Il legame madre-bambino

                                           a cura di  Fabrizia Soave
 
Negli anni ’50 uno psichiatra scozzese, John Bowlby cominciò a parlare di processo di attaccamento tra il neonato e l’adulto, mettendo in evidenza come la nascita fosse un momento decisamente critico per lo sviluppo della personalità. Il concetto di attaccamento può essere definito come un modello di comportamento innato che si caratterizza per il bisogno di sicurezza nei confronti di figure protettive è un sistema comportamentale interno all’individuo, che organizza i sentimenti del bambino verso l’altra persona e il cui obiettivo principale è quello di ricercare la vicinanza e il contatto con una determinata persona (figura di attaccamento).
 Bowlby definisce il comportamento di attaccamento come ”ogni forma di comportamento che appare in una persona che riesce ad ottenere o a mantenere la vicinanza a qualche altro individuo differenziato e preferito”. Il comportamento d’attaccamento è innescato dalla separazione o dalla minaccia di separazione dalla figura d’attaccamento. Viene eliminato o mitigato per mezzo della vicinanza che può variare dal semplice essere in vista, alla vicinanza fisica accompagnata da parole di conforto, all’essere tenuti stretti e coccolati.
 La relazione di attaccamento è dunque un legame significativo e di lunga durata, di natura affettiva ed emotiva con un particolare individuo. L’oggetto di attaccamento è generalmente qualcuno che ricambia i sentimenti del bambino, creando con questi un legame che può essere estremamente potente e carico emotivamente
Questa relazione umana ha due funzioni fondamentali: una psicologica (fornire sicurezza) e una biologica (fornire protezione). Infatti l’attaccamento può essere considerato come l’evoluzione, nella specie umana, di un istinto insito nelle madri a difendere il piccolo dai predatori. Ne consegue che i piccoli sono geneticamente predisposti per ricercare la prossimità con la madre e per segnalarle difficoltà e chiederle aiuto; le madri a loro volta sono programmate per rispondere a tali segnali.
 
 
 
Le caratteristiche di una relazione di attaccamento sono:
Ricerca di vicinanza a una figura preferita, i bambini piccoli sono inclini a seguire le loro figure d’attaccamento  ovunque vadano. La distanza alla quale il bambino si sente a suo agio dipende da fattori come l’età, il temperamento, la storia dello sviluppo, dal sentirsi affaticato, spaventato o malato. Di importanza centrale è la nozione che l’attaccamento è riferito a una figura discriminata, in genere la madre (figura anche definita con il termine inglese di caregiver, cioè colui che si prende cura in modo vigile, premuroso, generoso e disinteressato che accompagna la soddisfazione dei bisogni fisici ed emotivi, a conferire un senso di benessere). Essa, infatti, si trova al vertice degli attaccamenti di un bambino piccolo  seguita dal padre, nonni, fratellini e anche dagli oggetti inanimati (oggetti transizionali).
Il bimbo che cresce deve imparare che la figura a cui egli è attaccato deve anche essere condivisa con il partner sessuale e con i fratellini , il che forma la base della situazione edipica, e fa della separazione e della perdita una parte inerente alla dinamica di attaccamento. La capacità di separarsi dalle figure d’attaccamento e di formare nuovi attaccamenti rappresenta la sfida evolutiva dell’adolescenza e dei primi anni dell’età adulta.
Effetto base sicura la cui essenza è che essa crea un trampolino per la curiosità e l’esplorazione. Quando il pericolo incombe ci si aggrappa alle nostre figure di attaccamento. Una volta passato il pericolo la loro presenza ci rende possibile lavorare, rilassarsi e giocare; ma solo se siamo ben sicuri che le figure d’attaccamento saranno a nostra disposizione se ne avremo ancora bisogno.
Protesta per la separazione  dai genitori considerata come risposta primaria provocata nei bambini. Pianto, grida, urli, morsi, calci: questi comportamenti sono la reazione normale alla minaccia d’un legame d’attaccamento e presumibilmente hanno la funzione di cercare di ripararlo e, “punendo” chi si cura del bambino, di evitare ulteriori separazioni. Caratteristica notevole dei legami d’attaccamento è la loro resistenza, essi persistono nonostante maltrattamenti e punizioni severe e non adeguate al contesto.
 
