Nascere in Etiopia, gli Hadya







Un mese prima del parto, la donna si trasferisce a casa dei suoi genitori, se è il primo figlio. Rimane invece a casa del marito per il secondo e i successivi.
Alle prime avvisaglie del parto, si chiamano le donne vicine alla partoriente, familiari o amiche, e dopo la levatrice tradizionale.
La levatrice massaggia la pancia della partoriente durante le contrazioni con del burro di karité. Mentre le parenti e amiche sostengono la donna e pregano per accelerare il parto.
Quando il bambino è nato viene accolto da degli ululati rituali. 4 se è maschio, 3 se è femmina.
Non si permette alle donne incinte di assistere a dei parti, perché non si spaventino in anticipo. Tre, quattro giorni dopo il parto c’è una cerimonia molto importante di purificazione chiamata wabata, dove si lavano madre e bambino.
Si mette al neonato una collana di enset e un braccialetto, mentre la placenta, simbolo della procreazione viene conservata con dei semi di enset e seppellita in un angolo della caverna.
La madre e il bambino vivono “reclusi” e separati per 20-30 giorni. Quando la neo-madre torna alla casa del marito con il nuovo nato, il marito organizza una grande festa e sgozza un bue per festeggiare invitando amici e parenti.
Fonte: Museo etnografico etiope in Addis Abeba


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