Conciliando, gerundio semplice






Per milioni di donne e uomini, la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro è un work in progress quanto mai attuale. Conciliare è un gerundio perché è in atto nel suo divenire, sta accadendo ora. Conciliare è un lavoro, intanto recente, è solo negli ultimi trent’anni che il lavoro femminile di massa si è affacciato alle soglie della storia, e questo vuol dire che non abbiamo mappe, non abbiamo orientamento, e modelli quanto mai diversificati. Stiamo inventando il percorso per le generazioni che seguiranno. Donne e uomini oggi sono gli avventurieri e le avventuriere della conciliazione del domani, pionieri e pioniere che con grande fatica ed enormi costi psicologici stanno cominciando ad abitare un territorio fino ad oggi sconosciuto.
Conciliare è un lavoro, proprio per questo motivo, perché non si può dare per scontato, esige un atto di consapevolezza, di scelta, motivazione e determinazione.
E’ un lavoro perché ci mette di fronte a quesiti incredibilmente complessi, ci mette di fronte ad una scelta e scegliere non è mai facile.
Conciliare ci mette di fronte al più antico dei dilemmi: chi sono io in questo momento e chi voglio essere ? Chi sento di essere e chi penso di essere ? Chi il mio corpo dice che sono ? Una madre, un padre ? Una lavoratrice, un lavoratore ? Cosa vuol dire essere madri o padri, che rappresentazioni ho della mia maternità o paternità ? E quali sono le rappresentazioni che ho ereditato, che mi piacciono o che non mi piacciono ? Ho degli esempi in famiglia di conciliazione ? E che rapporto ho io con questi esempi ? Dunque conciliare, per prima cosa ci mette di fronte al problema dell’identità, come accostare identità che per migliaia di anni sono state vissute come lontane, inconciliabili, o semplicemente differenti. E anche quando sono state vissute entrambe, quando abbiamo dei modelli di conciliazione che eredità abbiamo ricevuto, che eredità trasmetteremo ai nostri figli e alle nostre figlie ?
Dai dati istat dell’indagine campionaria 2002 sulle nascite in Italia emerge un dato centrale : sanno conciliare di più le donne che trovano maggiore soddisfazione nel loro lavoro. Ovvero per "saper conciliare" maternità e lavoro è centrale la motivazione. Secondo dato che emerge dal Report 2005 “Adulti a Pisa” dell’Osservatorio delle Politiche sociali della Provincia di Pisa è che sanno conciliare di più (e con più soddisfazione) le donne con più figli. Sembra un paradosso, ma cosa rende queste donne più “capaci” nella conciliazione delle altre?
Sicuramente l’antico detto “o bere o affogare” ha un senso, ma è evidente altresì che queste donne sviluppano delle competenze che le rende più capaci. Inevitabilmente selezionano delle priorità, l’identità materna è più consolidata (reperita iuvat !), riconoscono un valore alla maternità e alle proprie competenze materne, ed infine ed è la cosa più importante sono soddisfatte.
Siamo soddisfatte quando non c’è un divario tra dove siamo e dove vogliamo essere, siamo soddisfatte quando la nostra vita ci va bene così com’è. Siamo soddisfatte quando riconosciamo un valore a chi siamo e cosa facciamo.
Per questo motivo valorizzare le competenze materne è indispensabile per le lavoratrici madri.
Vivere le proprie identità a “compartimenti stagni” porta solo ad un impoverimento generale, un sentirsi “divise” che disperde energie e ci annienta.
Se il nostro “essere madri o padri” non riesce a entrare in comunicazione con il nostro “essere lavoratori o lavoratrici”, non riesce a creare contaminazioni, fantasiose e feconde, siamo condannati ad un’identità scissa, debole, priva di creatività.
Le contaminazioni invece portano ricchezza, fecondità, incanalano le energie creative in cambiamenti che possono portare più innovazione, efficienza e produttività.
Le aziende italiane e la società nel suo complesso ha sempre penalizzato fortemente la maternità. Quasi il 22% delle donne non torna al lavoro dopo la prima gravidanza, la percentuale aumenta con il numero dei figli, il 6% viene addirittura licenziato dopo una maternità(dati istat).
Lo strumento principe della conciliazione oggi in Italia è il part time che però viene vissuto dalle donne e dai datori di lavoro come un ripiego, e da parte delle donne con progressiva disaffezione al lavoro.
Ecco perchè motivazione, identità e valorizzazione delle competenze genitoriali possono essere strumenti validi per contrastare lo status quo e attuare il superamento delle discriminazioni di genere.
Chi è maggiormente soddisfatta del lavoro e ha necessità di conciliare è anche maggiormente produttiva (perchè ci tiene a fare il proprio lavoro nelle ore stabilite), anche con una conseguente riduzione dei costi del personale (numero inferiore di ore di straordinario). La conciliazione porta con sè efficienza.
Recentemente si sta assistendo ad un’inversione di tendenza in Europa sono sempre più numerose le aziende “familyfriendly” che cercano nei parco-giochi i loro nuovi impiegati, promettendo assunzioni a neo genitori. Hanno campito infatti che la genitorialità rappresenta un valore aggiunto per le aziende e che un genitore può essere più affidabile, responsabile e più capace nel problem solving di un non genitore. Si tratta di ottime iniziative, ma il vero cambiamento, come sempre parte da noi stesse, quanto valore diamo al nostro essere genitori ?
 
Di Emanuela Geraci
Counselor doula
 
 
 




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