Rispetto alle tre fasi dello sviluppo del sistema d’attaccamento ci si sofferma solo alla prima  fase, quella che va da 0 a 6 mesi definita:  
Orientamento e pattern di riconoscimento: Sebbene i bambini appena nati non possano distinguere una persona dall’altra, reagiscono intensamente al contatto umano. Di importanza centrale in questo processo è la vista del volto umano che evoca intenso interesse.  Per Bowlby è essenziale per il bambino, avere una relazione calda, intima e continua con la madre.  L’allattamento al seno rappresenta un momento fondamentale nella costruzione di un legame di attaccamento in grado di soddisfare non solo le esigenze fisiche, ma anche quelle emotive, altrettanto necessarie per lo sviluppo di un bambino.
L’allattamento al seno favorisce il contatto fisico, il contatto olfattivo ed anche il contatto visivo tra la madre e il bambino, contribuendo a far sviluppare sincronia. Durante l’allattamento il corpo della madre produce ormoni che favoriscono il rilassamento e la serenità aumentando così l’istinto materno e il legame affettivo con il bambino. Secondo Bowlby però l’allattamento non è sufficiente per indurre la formazione del legame madre-figlio; sono necessari anche tutti quei segnali sociali, tra i quali particolare importanza hanno il contatto fisico e l’essere coccolato, che il piccolo cerca per istinto. La sensibilità materna è un elemento chiave determinante della qualità dell’attaccamento via via che lo sviluppo procede.
 
Successivamente agli studi di Bowlby la sua collaboratrice Mary Ainsworth ha misurato, con una tecnica da lei realizzata detta Strange Situation, la capacità e la qualità dell’attaccamento dei bambini alla loro madre. In un ambiente diverso dalla casa, in una stanza piena di giocattoli, il bambino viene osservato durante una serie di separazioni e di ricongiungimenti con la madre.
A seconda delle reazioni e comportamenti dei bambini la Ainsworth stabilì tre modelli  di attaccamento: attaccamento sicuro caratterizzato dal pianto del bambino quando la madre se ne va mentre al suo ritorno, il bambino le corre incontro per poi ritornare ai suoi giochi; attaccamento evitante il bambino mostra indifferenza alla presenza della madre, durante la sua assenza pianto angosciato e appare imbronciato al momento del ricongiungimento; attaccamento ambivalente in cui il bambino mostra paura nell’esplorare la stanza, ansia e turbamento al momento della separazione con pianto continuo durante l’assenza della madre mentre al suo ritorno ne ricerca il contatto e allo stesso tempo l’allontana con le braccia.
 
 Altri significativi contributi  alle conoscenze della psicologia neonatale furono quelli di autori come :  Spitz,  Piaget ,  Winnicott, Stern.
 
 Nel corso degli anni ’70 cominciò a diffondersi la consapevolezza che i processi di attaccamento, e in particolare la relazione madre-bambino, avvenivano molto precocemente e potevano essere influenzati anche dall’ambiente e dall’organizzazione dei centri nascita. Così studiosi come Leboyer, Odent e Braibanti osservarono il parto e la nascita con occhi nuovi ed esplorarono strade diverse rispetto al passato.
Nel 1982  i pediatri Marshall H. Klaus e John H. Kennell pubblicarono uno studio dal titolo “Parent-Infant Bonding”, in cui analizzano in modo scientifico la nascita del legame tra i genitori e il loro bambino fin dai primi minuti di vita
 
