Mamme Podaliche

INTRODUZIONE
 
Quando si ricercano informazioni, risposte, dati, persone che “conoscano”, opinioni e condivisione rispetto ad una determinata tematica è perché in qualche modo quest’ultima ci tocca o ci ha toccato nel profondo. Più frequentemente, perché l’abbiamo vissuta sulla nostra pelle e sentiamo il bisogno di esternarla, raccontarla o in un modo o nell’altro di conservarne la memoria. Così nasce questo scritto dedicato alle Mamme podaliche di cui sento di aver fatto parte per un breve, ma intenso, periodo della mia esistenza: un’esperienza che ha segnato la mia vita, quella della mia bambina, nonché la nostra relazione di madre e figlia. Una grande avventura che abbiamo condiviso dall’inizio alla fine e che ci ha permesso di ascoltarci, comprenderci e quindi ri/conoscerci.
Quando ero al quinto mese feci la morfologica prevista dall’agenda di gravidanza. In quell’occasione potei vedere quel piccolo esserino (all´epoca non sapevamo ancora il sesso, abbiamo atteso la sorpresa fino alla nascita) che stava crescendo dentro di me e che sentivo muovere già da diverse settimane. Prima il femore e gli organi interni, poi l’addome che scambiai per la testa, e poi il suo volto, il profilo, così nitido e ben delineato, un profilo maya che ci fu d’ispirazione per quello che divenne il suo nome. Si muoveva, lo potevo sentire e vedere allo stesso tempo. E infatti lo vidi comodamente seduto sulla vescica, così ben sistemato che la dott.ssa aveva dovuto stimolarlo ripetutamente con la sonda per verificare che l´ultima parte della colonna fosse a posto. Questo dettaglio della posizione attivò in me un campanellino d’allarme… Contemporaneamente mi era capitato di parlare con un´altra mamma in attesa la quale, trovandosi alla trentesima settimana di gestazione, mi aveva manifestato la paura che il suo bambino rimanesse podalico fino alla fine, costringendola ad un cesareo programmato, come già le aveva annunciato minacciosamente il suo ginecologo. Memore delle tecniche di rivolgimento osservate e raccontate da donne e parteras  messicane, mi misi alla ricerca di informazioni per aiutare la mia amica (e forse in fondo anche un po’ me). Mi imbattei nel dott. Regaldo, a quanto pareva unico medico in Piemonte che gratuitamente effettua rivolgimenti di podalici. Ero contenta: sentivo di aver trovato la soluzione giusta in una società medicalizzata come la nostra: regime di day hospital, ecografia prima, durante e dopo la manovra, analisi del sangue e sala operatoria pronta per le emergenze. Lo raccontai e lo consigliai alla futura mamma e, tra me e me, dissi: "se il mio sarà podalico andrò a fare il rivolgimento, senza dubbio". Il bambino della mia amica si girò alla 33° settimana. Sospiro di sollievo per lei. Il mio, con il susseguirsi delle visite, sembrava continuare nella medesima posizione; la sua presentazione era proprio quella tipica di natiche (quella che chiamano “incompleta varietà natiche”, come vedremo di seguito) con la testa che mi spingeva sotto le costole sinistre e le gambette che puntavano sul fianco destro. Alla 35a settimana la visita ostetrica era stata dubbia: un´ostetrica sosteneva che fosse podalico, ma non volendo mettermi agitazione, consigliava un controllo più accurato; l´altra credeva di aver sentito la testolina in basso, ma non era molto sicura. Io ero convinta che in quei giorni si fosse girato. Il risultato dell´ecografia fu per me devastante: il bambino continuava ad essere podalico e io dovevo scegliere se girarlo, sperando che il rivolgimento andasse a buon fine, o se rinunciare al mio desiderio del parto in casa accettando, sconfitta, un cesareo. Le ostetriche mi fecero capire chiaramente che non avrebbero assistito una primipara podalica, nonostante mi sentissi pronta ad affrontare una parto simile. Trascorsi una settimana di conflitto interiore, la più straziante di tutta la gravidanza e proprio a ridosso del parto! Un parto che avevo accuratamente preparato e “studiato” con cura, che si sarebbe dovuto svolgere nell’accogliente atmosfera familiare, accompagnata da due ostetriche meravigliose, nel pieno rispetto dei miei desideri e del benessere del piccolo che sarebbe arrivato.
Dal mio diario:
 
