Doule volontarie in carcere

I lunedì di Rebibbia

Francesca Barcaccia, Maria Cristina Coiro, Mirka Grob, Martina Rinaldi

È diventata una tappa fissa, un appuntamento che non si può mancare, il lunedì mattina nel traffico caotico di Roma attraversiamo la città in macchina, quattro doule determinate. Si va a Rebibbia dove come articoli 17 (volontarie) entriamo tra quelle mura che la prima volta ci hanno fatto parecchio effetto ma che oggi a diversi mesi di distanza sono diventate familiari. Varchiamo quella soglia spogliandoci di borse, cellulari, oggetti personali e entriamo negli uffici del carcere femminile. Passiamo a salutare la direttrice e la vicedirettrice, due donne di grande dolcezza e professionalità, e poi proseguiamo per andare a prendere le “nostre” mamme. Passiamo dai vari reparti e insieme, attraversando dei corridoi sotterranei (detti le gallerie), raggiungiamo la palestra. Abbiamo per noi un paio di ore, a volte meno, e osservate dalle telecamere diamo inizio al nostro incontro.

Fare la doula per una donna che incontri per la prima volta, che forse non incontrerai più, di cui vorresti condividere tante cose ma non il reato che ha commesso, che la vita a volte ha indurito, trovarti a volte davanti al dolore puro di madri strappate ai loro figli, non è facile, ma forse proprio per questo ci insegna tanto. Programmare gli incontri in anticipo è inutile, tanto la situazione è sempre diversa da come te l’aspetti; certamente è uno spazio nostro, intimo, di incontro di donne, un cerchio molto profondo, si parla, si piange, si sta in silenzio tutte le volte che non c´è niente da dire ma solo da abbracciare, si ascolta la musica, si leggono fiabe, a volte si balla e ci si massaggia. Quando siamo fortunate noi e sfortunate loro, le incontriamo per tanti lunedì di seguito e, nonostante alla fine ci salutiamo sempre dicendo “speriamo di non vederci più” (che significa per loro LIBERTA’), il lunedì successivo sono ancora lì. Ci promettono di chiamarci una volta fuori… ma per il momento non è mai successo, noi facciamo parte di un pezzo doloroso del loro percorso di vita che quando escono viene giustamente cancellato il più rapidamente possibile.

A volte partoriscono in carcere, o meglio nell’Ospedale più vicino dove vengono portate dalle guardie che le piantonano 24 ore al giorno. Vorremmo essere con loro in quei momenti e ci riusciremo; per il momento la nostra domanda è ferma in chissà quali mucchi di scartoffie della Asl.

Dopo il parto escono (si fa per dire!) e tornano a Rebibbia questa volta nel reparto “nido” dove la legge permette loro di stare con i bambini fino al compimento del terzo anno di vita. E possiamo seguirle nel post parto, sono mamme che hanno bisogno come tutte le mamme di essere sostenute, arrivate a questo punto il rapporto con loro è già saldo ed è un piacere vederle e tenere in braccio le piccole creature che continuiamo a ripetergli non sanno di essere in carcere e che hanno bisogno solo di mamme il più possibile serene…

Tutti i lunedì ringraziamo queste donne forti, coraggiose, estremamente belle e determinate, tenere e fragili per lo scambio profondo ed essenziale che ci permettono. Da cuore a cuore.

 

L’ESPERIENZA IN CARCERE È UNA GRANDE LEZIONE DI VITA PER ME.

I giorni che hanno preceduto la mia prima visita al carcere di Rebibbia sono stati pieni di dubbi e di perplessità. Che donne mi sarei trovata davanti? Che tipo di reati potevano aver commesso? Quale la loro estrazione sociale? Sarei stata in grado di gestirle? Sarei dovuta restare sola con loro?

Quando ho fatto il primo cerchio mi sono resa conto che tutto quello che avevano fatto non mi importava più; quello che mi interessava era la loro maternità, la loro esperienza con i figli, il loro essere donna.

È bello stare con loro durante il periodo che precede il parto e vivere con loro tutte le loro attese e aspettative.

È bello incontrarle nuovamente dopo il parto con il loro piccolo sempre vicino; stiamo insieme, parliamo, ci confidiamo i dubbi e le paure della maternità. Si sfogano anche per la forzata convivenza con altre donne, per le loro solitudini e per la tristezza di non poter far crescere l’ultimo nato con il padre e con i fratelli. Vogliono parlare di allattamento, di svezzamento, di vizi e capricci e trovano molto stimolante il corso di massaggio infantile.

Quello che più mi piace e colpisce è che molte di loro aspettano le doule, aspettano il lunedì per poter fare qualcosa di speciale e di diverso con il loro bambino. Aspettano le doule per poter raccontare come si sentono veramente sapendo di non essere giudicate e soprattutto che quello che raccontano rimane tra noi.

Quando entro in carcere mi spoglio da tutti i pregiudizi e i condizionamenti, vedo le donne per quello che sono e non per quello che hanno fatto, e questo mi aiuta a crescere come donna e come doula.



Se hai una storia da raccontare o dei consigli
scrivici a info@mondo-doula.it

Carissimi/e soci/e e visitatori/visitatrici, dal 22 aprile 2017, l'Associazione di Promozione Sociale Eco Mondo Doula si e' trasformata in Associazione Professionale Mondo Doula, ai sensi della legge 4/2013, cambiando anche la sede legale.

I necessari cambiamenti al sito ed alla documentazione sono in corso e richiederanno un po' di tempo... ci scusiamo per eventuali disagi e/o difformita'.