In inglese bond significa incollare, attaccare, vincolare e il Bonding è infatti quel processo di formazione del legame tra i genitori e il loro bambino. E’ quel legame profondo, specifico, permanente (fisico e psicologico insieme), che permette di allattare, di cullare, di giocare con il proprio bambino, ma anche di proteggerlo, di non trascurarlo, di non abbandonarlo; il bonding permette di far emergere nei genitori istinti nascosti utilizzando il loro ”periodo sensibile” favorendo così quella grande sensibilità comunicativa necessaria ad attivare risposte efficaci alle diverse necessità del bambino. Nello stesso tempo si sviluppa nel bambino l’attaccamento ai genitori e alle persone che si prendono cura di lui. A partire da questo intreccio di relazioni affettive il bambino comincia a formarsi il senso della propria identità e ad avventurarsi nel mondo. Se non hanno avuto la possibilità di stabilire una” base sicura” nella prima infanzia, gli esseri umani, dalla fanciullezza all’età adulta, si formano e mantengono la convinzione che il mondo è un luogo poco sicuro, e che non si può fare affidamento sugli altri.
Nei primi momenti dell’ingresso di un bambino nel mondo accade qualcosa di indescrivibilmente potente per ogni madre  e ogni padre, qualcosa che resterà per sempre impresso nella loro memoria.
Mentre la madre e il bambino appena nato riposano insieme, cominciano a verificarsi una serie di eventi sensoriali, ormonali, fisiologici, immunologici e comportamentali. Parecchi di questi fenomeni contribuiscono a costituire l’attaccamento della madre al bambino, avvicinandoli sempre di più e assicurando il futuro sviluppo della loro relazione.
Un primo passo nella comprensione di questo periodo è stato identificare  sei distinti stati di coscienza nel neonato, stati che vanno dal sonno profondo al pianto. Quello che appare più interessante è lo stato di veglia tranquilla, in cui gli occhi del bambino sono completamente aperti, luminosi e splendenti, guarda direttamente il volto e gli occhi della madre e del padre ed è in grado di reagire alle loro voci. In questo stato l’attività motoria è soppressa e tutte le energie del bambino sembrano essere incanalate nella vista, nell’udito e nelle reazioni dei genitori. Il bambino si trova in questo stato in media per ventitrè minuti nella prima ora di vita, e le sue molteplici abilità sensoriali e motorie suscitano le reazioni dei genitori e aprono numerosi canali di comunicazione con loro. I genitori sono fortemente attratti dagli occhi del bambino il quale quando è sveglio è capace di seguire con  lo sguardo il viso dei genitori su un arco di 180 gradi.
Lo sviluppo dell’attaccamento dei genitori al bambino si raggiunge attraverso alcune interazioni che avvengono simultaneamente:       
Il contatto di sguardi  Una delle interazioni tra madre e il bambino ha la sua origine negli occhi. L’attrazione reciproca degli occhi della madre e del bambino è favorita dalla ricchezza di questi organi. In confronto ad altre zone del corpo, l’occhio possiede numerose qualità interessanti come la luminosità della cornea, la sua mobilità, e nello stesso tempo il fatto di essere un punto fermo nello spazio, il contrasto tra la configurazione pupilla-iride-cornea e la capacità della pupilla di dilatarsi o restringersi.
I genitori tendono a guardare il bambino in un modo che accresce la probabilità che il bambino li guardi e li segua, e dopo un po’ sorrida. Poiché il sorriso è un rinforzatore estremamente potente, questa interazione visiva è importante nel produrre vicinanza tra genitore e bambino. Secondo Stern lo sguardo reciproco tra madre e bambino è considerato come l’elemento chiave nello sviluppo di un mondo interno nel quale l’attaccamento può essere descritto e regolato. L’invariabilità del viso della madre, il suo riconoscimento come pattern, dà al bambino un senso primitivo di ”storia”, di continuità attraverso il tempo che è integrale per il senso del sé. L’evocare il suo sorriso fornisce un senso di “azione” e capacità. La sua risposta speculare è il primo legame tra ciò che è percepito “là fuori”, e ciò che è sentito “qui dentro”.
La voce della madre e il pianto del bambino Sia i genitori che i neonati reagiscono ai segnali vocali. I neonati sanno discriminare tra la voce femminile e quella maschile e addirittura tra due voci femminili, se una è quella della madre le loro preferenze vanno alla voce materna. I genitori e le altre persone tendono a parlare ai bambini usando il falsetto, e infatti i bambini mostrano di preferire i toni acuti. Oltre alla voce materna che influisce sulla risposta del bambino,  è stato osservato che il suo pianto produce nella madre una modificazione fisiologica che probabilmente la induce a prendersi cura di lui.
Il trascinamento Prima della nascita, si può ipotizzare che gran parte delle azioni e ritmi del feto siano in sintonia con quelli della madre. Questo è dovuto a molteplici influenze ritmiche: i cicli sonno-veglia della madre, le fluttuazioni giornaliere dei suoi ormoni, lo schema della sua giornata, il battito regolare del suo cuore, le contrazioni ritmiche dell’utero prima che si instauri il travaglio e fino al momento in cui il bambino viene alla luce attraverso il canale del parto. Queste influenze prenatali aumentano la probabilità che il neonato reagisca alla presenza, alla voce e ai gesti della madre.