35 settimane+1gg
 
“Non riesco a far altro che pensare a questo; quando non ho in mano una soluzione mi viene difficile svagarmi con qualcos’altro o rilassarmi come mi ha consigliato di fare in questi giorni la mia ostetrica. E tutto dipende dalle ostetriche … E’ giusto?
E’ giusto che debba scegliere tra l’ospedale e l’obbligare il mio bambino a girarsi?
E’ giusto che la scelta non sia libera?
E’giusto che questo bambino nasca di testa quando potrebbe farlo di sedere?
E’ giusto che per questo io debba rinunciare al parto naturale?
E’ giusto che in Italia ci si sia dimenticati che i bambini possono nascere in modi diversi ed hanno tutti lo stesso diritto di venire al mondo come meglio credono?
Nevica. Nevica tanto. I tetti e le strade sono ormai tutti bianchi. E’ una di quelle giornate che fa riflettere. Vedi? Chi può bloccare il tempo? Tutti desideravano la neve a dicembre per festeggiare il Natale nel caldo focolare casalingo accompagnati da una soffice e silenziosa pioggerella bianca e invece eccola qua a gennaio, a metà settimana, che rovina i piani ed il lavoro alla maggior parte delle persone che nonostante tutto deve andare avanti. Il/la mi@ bambin@ è così, come la neve: tutti si aspettano che segua il cammino di tanti altri bambini prima di lui/lei, che faccia la capriola in un dato momento e diventi cefalico. Eppure per ora non ne ha nessuna intenzione. E’ come la neve … se fosse come la neve, chi lo/la potrebbe controllare? Chi lo/la potrebbe obbligare? Sta sconvolgendo i piani di tutti, in primis delle ostetriche. Eppure io sto bene e sono sana; lui/lei è san@, ha una vitalità incredibile. Perché no? […]
[A mio marito] Cosa faresti tu se il bimbo fosse nella tua pancia? Silenzio, una lunga pausa e poi, accarezzandomi la pancia: - Proverei a girarlo-“.
 
Tentai tecniche di rivolgimento “dolci”, quelle che servono ad incitare il bambino ad effettuare la capriola, ma nel mio caso non ebbero successo. Così, presa dalla stanchezza e dalle miriadi di emozioni che dentro di me continuavano a girare e a rigirare, a contorcersi e ad esplodere in momenti catartici di pianto e rabbia, decisi di provare il tutto e per tutto perché, se l´alternativa era il cesareo, non mi sentivo pronta ad una tale esperienza. Tutto, ma non il cesareo! Questa era l’unica cosa che mi apparve chiara dopo una lunga considerazione sulla possibile lezione di vita che il cesareo mi avrebbe potuto impartire. Contattai il dott. Regaldo un martedì e mi recai a Cirié il venerdì. Il bambino aveva magicamente cambiato posizione il giorno in cui parlai al telefono con il dottore: sempre podalico, ma invece di avere il sederino impegnato aveva i piedini, e la schiena poggiava sul lato destro della pancia. Il rivolgimento avvenne in mattinata in pochi minuti. Il battito del cuore ebbe un piccolo rallentamento, ma non appena lo chiamai “chiquitito” come facevo sempre quando mi rivolgevo a "lui", riprese di colpo. Fu come se la mano del medico lo avesse allontanato fisicamente da me sconvolgendo il suo stare in armonia con il nostro spazio ed impaurito dicesse: “mi sento solo, mamma, dove sei?”. Percepii questa richiesta e risposi, confermando la mia presenza. Feci il monitoraggio subito dopo, poi nuovamente nel pomeriggio, il giorno dopo e infine la settimana successiva. Il bambino, che scoprimmo essere una splendida bambina, è nato in ospedale dopo un estenuante travaglio a casa con un parto spontaneo e fisiologico due giorni prima del termine. Ma questa è ancora un’altra storia …
 
 
COSA VUOL DIRE PODALICO
 
Quando si affronta una gravidanza si è portate a pensare che al momento del parto la prima cosa che si scorgerà del proprio bambino sarà la testolina: “è biondo!” oppure “quanti cappelli neri!” esclameranno in coro l’ostetrica e gli operatori presenti. Questa testolina tonda che nell’immaginario di ogni donna crea paure ed interrogativi: “ma come farà a passarci?” “più è grossa e più farà male!”, rappresenta l’inizio della fine: sta uscendo e dopo poco tutto sarà finito.
Chi ha mai sentito dire, invece: “guarda che bel sederino che ha!”, oppure “ecco il piedino!” al momento della nascita? Se ciò accadesse vorrebbe dire che il bambino è podalico.
 
