UNA DOULA ALLA BASE MILITARE AMERICANA DI GRICIGNANO D’AVERSA


A settembre 2012 sono stata contattata via e-mail da una giovane mamma americana, alla sua seconda gravidanza.
 Sarah è sposata con un militare americano, di stanza a Napoli  presso la base Nato ed è in Italia da meno di un anno.
Ci incontriamo una bella mattina di sole e vento sul lungomare di Pozzuoli, diciamo a metà strada tra casa mia e casa sua.
 Sarah non dice una parola di italiano ed io parlo molto poco inglese …. le premesse non sono incoraggianti !
Mi spiega che il suo primo figlio è nato con tre settimane di anticipo, che le hanno fatto l’epidurale e l’episiotomia, che ha sofferto molto, anche perché non è riuscita ad allattare il piccolo come avrebbe voluto. Dunque, questa volta vuole partorire in modo naturale, senza “ pain medication”, ricorrendo solo a rimedi naturali (hot/cold therapy, massage, brething therapy…), supportata da Peter, il marito, e da una doula.
 Si può fare….
 Nonostante le nostre difficoltà comunicative, riusciamo a stabilire un feeling; ci lasciamo con la solenne promessa di impegnaci nello studio dell’inglese (io) e dell’italiano (lei), ma ufficialmente sarò la sua doula !
A questo punto, attivo il mio “Piano B”:
-Per semplificare la conversazione, io e Sarah comunichiamo via e-mail o con sms (piuttosto che per telefono).
- Mobilito un esercito di traduttori (figlia, cognata, amiche, doule…) per convertire in inglese buona parte del materiale che ritengo importante;       -Imparo a leggere, quasi con accento oxfordiano, le mie visualizzazioni preferite e tutte le frasi che mi possono tornare utili (nenie da parto)
Sarah mi lascia una copia del suo “Birth Plan Worksheet”; me lo studio e imposto un piano di lavoro.
- Mi iscrivo, giusto per cominciare, ad un corso di inglese on line !
-Decidiamo di incontrarci due volte prima del parto.
-Il primo incontro è dedicato al movimento: 20 min di esercizi per il rilassamento muscolare, il movimento libero, la mobilitazione del bacino,  l’allineamento della colonna, le posture (farfalla, carponi, rana e accovacciamento) con annesso sottofondo musicale.
 Le mostro le varie posizioni da assumere durante il travaglio  e le proviamo insieme ; vediamo qualche video sull’allattamento e concludo con una visualizzazione (la cascata) che le piace moltissimo.
-Al secondo incontro è presente anche Peter, che sarà parte attiva durante questa esperienza (Sarah mi ha parlato del Bradley Method). Decido quindi di proporre il massaggio: mostro i movimenti su una bambola e il marito li esegue sulla compagna. Dalla testa all’alluce del piede, Sarah si fa massaggiare e sembra molto contenta di tutta questa attenzione al corpo ed al rilassamento.
Mi dice che si esercita ogni giorno con il respiro, fa yoga e sembra tranquilla.
Concludiamo anche quest’incontro con un paio di visualizzazioni.
-Ricevo il mio permesso per entrare alla base militare di Gricignano , dove c’è l’ospedale americano in cui Sarah partorirà.
-Dalla 37° settimana di gestazione sono in preallarme, lascio il mio cellulare sempre acceso, preparo la mia doula-bag, con olii, guanti monouso, maglietta e slip di ricambio.
-Ma solo alla fine della 39° settimana, domenica 2 dicembre alle ore 14, ricevo questo sms:
“I have been having mild contractions today, but no pattern yet. I will call you when I think they are real”.
Le chiedo quante contrazioni ha in un’ora e quanto durano; dopo un’oretta mi risponde che ne ha avute una decina, sopportabili, che durano 30-40 secondi.
- Alle 16 sono a casa sua: Sarah è tranquilla, beve molto, mangia uno snack, parla comunque al telefono tra una contrazione e l’altra; mi sembra una fase ancora iniziale… prendo il tempo.
-Dopo un’ora e mezza le contrazioni diventano più ravvicinate e più intense: arrivano ogni 5 minuti e durano quasi un minuto.
-Mentre Peter accompagna il figlioletto a casa di amici, decidiamo di andare in ospedale; Gricignano dista 30 minuti da casa loro, traffico permettendo.
-In auto rispolvero tutto il repertorio doulesco tradotto in inglese: ”Remember to breathe slowly and deeply” ….“Your wombs working well !!!” e finalmente arriviamo a destinazione. Dopo controlli di documenti e trafile varie accediamo al secondo piano di una struttura sanitaria meravigliosa che non avevo mai visto, neanche nell’ultima serie di Dr House !
-Ore 18: Accettazione in reparto
La stanza in cui Sarah viene ricoverata è pulita e ordinata, i mobili sono di legno chiaro, la luce diffusa ma non accecante. Il personale è accogliente, attento e professionale C’è tutto quello che serve per il travaglio ed il parto (palla, sgabello…) e per il neonato (culla, isola neonatale).
Sarah è a 5 cm di dilatazione e continua a stare assolutamente tranquilla. Le chiedono di stare a letto per il tempo della flebo di antibiotico (profilassi per  lo streptococco ) e del monitoraggio cardiaco.