I neonati si muovono secondo il ritmo della struttura del discorso degli adulti. Quando il parlante adulto fa una pausa per respirare o mette l’accento su una sillaba, il bambino in modo quasi impercettibile muove una palpebra o sposta un piede; questo tipo di interazione viene chiamato “trascinamento” e non è visibile ad occhio nudo, ma i due partner la percepiscono a livello subliminale.
Mentre il bambino si muove secondo il ritmo della voce della madre, si può dire che ne è influenzato, il suo movimento può a sua volta gratificare la madre e stimolarla a continuare. Il loro dialogo è dunque interattivo e autoperpetuantesi. Inoltre è stato dimostrato che queste risposte e segnali da parte del bambino nei primi giorni di vita, avvengono maggiormente durante lo stato di veglia tranquilla e che l’alta frequenza di questo stato deriva dall’interazione tra madre e bambino.
I livelli ormonali Il bambino può anche innescare la secrezione degli ormoni materni quali ossitocina e prolattina. L’ossitocina è un ormone prosociale e sovrintende a una serie di funzioni implicate con la trasmissione dei geni e la conservazione della specie quali l’accoppiamento, la nascita, l’allattamento, l’accudimento della prole, il legame parentale e il legame tra pari. È secreta in seguito a generici stimoli cutanei non dolorosi (carezze, massaggi, applicazione di calore sulla pelle) quali si producono per il contatto intimo con altri esseri viventi, ma anche in seguito a stimoli cutanei specifici collegati alle funzioni della riproduzione e dell’allevamento della prole quali il rapporto sessuale, il parto e la suzione della mammella.
Allattare al seno il neonato o lasciargli leccare il capezzolo produce nella madre un rilascio di ossitocina, che fa accelerare le contrazioni uterine, riducendo l’emorragia. Quando si è avviato l’allattamento al seno, la vista o il ricordo del bambino producono nuovamente tale riflesso. Ogni periodo di suzione innalza il livello di ossitocina, che ha un effetto calmante sulla madre e tende anche a potenziare il suo legame con il bambino; è per questo ultimo effetto che l’ossitocina è stata nominata “ormone dell’amore”. Inoltre, quando il bambino succhia al seno c’è abbondante rilascio di venti diversi ormoni gastrointestinali sia nella madre che nel bambino; tra questi, la colecistochinina stimola lo sviluppo dell’intestino del bambino e aumenta l’assorbimento calorico ad ogni poppata. Gli stimoli per questa produzione di ormoni vengono trasmessi dal capezzolo e dalla mucosa della bocca del bambino. Ogni volta che il capezzolo viene sfiorato dalle labbra del bambino o anche da un dito, c’è un innalzamento da quattro a sei volte del livello di prolattina, che si abbassa nuovamente all’inizio della suzione. Le fluttuazioni del livello di prolattina stimolano gli alveoli del seno a produrre latte
L’odorato e il tatto Il tatto e l’odorato sono i primi e più fondamentali canali attraverso i quali la madre identifica il suo bambino; essa riesce ad individuare dall’odore il suo bambino di pochi giorni in mezzo ad altri neonati, dopo aver avuto soltanto un’ora di contatto con lui. Inoltre riesce a riconoscere al tatto la superficie della pelle del suo bambino prima di riconoscere il suono del suo pianto.  I bambini, dall’altra parte,  amano la vicinanza, il calore, le superfici piacevoli al tatto. La
 più alta concentrazione di recettori tattili si trova sulle labbra e sulle mani. Un bambino di sei giorni può riconoscere l’odore della madre.
L’imitazione Nello stato di veglia tranquilla spesso i bambini guardano il volto dei genitori con particolare interesse e piacere, e possono non solo reagire ma anche imitare qualcosa di ciò che scorgono. Se un neonato guarda direttamente il volto della madre e la madre gli mostra la lingua, il bambino dopo 30-45 secondi mostrerà una leggera torsione di tutto il corpo e comincierà a tirare fuori la lingua. E’ affascinante rendersi conto che un neonato riconosce in qualche modo che ciò che sta vedendo nel volto della madre corrisponde a una parte del proprio corpo.
Questo gioco può influenzare il comportamento sia della madre che del bambino. Winnicott osservò che le madri sono specchi per i loro bambini, enei primi mesi di vita passano molto tempo a imitarli “ Che cosa vede il bambino quando guarda il viso della madre? Di solito vede sé stesso”. Dunque la madre e il bambino si imitano a vicenda.
Queste reazioni reciproche diventano particolarmente importanti quando il bambino sta cominciando a scoprire sé stesso e i suoi confini. I neonati sembrano diventare più recettivi quando le madri li seguono e li imitano delicatamente, piuttosto che stimolarli o guidarli. L’imitazione dei suoi gesti favorisce nel bambino il processo di scoperta di sé. Questo rispecchiamento reciproco non è un’attività deliberata e consapevole, ma un processo naturale inconscio.
 
