le emozioni congestionate. La invito dunque a piangere e piangere ancora, non c’è nulla di male, anzi ne ha bisogno. In tutti questi mesi l’ho sempre vista trattenere le emozioni, ora è giusto che grazie alla prolattina fluiscano in latte e lacrime.
Andiamo in bagno per occuparci del suo enorme ingorgo. Le mammelle sono enormi, calde, infiammate, dolenti. La madre mi chiede se non potrebbe avere una mastite. Lei non è mai riuscita ad allattare per quello. Le dico che non è  il caso di sua figlia. È tutto normale. Consiglio delle spugnature calde. Visto che se la sente le faccio fare una doccia calda e le dico sotto il getto di strizzare il seno dal petto al capezzolo in modo da far fuoriuscire il latte. Poi prepariamo degli asciugamani caldi, da seduta con le compresse sulle zone maggiormente ingorgate continuiamo a strizzare, insegno le manovre anche alla madre, perché è più facile che la donna se lo faccia fare da altri perché è molto doloroso. Mi spiace che il marito sia fuori perché avrebbe potuto capire il motivo dei pianti della moglie invece di sentirsi deluso perché l’atmosfera era tesa. Dopo varie strizzature abbiamo provato ad attaccare la piccola che con il seno meno ingorgato ha iniziato a ciucciare.
Cerco di capire cosa sia successo al marito e lei mi ha detto che si è sentito escluso quando ha saputo che lei aveva chiamato prima me di lui per la faccenda degli UV. Inoltre lui vuole dare altro latte artificiale alla bimba mentre lei non vuole.
14/01/2010
Ritorno a trovare la coppia  per vedere se riesco a incontrare anche il marito. Fortunatamente lo trovo. Lo prendo da parte e gli spiego cosa abbiamo fatto il giorno precedente e che se dovesse succedere di nuovo di aiutare la moglie.  Gli spiego che sua moglie è immersa nei cambiamenti del suo corpo, nei cambiamenti ormonali, nella fatica, nella cura della piccola e fa fatica a essere presente anche per gli altri. Lui mi dice che sa tutto e che però si sente messo da parte, la moglie non vuole essere aiutata da lui, vuole fare di testa sua e crede solo lei di capire le esigenze della figlia. Anche lui ha il diritto di occuparsi della piccola.  Si sente ovviamente escluso, e nel suo narcisismo e desiderio di protagonismo non può diventare donna. È geloso e invidioso, molto infantile nella sua esplosione di rabbia. Gli ricordo che ha fatto un lavoro unico e speciale durante il travaglio e il parto, la moglie gli sarà sempre grata perché senza di lui non ce l’avrebbe fatta. Ora deve continuare, non può abbandonarla anche se lei apparentemente non lo vuole vicino. È chiaro che quest’uomo è fortemente provato da tutto il vissuto dei giorni precedenti. È riuscito a gestire bene il supporto alla donna durante la sofferenza, ma per quanto potesse immaginare un travaglio e un parto, non si era sicuramente immaginato ciò che ha dovuto vivere. Lo mando a comperare rimedi e retine ombelicali in farmacia, così si sente utile e nel frattempo spiego alla donna che anche lui ha molte emozioni represse da gestire, da mettere in ordine, da far fuoriuscire. Bisogna prenderlo dal verso giusto e dargli ciò che chiede. La donna è molto irritata, poco comprensiva, estremamente in collera e sulla difensiva. Mi dice che lui non capisce, che è un egoista, che esiste solo lui, che vuole sapere tutto lui, che sbaglia in continuazione e che non ha neanche capito che ieri era il secondo anniversario della morte di suo papà e che lei soffriva anche per quel motivo. Per lui tutto è facile, perché non ha ancora provato nulla di difficile nella sua vita. La prego di non dare per scontato ciò che ha fatto durante il travaglio, perché è stato effettivamente molto collaborativo. Ci vuole tempo per riassestarsi ed è necessario che se lo regalino.
Nei mesi successivi al parto ci vediamo regolarmente. La donna è molto provata dalla stanchezza, dalle emozioni ancora bloccate, dall’insicurezza, dalle paure. Lei è molto possessiva nei confronti della figlia e difficilmente delega. Il marito continua ad essere intransigente nella sua presunzione. È fisicamente molto provato. La bimba in questi tre mesi non dorme mai. Loro stanno vivendo due vite su binari diversi che dal parto non si sono più incontrati. Non si ascoltano nei reciproci bisogni e il fatto di non dormire mai non sta aiutando questa situazione. I litigi sono molto frequenti. Si stanno ferendo in vari modi, hanno entrambi bisogno di ritrovarsi ma al momento parlano lingue differenti.
La piccola al di là  dei traumi subiti durante la nascita, risente dei continui litigi dei genitori, del forte stato di ansia e stress e comunica con i pianti incessanti e con le coliche il suo forte disagio.
Tratto la piccola con la cromoterapia, con la tecnica metamorfica e con i fiori  per  aiutarla a  sbloccare i traumi di nascita. Vedo una grande impazienza della madre nel risolvere il problema sonno. Dopo ogni seduta si aspetta il miracolo ma ci vuole tempo, senza pensare che fondamentalmente ci vuole serenità intorno a questa piccola.
Propongo una serata tutta per loro. La madre ha bisogno di staccare la spina perché non delega assolutamente nulla. Vuole avere il controllo diretto su tutto quello che concerne la figlia. Il marito ha bisogno di sentirsi di nuovo al centro dell’attenzione. Fondamentalmente sono due Anime sole che stanno facendo un percorso faticosissimo vicine ma in realtà molto lontane. La donna fa fatica ad accettare questa proposta, dice di essere stanca e che non le importi uscire con lui. Alla fine riesco a convincerla. È molto orgogliosa, non chiede mai aiuto e non lo desidera neanche quando le viene proposto o quasi imposto. È anche per questo che si scontra con il marito che vuole dare anche solo per sentirsi importante. Le spiego che chiedere aiuto è una forma di umiltà e che non vuol dire non essere perfetti. Questo atteggiamento deriva dall’educazione rigida che ha subito durante l’infanzia, dal non poter chiedere mai nulla, dal non autorizzarsi ad avere bisogno di qualcosa, perché tanto nessuno ascoltava i suoi bisogni e i sogni e i desideri non erano mai interpretati da nessuno. Si è costruita un  muro di orgoglio e non chiede mai per non essere delusa da un no, per non rivivere ogni volta il non sentirsi capita, ascoltata, amata.
Sono sicura che prima o poi si ritroveranno. Hanno bisogno di tempo e spazio. Anche la piccola troverà la sua dimensione e i suoi ritmi e permetterà ai genitori maggiormente riposati di vedere le cose sotto una luce diversa.

Federica Maria Vivoli, doula
  


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