Una canzone per ogni bambino








C’è una tribù in Africa dove la data di nascita di un bambino non si conta dal giorno in cui è nato, e neanche dal giorno in cui è stato concepito, ma dal giorno in cui è stato pensato per la prima volta da sua madre. Quando la donna decide di avere un bambino va a sedersi sotto l’albero più grande del villaggio e lì comincia ad ascoltare. Ascolta la canzone del bambino che vuole nascere, e lì sotto l’albero impara la sua canzone. Dopo che ha ascoltato la canzone di suo figlio, comincia a cantarla. La canta al padre del bambino prima che facciano l’amore. La canta quando rimane incinta, e continua a cantarla ogni mese della sua gravidanza, ed il giorno in cui il bambino vuole nascere, durante il travaglio lei canta. La canta al bambino appena nato, e la canta quando lo presenta al villaggio perché tutti sappiano che quella è la sua canzone. Poi la insegna al bambino che cresce, se il bambino cade, o si fa male, gli canteranno quella canzone. Quella canzone lo accompagnerà tutta la vita, durante il matrimonio la canzone di lui e di lei verranno cantate insieme. Quando verrà il giorno della sua morte, tutto il villaggio canterà per lui, per l’ultima volta la sua canzone.
Molte doule consigliano alle madri di cantare al grembo, o di coinvolgere in questo modo anche i papà.
Sappiamo che dalla trentaduesima settimana il feto è in grado di udire i suoni perfettamente, e ha sviluppato la memoria, la capacità di ricordare.
Cantare per il proprio figlio/a è un modo bellissimo di sviluppare una forma di bonding che può andare oltre ogni sfida che il parto, o un’assistenza diversa da quella desiderata possono rappresentare. Promuove infatti intimità e senso di vicinanza in quasi ogni situazione o ambiente. Che si tratti di un ospedale, di una sala operatoria, o della stanza di casa propria, cantare una canzone a cui il bambino è già abituato è un benvenuto caldo e tenero, ed un modo di calmarlo, quando si troverà a disagio o  in difficoltà.
Cantare ad un bambino/a è un modo davvero unico di rassicurarlo ed offrirgli un senso di familiarità e sicurezza anche in situazioni stressanti. I genitori in questo modo possono sentirsi speciali e molto competenti ! I primi giorni, a volte è difficile sentirsi adeguati, bisogna imparare tutto, dal maneggiare un bambino a cambiare un pannolino. In pochi giorni si acquista sicurezza, ma sentire le voci amate e familiari, per un bambino può essere un’esperienza davvero insostituibile.
Penny Simkin racconta di come cantare la canzone “conosciuta” dal bambino, dopo un parto cesareo, possa immediatamente confortare e calmare un neonato, dargli un senso di appartenenza e di contatto, anche in quei casi dove il contatto fisico (per le pratiche ospedaliere) è limitato.
Una doula può certamente sempre informare i genitori che  esistono alternative e opzioni, ed il contatto pelle a pelle è sempre da preferire, ma in quei casi dove non è possibile fare altrimenti, cantare per il proprio bambino/a può aiutare i genitori a sentirsi meno impotenti, ed offrire loro un strumento diverso ma ugualmente pieno d’amore per il bonding.
 
Bibliografia:
Singing to a baby before and after birth, di Penny Simkin in www.pennysimkin.com
Painless childbirth, di Giuditta Turnetta



di Emanuela Geraci
 


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