La natura  provvede a creare le condizioni per le quali il neonato e la madre, attraverso una serie di meccanismi finemente regolati, si legano di un legame “amoroso” che li tiene costantemente vicini e che è, esso stesso, indotto dalla vicinanza (con un meccanismo di feedback positivo), così che la madre può fornire al bambino cure adatte alla sua sopravvivenza e alla sua crescita. Le cure “prossimali” sono uno dei fondamenti della naturale attitudine degli esseri umani a essere efficienti genitori.
 
Secondo altri studi più recenti il bonding viene favorito dal massaggio infantile. Infatti il massaggio aiuta nel creare il legame tra genitori e bambino, soprattutto nei casi in cui bambini e genitori sono stati subito separati fisicamente alla nascita ( cesareo – bambino prematuro).
Il massaggio infantile favorisce positivamente sul bonding, dal momento che ne comprende, facilita e rafforza gli elementi del bonding: il contatto visivo ed epidermico, la vocalizzazione, la reazione del bambino e l’attivazione di ormoni materni e paterni attraverso il contatto con il bambino.
I bambini sono totalmente dipendenti dal contatto con chi si occupa di loro, e grazie ai benefici del tatto il neonato non solo sopravvive, ma cresce e si sviluppa.
La vista, all’interno della pratica del massaggio, risulta un potente mezzo di comunicazione perché aiuta a comprendere lo stato comportamentale e l’umore del bambino.
Durante il massaggio i genitori e il bambino riescono a percepire l’odore rassicurante dell’uno e dell’altro, perché il nostro corpo è biologicamente programmato per attivare gli odori, soprattutto in una relazione che favorisce calore e benessere.
Il senso dell’udito viene rafforzato mentre si massaggia il proprio bambino, perché quest’ultimo sente il tono di voce alto dei propri genitori che gli comunicano fiducia e sicurezza.
Il pianto è uno dei principali mezzi di comunicazione utilizzati dal bambino per esprimere un suo bisogno, e fa parte del dialogo con i genitori o con chi si occupa di lui. Durante il massaggio è consentito lasciar piangere i bambini per poter capire e quindi soddisfare i loro bisogni.
Il massaggio permette ai genitori di donare molti sorrisi, ai loro bambini, che spesso vengono ricambiati, perché i bambini imitano i loro sorrisi scatenando sentimenti di affetto associati al rilascio ormonale.
Nel corso del massaggio il genitore allatta, offrendo al bambino nutrimento, amore e un prezioso contatto.
Attraverso il massaggio i neonati vengono contenuti tramite la creazione di un nido, una casa sicura che richiama l’utero materno, di cui conservano ancora la memoria sensoriale di totale appagamento e quiete.
Attraverso il massaggio, viene data  ai genitori la possibilità di seguire l’intuito (perspicacia materna) per decidere loro stessi cosa è giusto per i loro bambini.
 
