Il primo giorno







Quando mi arriva la notizia mi emoziono sempre, è una grande gioia.
  • E´ nato, e´ andata tutto bene, la voce della mamma è ancora lontana, a tratti sofferente.
  • Volevo darti la notizia, perché hai lavorato bene ! Altra emozione, ogni tanto una soddisfazione ! Aspetto, c´è qualcos´altro...
    La voce le si incrina, - ora si è attaccato, c´è Stefano (il fratello maggiore che non ha ancora tre anni), che è sempre in movimento, le ostetriche hanno messo un po´ in ordine, ma è tutto un caos, i panni...!
  • Va bene, domani mattina vengo a trovarti. Preferisci la mattina o il pomeriggio ?
  • Magari la mattina, non so, il pomeriggio arrivano i suoceri, dovrebbero venire anche le ostetriche, non so quando, hanno altre visite...
  • Va bene, allora a domani !
    Prendo la macchina l´indomani, è il mese delle rose. Sono tutte fiorite, svettano sgargianti dritte sui loro steli. Ce l´ha fatta ! Penso, ha avuto il parto che voleva, e questo è un momento delicato. Penso alla mamma che ha appena partorito, per come l´ho conosciuta in questi mesi, i panni ! L´ordine e il caos, l´ansia e la grande determinazione, a concedersi il tempo di crescere e di cambiare.
    Arrivo, il salotto è in ordine, c´è solo un grande sacco della spazzatura nero con i panni del parto da lavare, passo in cucina, sul tavolo tutto il necessario per la colazione, il lavello pieno di piatti da lavare, in mezzo alla cucina la piscina gonfiabile piena d´acqua pronta per il parto. Il padre mi saluta ma è al telefono, Stefano corre da una stanza all´altra, e infine arrivo nella stanza da letto della puerpera. Ha il busto nudo, seduta sul letto, con il neonato in braccio, la saluto con un bacio. Il bambino è proprio bello, sdraiato tra le braccia di sua madre, è sereno. Il fratello maggiore invece ha un´eccitazione infuocata, che ondeggia tra il massimo stupore e la disperazione, guarda il bambino appena nato, poi corre, si arrampica sulle sedie, mi porta in camera sua, in cucina tira fuori l´aspirapolvere...il padre ha smesso di parlare al telefono e si è seduto al computer, dice a Stefano, era lo zio...! Come se volesse giustificarsi, sembra confuso, non sa che fare e cerca di controllare il caos dedicandosi alle attività abituali.
    Torno in camera con la mamma, comincia a raccontarmi del parto, affiorano i particolari, la piscina non è servita, non ha fatto in tempo e le dispiace, ma almeno questa volta il marito è riuscito a prepararla in tempo.
    Ha vocalizzato, gli esercizi di vocalizzazione le sono serviti, ma ad un certo punto, tutto era troppo intenso, ogni tanto fa qualche smorfia, i morsi uterini si fanno sentire ! Sento una punta di insoddisfazione. Il racconto procede a pezzi, spesso ci interrompe Stefano che reclama attenzione, o il neonato che puppa.
    Le consiglio per i morsi di mettersi la mano di taglio sotto l´utero e dondolarsi avanti e indietro con il busto, le chiedo se le va bene una tisana allo zenzero. Lei mi risponde di si. Mi racconta che la sera prima il neonato (non hanno ancora scelto il nome, c´è tempo) ha pianto disperatamente per un bel po´, non riusciva ad attaccarsi bene. Le ostetriche hanno suggerito di variare spesso le posizioni, ad un certo punto si è attaccato bene e si è calmato.
    Stefano mi porta in cucina, si arrampica su una sedia, e accende il lettore cd, mi fa sentire vari cd, cambiandoli uno dopo l´altro, non trova pace. Noto la sua abilità, il padre cerca di farlo vestire, sono entrambi ancora in pigiama.
    Stefano tira fuori una pista con le macchinine, ma non si sofferma su niente. Avrebbe bisogno di uscire, di distrarsi, di avere l´attenzione del padre tutta per sé. Il padre non sa cosa fare di fronte agli urli di Stefano. Sento la voce della mamma, che ritrova la sua autorità:
    - Vestilo e basta ! Così il padre riesce a vestirlo. Nel frattempo preparo una tisana allo zenzero per la mamma e gliela porto.
    Riprendiamo il racconto del parto, ma ci interrompiamo spesso. Il bambino comincia a trascinare valigie da un lato all´altro della casa, fa rumore ma non sembra divertirsi. Preparo la colazione alla mamma che fino a quel momento non ha mangiato niente, le porto un vassoio con dei biscotti e un piatto di frutta, come mi ha chiesto, beve ancora un po´ di tisana, e mangia la frutta a pezzetti. Il bambino si ferma accanto a lei e mangiano insieme qualche biscotto.
