Uau!

UAUUUU!
Non è semplice trascrivere una relazione. Non è semplice trascrivere e descrivere ciò che scatta, ciò che nasce, ciò che vive, ciò che ci si scambia, ciò che diventa ..una relazione tra una mamma o una coppia e una doula.
Ogni relazione ha la sua caratteristica, la sua particolarità, così come ogni mamma o coppia ha il suo passato, le sue conoscenze, il suo modo di relazionarsi, la sua idea di parto/travaglio, il suo modo di approcciarsi, le sue paure, le sue forze, il suo modo di vivere.
Ci posso solo provare ora, a catturare con le parole ciò che è stato vissuto nella relazione tra me, Sharon ed Assaf, sicura che ciò che non riuscirò a trasmettere è un grande dono tra me e loro, un dono che rimane dentro di noi, in un luogo privilegiato del nostro essere.
Entrai in casa di Sharon ed Assaf per il primo incontro di conoscenza reciproca a febbraio.
E’ una coppia israeliana. In Israele mi racconta Sharon, la doula lavora tranquillamente negli ospedali e quando scoprì una volta incinta che la situazione italiana era ben diversa, iniziò a preoccuparsi moltissimo. Poi iniziò a cercare in internet e quando mi trovò e capì che comunque in Italia c’erano le doule e potevano comunque seguire le mamme, si rasserenò.
E’ per me, la primissima volta che al primo incontro è presente il padre ed è la prima volta che un padre desidera fare tutti gli incontri. Io mi sento onorata, e da subito c’è qualcosa che ci lega…qualcosa che è scattato: la magia energetica che si espande quando ti senti al posto giusto e con le persone giuste.
Esco da quella casa strafelice iniziando a immaginarmi come impostare e cosa fare nei nostri incontri.
Li sento speciali. Li sento aperti.
Non riusciremo a fare tutti e setti gli incontri che mi ero prefissata, Sharon partorirà prima.
Ne facciamo cinque. Cinque incontri…dove la naturalezza e l’armonia regna sovrana.
E’ automatico, appena entro nella loro casa, ci sediamo per terra.
E’ una stanza dove ci sono due divani, un tavolino in mezzo che spostiamo sempre a lato per avere uno spazio tra noi in mezzo. Una terrazza che fa entrare luce e che a volte oscuriamo con la tapparella per momenti più intimi. Accanto ho sempre una bevanda calda o fredda. Metto sempre una candela accesa, un olio essenziale. Chiedo sempre a Sharon di indossare un colore diverso…per attivare nuove frequenze. Per dare movimento a tutti i colori della vita.
Sharon ed Assaf iniziano il loro primo incontro…Guido Sharon in una visualizzazione, Assaf suona dolcissimamente la chitarra…io ho i brividi e lacrime mi scendono. Grata di esserci, di stare in momenti così sublimi, di pura essenza. E gli incontri continuano così …
Una candela accesa, un colore nuovo, un libro, un massaggio, un canto, un disegno, delle parole scritte.., delle parole dette, degli sguardi, dei silenzi …tutto porta a creare ogni volta qualcosa di speciale, qualcosa da sperimentare, qualcosa che deve uscire allo scoperto.
Parlano dei loro dubbi, delle loro paure, delle loro forza e punti deboli, si confidano ciò che desiderano tra le varie attività che propongo. Tutto porta a prepararsi per il 28 Aprile.
Alla mattina di quel giorno, alle 11 ricevo un messaggino…dice che Sharon è in travaglio e le contrazioni sono iniziate dal mattino presto. Arrivo da loro per le 14 poco prima.. Entro e trovo come sempre, la pace, una canzone ebraica e la grande mamma pronta come sempre ad abbracciarmi. E’ bravissima. Calma. E’ arrivato il momento, è pronta. Sono molto emozionata. Durante la contrazione io e il marito siamo accanto a lei, a volte sono dietro per massaggiare la schiena, a volta di fianco. Le contrazioni sono già di un minuto e la frequenza di ogni cinque. Aspettiamo ancora prima di decidere di andare all’ospedale.
Ci godiamo al massimo questi momenti da soli. Non esiste la sofferenza del dolore, per ora esiste la presenza totale. Sembra di essere venuta per uno dei miei soliti incontri. La musica ci trasporta ed è straordinaria e commovente. Chiedo a Sharon se durante la contrazione visualizza qualcosa e mi risponde: DICO SOLO SI ogni volta che arriva. A scriverlo mi vengono ancora i brividi. Dice si al dolore, all’apertura, alla vita totale! Grazie Sharon grazie e ancora grazie. Questo si lo ricorderò per tutta la vita.
Decidiamo che è ora di andare all’ospedale. Ci separiamo in due macchine.
Arriviamo ed entriamo …alla visita mi permettono di stare dentro e mi sembra un miracolo. Tutto benissimo, è dilatata di 5/6 cm. Sharon felicissima, pensava di non essere dilatata.
Quindi si riveste e la mandano in sala travaglio ..subito mi dicono che potrà entrare solo il papà. In questo ospedale non avevo accompagnato mai nessuna mamma e in cuor mio speravo tanto che potessi assistere e stare con loro.
Una brutta separazione. Nemmeno un ciao, un abbraccio, un forza, avrei desiderato tanto dirle almeno “continua a dire di si!”. La porta si è chiusa e ho avuto subito una sensazione di vuoto… rimasi fuori dalla sala travaglio e iniziai l’attesa. Dicendomi che dovevo dire si anche io alla sofferenza di non stare dentro con loro.
Un attesa anche breve tutto sommato…sulle 19 decido di bloccare l’ostetrica dal viso più solare, e le chiedo di Sharon. E mi dice ..che ha partorito da poco. Mi scendono le lacrime subito, e mi accosto alla porta della sala parto. Sto lì e mi accorgo che il letto di Sharon è proprio in corridoio davanti alla porta. Ci penso poco…mi metto i calzari e dentro senza chiedere a nessuno. E me li vedo ed assaporo tutti…mamma con il suo bimbo al seno e papà affianco. Me li strucco e me li stringo. Che bellezza. Benvenuto piccolo Liri.
Lei mi guarda e mi dice UAU!!!  E so che dentro a quel UAU!! che Sharon dice spesso….c’è tutto il suo travaglio, tutta la sua forza di donna, tutta la sua presenza…
E ovviamente, arriva subito la frase fatidica “Esca fuori…” “ Solo il papà può rimanere”. E me ne torno a casa….felice. Ricca come ad ogni nascita.
Sharon mi dirà due cose molto belle nei giorni seguenti. La forza di questo parto, l’ha unita alla forza di tutte le donne del mondo…e se pensava che la doula potesse essere di intralcio nella coppia, no..la doula ha unito!
UAUUUU
Grazie.
 
Annalisa


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