Anche il pediatra  Alessandro Volta nei suoi libri afferma che ogni genitore ha un ruolo nell’avvio del processo del bonding, e non è mai troppo tardi per attuarlo (basta pensare ai genitori adottivi, o separazioni alla nascita…).
 Come tutti i processi umani, anche il bonding è un processo complesso e articolato, condizionato dall’ambiente, dalle caratteristiche dei genitori, dal tipo di parto, dallo stato di salute della mamma o del bambino.
Il mezzo più semplice ed efficace per creare un legame stabile e positivo tra i genitori e il bambino è risultato quello di mettere il neonato ancora nudo nelle braccia della mamma in contatto pelle-pelle nelle due ore successive al parto, senza attuare nessuna separazione se il loro stato di salute lo permette. Il neonato nel contatto pelle a pelle con la mamma, innesca una relazione potente e intima, che permette a entrambi di sentire l’odore e il calore l’uno dell’altra. La madre, senza esserne consapevole, deve elaborare il lutto di trovarsi improvvisamente con la pancia vuota, il neonato deve ritrovare l’utero che l’ha nutrito e protetto fino a quel momento. Nel corso della gravidanza la madre, attraverso i movimenti fetali, percepisce il bambino come una parte di sé; dopo il parto deve cominciare ad accettarlo come individuo separato da lei. E’ probabile che la percezione che la madre ha del suo bambino nei primi minuti di vita possa condizionare il loro rapporto per gli anni successivi o addirittura per il resto della vita.
La nascita è qualcosa che accade forse troppo velocemente, occorre pertanto, nei minuti successivi, tentare di riappropriarsi di un  tempo normale, e il contatto pelle-pelle è in grado di favorire il recupero del giusto ritmo.
 Cercando di vedere il parto con gli occhi del neonato è intuitivo che, dopo l’avvio della respirazione autonoma, egli cerchi di tornare allo stato rassicurante che ha preceduto la nascita; egli cercherà quello che è stato definito “l’abbraccio pulsante” dell’utero. Il contatto pelle-pelle è il mezzo privilegiato per ritrovare tale abbraccio. La pancia calda della mamma ritorna ad essere il suo nido naturale mitigando lo sconvolgimento del freddo, della luce, dei rumori e del vuoto che sperimenta alla nascita.
Numerose ricerche hanno mostrato che un neonato asciugato e collocato nudo sull’addome della madre, mantiene invariata la temperatura corporea, come o meglio che se fosse posto in una incubatrice; inoltre se lasciato tranquillo sull’addome della madre, il bambino ha la capacità di strisciare piano piano fino al seno, trovare il capezzolo e cominciare a succhiare. Se il bambino, appena asciugato, viene posto sull’addome della madre, coperto con un lenzuolino e mantenuto a una temperatura costante dal calore del suo corpo, e non viene allontanato da lei nei primi settanta minuti, di solito si può osservare una sequenza in quattro tempi che si conclude con il bambino che si attacca al capezzolo. Nei primi trenta minuti il bambino riposa e guarda la madre muovendo gli occhi in su e in giù. Dopo trenta-quarantacinque minuti appaiono movimenti della bocca  e delle labbra, e il bambino comincia a sbavare. Poi comincia a spingersi più avanti, utilizzando soprattutto le gambe. Quando arriva all’altezza del capezzolo comincia a ruotare con forza il capo a destra e a sinistra spalancando la bocca. Dopo alcuni tentativi di solito si attacca con le labbra all’aureola. Sembra sia l’odore del capezzolo a guidarlo verso il seno.
E’ stato osservato anche che lasciando il bambino in braccio alla madre per i primi novanta minuti non piange praticamente mai e smette di piangere a pochi secondi dalla nascita  tranquillizzandosi con grande velocità, a differenza dei bambini che vengono posti nelle culle.
 