    Il padre si fa la doccia ed io comincio a mettere un po´ d´ordine in cucina.
    Sparecchio il tavolo della colazione, metto a posto, passo un panno bagnato sul tavolo, non conosco la collocazione degli oggetti, ma cerco di arrangiarmi, butto nella spazzatura gli avanzi, faccio i piatti. Mi da piacere fare quei semplici gesti, un intimo servizio, intuisco che per la neo-mamma è un pezzo importante del puzzle.
    Torno in camera, Stefano si è stancato di mangiare seduto, la mamma ha finito tutto, i morsi cominciano a darle un po´ di tregua. Stefano fa un po´ di briciole, vado in cucina a prendere una paletta e pulisco, poi chiedo a Stefano se vuole uscire in giardino, lui mi segue. I vicini lo salutano con calore, c´è un misto di pudore e curiosità nelle loro facce. In giardino punta dritto verso la porta della lavanderia, capisco che le chiavi sono quelle attaccate alla porta di casa, provo tutte le chiavi e infine riesco ad aprire la porta. Stefano prende il suo triciclo e va avanti e indietro nel cortile. Il padre lo raggiunge, i vicini ora non trattengono più la curiosità. - Si è un maschio, è andato tutto benissimo, annuncia il padre, finalmente sollevato. Va a prendere il sacco dei panni del parto e avvia una lavatrice, - Questo lo so fare ! Mi dice, sembra essere intimorito dal mio giudizio, forse avrebbe voluto essere più d´aiuto, ma è naturale che anche lui si senta disorientato e abbia bisogno di stare un attimo per conto suo ! Gli rispondo con un sorriso.
    I due sono pronti per uscire, andranno ai giardinetti e poi in farmacia a prendere un pacco di assorbenti.
    Rientro in casa, la mamma riprende a raccontarmi del parto. - Le ostetriche sono state brave, non mi sono ritrovata questa volta piena di lividi, le ostetriche mi aiutavano mettendo cuscini dovunque mi appoggiassi, l´ostetrica mi ha misurato la pressione, e ha detto che era la mia ! (nel parto precedente, con altre ostetriche decisero di trasferirsi in ospedale per la pressione alta). Mi racconta anche che il bambino ha già fatto due pannolini pieni di meconio, decide di alzarsi per cambiare il bambino, lo porta sul fasciatoio, - Puoi finire di pulirlo tu ? Mi chiede, io vado in bagno. Io intingo un batuffolo nell´olio di calendula e pulisco il meconio attaccato al sederino, parliamo del cordone, va bene pulirlo anche solo con l´acqua. Lei va in bagno, finisco di pulirlo, il meconio è attaccaticcio e la pelle delicata si arrossa facilmente, il piccolo piange, lo circondo con le braccia, tenendogli la testa racchiuse tra le mani, si calma. Torna la mamma e vede che il bimbo si è calmato, - Gli hai fatto un massaggio ! Esclama, forse ricordando quando lo avevo fatto a lei...
    Finisce di vestire il bimbo, vado anch´io in bagno e prendo una spazzola, con cui le spazzolo i capelli, lei decide di farsi la doccia e di affidarmi il piccolo.
  • Sta buonissimo tra le mie braccia per quasi mezz´ora mentre la mamma si prende un po´ di tempo per sé, per prendersi cura anche di se stessa, ritrovarsi almeno un attimo in solitudine, rinfrancarsi un po´.
  • Il bimbo si volta a cercare il capezzolo, non trovandolo comincia a piagnucolare, mi sa che ha proprio fame ! Dopo due minuti piange a gola spiegata. La mamma accorre, e appena lo prende in braccio si calma subito, glielo faccio notare con un tono di elogio.
    I due si rimettono a letto, il piccolo succhia con vigore.
    E´ quasi l´ora di pranzo, le chiedo se devo prepararle qualcosa, mi chiede di tirare fuori dal congelatore un pacchetto, il marito saprà fare il resto.
    Mi racconta che la sera prima i vicini le hanno preparato la cena ! Sono stati veramente gentili.
    Mi preparo a salutarla a malincuore, è stato un momento di grazia, sono istanti così preziosi e densi di un´energia magica e indefinibile.
    - Grazie, sei stata un angelo ! Mi dice.
    Ed io mi sento proprio così, e la ringrazio nel mio cuore per avermi invitata a questa danza delicata in un dare e ricevere dove materia e spirito si incontrano.






Di Emanuela Geraci

( l´assenza o la modificazione dei nomi sottolinea la soggettività del racconto ed un punto di vista necessariamente parziale ed emotivamente coinvolto).



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