La mia doula: speciale…come la neve a Natale!






Giovanni è nato il 18 dicembre del 2010 con taglio cesareo, a causa di un’improvvisa diminuzione di liquido amniotico, dopo 18 ore di travaglio indotto, senza avere nemmeno uno straccio di contrazione. Stavo mangiando un pezzino di mela, quando il mio ginecologo è entrato in camera per spiegare a me e a mio marito cosa sarebbe successo nelle ore successive. Avevamo immaginato il momento del travaglio e del parto quasi ogni giorno nelle ultime settimane, ci “sentivamo pronti” ad affrontare il grande momento.
Emotivamente carica da tutti i discorsi fatti e sentiti con amiche al corso pre parto, al corso di yoga in gravidanza, a ginnastica in acqua per gestanti ecc… ero convinta che tutto fosse già stato scritto per noi.
Invece, come spesso accade, il destino ha deciso diversamente e il mio piccolo amore è arrivato tra le mie braccia dopo nemmeno mezz’ora di intervento.
Cosa c’entra il modo in cui Giovanni è nato con la figura della doula? Perché questa premessa? E’ presto spiegato: nell’istante in cui ho preso in braccio mio figlio mi sono sentita per la prima volta una mamma, felice, anzi strafelice, ma dopo pochi minuti, un forte senso di inadeguatezza e di paura si è impossessato di me e ci sono volute settimane prima che riuscissi e “sconfiggerlo” e se questo è stato possibile, in parte lo devo alla mia doula Federica.
Quello che la mia mente non riusciva ad accettare era il fatto di non aver potuto partorire naturalmente e di essermi sentita inadeguata già pochi istanti dopo che Giovanni era nato.
Per carattere sono sempre stata una persona forte, coraggiosa, punto di riferimento per amici e famigliari, eppure in poche ore, la persona che ero stata fino a quel momento se ne era andata e al suo posto c’era una donna timorosa, che non riusciva a trattenere le lacrime, che voleva stare solo con suo marito e il suo bambino e non vedere ne sentire nessun altra persona. Leggendo un qualunque libro della collana “essere mamma”, direi che avevo tutti i sintomi della baby blues che fino a quel momento per me poteva essere il titolo di una canzone….
Quando ho conosciuto Federica, Giovanni aveva ormai due mesi, io mi ero ripresa ma alcuni “demoni”, così io li chiamo, erano ancora nella mia mente, pronti ad uscir fuori alla prima occasione.
Grazie a Federica, al suo cerchio delle mamme, ho imparato a tirar fuori il bello e il brutto di essere mamma. Perché essere mamma è si il mestiere più bello del mondo ma anche il più faticoso e non è soltanto un modo di dire. Mi sentivo dentro ad un vortice: tra poppate, lavatrici, gestione della casa, nonostante avessi mia madre e mio marito che quotidianamente mi aiutavano, non riuscivo a trovare spazi per me.
Fare una doccia o un bagno caldo era diventato un sogno che riuscivo a realizzare di rado perché dedicare qualche minuto a me stessa mi faceva sentire in colpa. Mi sentivo una pessima mamma, quando di pessimo non avevo nulla anzi!
E allora che bello ritrovarsi tra mamme con la nostra doula. Sedute per terra in cerchio, stavamo li a chiacchierare di quello che c’era successo, a chiedere consigli su tutto. Tra “tette al vento”, biberon di ultima generazione che si scaldano da soli, pannolini bio, trovavamo risposte a tutti i nostri dubbi.
Perché Federica per me è stata ed è tuttora una guida. Non mi ha mai giudicato, non mi ha mai criticato, ha sempre ascoltato e suggerito, in base alla sua formazione, cosa potesse essere più giusto per me e Giovanni.
Abbiamo riso, pianto e urlato insieme!
Da quel fatidico dì non l’ho più lasciata! Mi ha seguito nello svezzamento, mi ha aiutato a preparare le valigie per la nostra prima vacanza al mare in Sardegna. Abbiamo pianificato orari di partenza, scorte per pappe e pause durante il viaggio. Quando sono partita mi sembrava di averla accanto.
Ha condiviso tutti i progressi di mio figlio, le sue febbri, le notti insonni, il naso chiuso avendo per ogni situazione un piccolo rimedio da dare.
Quanti messaggi mandati di primo mattino, della serie “ha passato tutta la notte attaccato alla tetta! Ma è normale? Io sono stanca”.  E poi quando arrivava la sua risposta sempre rassicurante, la giornata tornava a sorridermi e le occhiaie sparivano pronte a tornare l’indomani mattina.

Perché la duola è tua complice, è un po’ mamma, un po’ amica, un po’ sorella. E’ speciale come la neve a Natale, e tutte le mamme dovrebbero averne una.

Io ce l’ho e me la tengo bene stretta.

Ogni tanto, io e mio marito parliamo della possibiltà di un secondo bambino, ci piacerebbe molto. Federica è già informata. Stiamo già pensando all’idea del parto in acqua….
Ma questa volta mi seguirà dall’inizio della gravidanza e come spesso ci diciamo: “wow che figata!”



Marta
(doula: Federica Aicardi)



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