Lunghi anni di ricerche sugli effetti  della pratica del  rooming-in (tenere madre e bambino insieme nella stessa stanza durante la permanenza in ospedale) hanno confermato l’importanza del contatto fra madre e bambino subito dopo la nascita. Ne risultano benefici per l’allattamento al seno, aumento della fiducia, da parte della madre, nelle proprie capacità di accudire il bambino e maggiore sensibilità al suo pianto.
 
 
Esistono  situazioni nelle quali un immediato contatto pelle-pelle non è possibile per problemi di salute della madre o del neonato ( prematuro o con difficoltà respiratorie); in questi casi occorrerà recuperare successivamente il momento del contatto madre-bambino utilizzando ogni strumento utile a favorire il recupero di una relazione profonda e intima. Anche in questi casi le azioni più efficaci rimangono l’allattamento al seno, il contatto pelle-pelle, il massaggio, il tenere e portare il bambino in braccio.
 
Importante e doveroso sembra, a questo punto porsi una domanda: gli ospedali quali pratiche adottano per favorire il legame tra madre e bambino? Gli operatori- medici, ostetriche, infermiere- sanno offrire sostegno alla famiglia, per rispondere alle domande e per favorire l’emergere delle capacità innate che i genitori possiedono?
Purtroppo per lungo tempo le pratiche ospedaliere hanno previsto pratiche quali la separazione alla nascita del bambino dalla madre per sottoporlo alle varie visite di routine, collocazione del neonato nelle apposite nursery e ricongiungimento con la madre solo al momento dell’allattamento che si doveva svolgere secondo intervalli di tempi decisi dal personale della struttura e non dalle esigenze fisiologiche del bambino facendo spesso ricorso a surrogati quali tettarelle e succhiotti tutto questo per garantire una migliore organizzazione del  lavoro degli operatori della struttura mettendo così i genitori in una posizione passiva ignorando il desiderio e il  bisogno naturale di sentirsi competenti e nel pieno controllo della situazione.
 
La promozione dell’allattamento materno è considerata da tempo una priorità di salute pubblica, tale da essere espressamente indicato dall’UNICEF come un diritto nell’art 24 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell´adolescenza.
 L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda che i bambini siano allattati al seno in maniera esclusiva fino al compimento del 6° mese di vita e che il latte materno rimanga il latte di prima scelta, anche dopo l’introduzione di alimenti complementari, fino a due anni di vita e oltre, e comunque finché madre e bambino lo desiderino.
Nel 1990 OMS e UNICEF hanno lanciato una campagna mondiale per la promozione dell´allattamento al seno, volta a invertire la tendenza all´uso dei sostituti del latte materno e a sostenere tutti gli sforzi mirati alla corretta nutrizione dei bambini.
Nel 1992 è nata la Baby Friendly Hospital Initiative - BFHI (in italiano: Iniziativa Ospedali amici dei bambini) volta a incoraggiare le buone pratiche per la promozione dell’allattamento materno.
Un ospedale è nominato "Amico dei Bambini" quando ha intrapreso con successo una trasformazione dell´assistenza a mamme e bambini nel proprio Punto Nascita, applicando i Dieci passi per la promozione, la protezione ed il sostegno dell´allattamento materno.*
L´ospedale si impegna inoltre a non accettare campioni gratuiti o a buon mercato di surrogati del latte materno, biberon o tettarelle.
Il percorso per diventare Ospedale Amico dei Bambini richiede la conquista da parte di tutto il personale di una mentalità che pone al centro della propria attenzione la coppia mamma-bambino, i padri, la famiglia intorno a loro, nel segno della concreta applicazione dei diritti dell´infanzia promossi dall´UNICEF. 
Un gruppo di operatori che sceglie questo percorso ha davanti a sé una strada che comporta la redazione e l´assunzione formale di impegni scritti, una formazione adeguata e il miglioramento delle routines assistenziali.
 Gli ospedali e i dipartimenti materno-infantili interessati possono richiedere lo "Strumento di Autovalutazione" e i "Criteri Globali" necessari per la sua compilazione, per verificare fino a che punto i loro metodi attuali siano all´altezza di quanto richiesto dai Dieci passi.
 Una volta intrapreso il percorso e raggiunti tutti gli standard richiesti, una accurata visita di valutazione sancirà il riconoscimento di Ospedale Amico dei Bambini: un titolo che premia lo sforzo intrapreso e che impegna la struttura a un continuo miglioramento e aggiornamento nel tempo.
 