Nel frattempo un infermiere (che io avevo scambiato per un medico ) compila al computer (ogni stanza ne è dotata) la cartella clinica, annota i vari parametri vitali (pressione, temperatura, frequenza cardiaca e respiratoria…), esegue dei prelievi di routine, il tutto in un’atmosfera rilassata e rispettosa della paziente.
- Ore 18,30 : Sarah mi dice che le contrazioni sono più dolorose  e ravvicinate. Chiedo se posso massaggiarle la schiena. Mi dice che avrebbe molto piacere.
-Ore 19- Finalmente arriva anche Peter:  sono molto carini ed affettuosi, non capisco cosa si dicono, ma il tono del marito è decisamente rassicurante. Ma non un lamento, lei è tutta concentrata sul respiro.
Il suo I-pad riproduce le note delle canzoni di Enya, le luci sono basse , nessuno disturba la mamma .
-Ore 20- Altra visita : 7 cm di dilatazione
 …”Just feel you have opening….” Well done, good job ! “
Il travaglio procede molto rapidamente; altro monitoraggio cardiaco (vedo solo ipertencologici sensori senza fili che vengono posizionati sulla pancia di Sarah)
Le contrazioni diventano sempre più frequenti; massaggio tutta la schiena, ma soprattutto la zona del sacro; comprimo ad ogni contrazione, lei gradisce e mi avverte quando sta per arrivarne un’altra. Ci scambiamo di posto io e Peter (che massaggiava le gambe), ma dopo un po’ Sarah mi dice che vuole che continui io quel lavoro sulla schiena. Peter si dispiace un po’, ma asseconda i desideri della compagna.
Guardo l’orologio che è in camera; sono le 21 : all’improvviso Sarah comincia a perdere molto sangue e dice che sente il bisogno di spingere! Nel giro di un minuto si materializzano in camera sei persone, tra cui il ginecologo che annuncia che ci siamo !
Il letto si trasforma in una sedia da parto, tutto avviene in maniera veloce. Sarah vorrebbe mettersi accovacciata per partorire, ma le dicono che è preferibile di no; c’è un po’ di tensione, solo per un attimo, poi tutto il personale si prodiga in rassicurazioni ed incoraggiamenti.
 Il dolore è straziante, Sarah ce la mette tutta, ansima ed urla , spinge.
Sono accanto a lei e dall’altra parte del letto c’è Peter che l’abbraccia, sento distintamente le note di “Caribbean blu”.
 Non so esattamente quanto tempo è passato, sembrano pochi minuti, quando si intravede la testina della bimba. Due spinte ancora ed è fuori (ci sono due giri di cordone intorno al collo ).
Eccola,   Catherine! Subito sulla pancia della mamma  che è raggiante! La bimba viene asciugata un po’, poi  la lasciano respirare, calma… Cate apre gli occhi e piange ! Il neonatologo ausculta il battito , senza alterare questa “natività”. I due genitori sono stretti attorno alla loro creatura che si apre alla vita. E’ commovente essere lì.
 Mi defilo mentre il papa’, un po’ pallido ed emozionato, taglia il cordone ombelicale che ha smesso di pulsare. Passano minuti e nessuno sembra abbia fretta di attuare protocolli; l’atmosfera è rilassata, anche se si percepisce un’operatività ordinata ed efficiente.
Solo quando la placenta viene espulsa ed il medico sutura una piccola lacerazione, la piccola viene portata sull’isola neonatale, posta di fronte il letto della mamma.  Nel giro di poco tempo, tutto rientra in ordine: gli infermieri si eclissano con la stessa discrezione con la quale si erano materializzati; la stanza viene riordinata rapidamente;  Sarah è pronta per accogliere al seno questa creaturina che è avvolta in un telo felpato ed ha in testa un cappellino bianco con un fiocchetto rosa.
Aiuto la mamma ad attaccare la bimba al seno, ricordandole la giusta posizione: la piccola non si fa ripetere l’invito, si attacca subito e succhia beata.
Ora mi posso rilassare, forse ho anche fame. Offro delle brioscine che avevo portato nello zaino, prevedendo tempi decisamente più lunghi: anche mamma e papà non si lasciano ripetere l’invito. Sorridiamo tutti.
Si alternano infermieri ogni 15 minuti : controllano sia la madre   (frequenza respiratoria, pressione arteriosa, temperatura, perdite ematiche) che la neonata (auscultazione del torace, reazioni )
Alle 23,45 due ore circa dopo il parto, Sarah mi dice che posso andare a casa. Il marito dormirà con lei , la piccola è ancora sul suo seno. Avrei voluto fotografarle, ma non volevo invadere quella soave intimità. Ho lasciato un minuscolo pacchetto con un nastro rosa tra le mani della mamma. Ci siamo abbracciate e baciate, con la promessa di vederci presto.
Jessica è stata dimessa dopo due giorni di degenza.
Dopo una settimana le ho scritto una mail in cui mi informavo delle sue condizioni di salute, della piccola e più in generale di come aveva vissuto anche l’esperienza del parto con una doula. Ho ricevuto queste parole:
“We are well !Breastfeeding has been a little tricky but she is eating good now. We had a great experience with you and I would recommend having a doula. I felt more relaxed having another person there to coach me, and the massage really helped.
I am very glad I did not have medication because my recovery has been better this way.”
Grazie mille
Sarah
 
 
 


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