 
* I DIECI PASSI UNICEF-OMS PER L’ALLATTAMENTO AL SENO
 
L´UNICEF e l´OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) hanno redatto un decalogo di misure che ogni struttura sanitaria deve dimostrare di rispettare prima di poter essere riconosciuta "Ospedale Amico dei Bambini".
 
1-       Definire un protocollo scritto per l´allattamento al seno da far conoscere a tutto il personale sanitario
2-   Preparare tutto il personale sanitario per attuare compiutamente questo protocollo
3-    Informare tutte le donne in gravidanza dei vantaggi e dei metodi di realizzazione dell´allattamento al seno
4-     Mettere i neonati in contatto pelle a pelle con la madre immediatamente dopo la nascita per almeno un’ora e incoraggiare le madri a comprendere quando il neonato è pronto per poppare, offrendo aiuto se necessario.
5-    Mostrare alle madri come allattare e come mantenere la secrezione lattea anche nel caso in cui vengano separate dai neonati
6-   Non somministrare ai neonati alimenti o liquidi diversi dal latte materno, tranne che su precisa prescrizione medica
7-     Sistemare il neonato nella stessa stanza della madre ( rooming-in ), in modo che trascorrano insieme ventiquattr´ore su ventiquattro durante la permanenza in ospedale
8-    Incoraggiare l´allattamento al seno a richiesta tutte le volte che il neonato sollecita nutrimento
9-   Non dare tettarelle artificiali o succhiotti ai neonati durante il periodo dell´allattamento
   Promuovere la collaborazione tra il personale della struttura, il territorio, i gruppi di sostegno e la comunità locale per creare reti di sostegno a cui indirizzare le madri alla dimissione dall’ospedale.
 
 
 
 
Bibliografia
 
HOLMES Jeremy, La teoria dell’attaccamento- John Bowlby e la sua scuola, Raffaello Cortina Editore, 1994
AINSWORTH Mary Dinsmore Salter, Patterns of Attachment: a Psychological Study of the Strange Situation , Hillsdale, Erlbaum,1978
KLAUS H. Marshall, KENNELL H. John, KLAUS H. Phyllis, Dove comincia l’amore-I primi contatti con il neonate, Bollati e Boringhieri Editore,1998
STERN D., Il mondo interpersonale del bambino, Bollati e Boringhieri, 1987
WINNICOTT  Donald Woods, Gioco e realtà, Armando, 1974
MOSCHETTI Annamaria, TORTORELLA Maria Luisa Pediatri di famiglia, ACP Puglia e Basilicata , Ossitocina e attaccamento, Quaderni acp, 2007 - acp.it; 14(6): 254-260 http://www.ausl.rn.it/Materiali/Materiali%20corsi%20di%20Formazione/La%20relazione%20di%20attaccamento%20madre-bambino/Ossitocina%20e%20attaccamento.pdf.
McCLURE Vimala, Massaggio al bambino – Messaggio d’amore, Bonomi Editore, 2009
VOLTA Alessandro, Nascere genitori- vivere con serenità l’avventura di dare la vita e crescere un figlio, Urra, 2008
 


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