                        Podàlico agg. [der. del gr. πούς ποδός «piede»] (pl. m. -ci). – Propr., relativo ai piedi; è termine usato esclusivam. in ostetricia (dov’è inesattamente sentito come connesso etimologicamente con podice): presentazione p., modalità di presentazione del feto nella quale quest’ultimo, al momento del parto, ha la parte inferiore del corpo (podice) orientata verso il collo dell’utero, cioè verso l’esterno; in questi casi, nei quali in passato il parto (parto p.) veniva coadiuvato mediante l’esecuzione di particolari manovre (estrazione p.), si ricorre attualmente al taglio cesareo per evitare possibili lesioni fetali.[1]
 
Dunque podalico vuol dire che la parte inferiore del corpo (il podice, ovvero il sedere), e non la testa, poggia verso l’uscita. Questo aggettivo è usato ormai indistintamente e in modo spesso non corretto (“inesattamente sentito come connesso etimologicamente con podice”) ogni qual volta all’altezza del pube vi si trovi qualsiasi parte del corpo che non sia la testa.
Esistono, infatti, tipi diversi di posizioni podaliche che variano a seconda del luogo in cui gli arti inferiori si trovano:
 
1-     COMPLETA (complete breech): il feto è seduto con le gambe piegate, le ginocchia sull’addome ed i piedi incrociati come se fosse accovacciato. Alla nascita si presentano le natiche ed i piedi;
 
2-     INCOMPLETA[2]:
a)     varietà natiche (frank breech): il feto è piegato in due. I piedi sono vicino al volto e le natiche poggiano sulla pelvi della madre. In questo caso, al momento dell’espulsivo, affiora sempre per primo il sederino;
b)     varieà ginocchia: le gambe sono flesse sulle cosce e le ginocchia sono le prime a presentarsi nell’ingresso pelvico;
c)      varietà piedi: le cosce e le gambe sono parzialmente estese ed i piedi sono i primi a presentarsi;
d)     varietà mista (incomplete breech): il feto è rannicchiato con una delle due gambe piegata e l’altra stesa di fronte al viso. Si presenteranno il piede e un ginocchio, oppure una natica ed un piede, ecc…
 
 
 
La posizione podalica è normale e tipica del feto nella prima parte della gravidanza; man mano che procede nella crescita la maggior parte si prepara girandosi a testa in giù. Alcuni mantengono il loro stato fino alla fine. In altri casi bambini cefalici compiono una sorta di oscillazione da un lato all’altro del ventre materno che può farli apparire, al momento dell’ecografia, come momentaneamente podalici. Si tende a pensare che ritornino nella posizione iniziale. Altri ancora da cefalici improvvisamente diventano podalici.
 
 
 
 
GIRIAMOLO!
 
Attualmente, in Italia, non è prevista nelle strutture ospedaliere l’assistenza al parto podalico. Questo è vero per le primipare; per le pluripare la possibilità può esistere a seconda del ginecologo che l’accompagna nel percorso e in base ai servizi che l’ospedale offre alla donna. Le situazioni vengono valutate di caso in caso. Le donne che, al contrario, intendono partorire in casa assistite da una o più ostetriche devono spesso attivarsi mettendosi alla ricerca minuziosa e scrupolosa di una professionista che si senta sicura e disponibile ad affrontare un caso così particolare. Raramente si riesce nell’intento.
Se come prima soluzione non viene consigliato un cesareo programmato (realtà più comune), esiste un ventaglio di possibilità a cui la donna può accedere per accompagnare il bambino aiutandolo a compiere la capriola. Quelle oggi conosciute in Italia sono:
 
1)     Uso di luce, voce e suono
 
2)     Moxibustione e agopuntura
 
3)     Rebozo
 
4)     Rivolgimento per manovre esterne a termine (RME)
 
L’elenco segue un ordine che va dal metodo più leggero e incoraggiante, a quello più invasivo e attuativo. E’ un ordine del tutto arbitrario.
 
1)    USO DI LUCE, VOCE E SUONO
Recenti studi[3] hanno evidenziato come il ventre materno, l’utero in particolare, sia un ricettacolo di suoni, odori e colori che il bambino percepisce fin dalle prime settimane di gestazione. Uno dei primi sensi che si sviluppano (8°settimana) è il tatto veicolato dall’organo più esteso di tutto il corpo: la pelle. La voce della mamma, che è suono e quindi vibrazione, massaggia il proprio bambino ogni volta che parla, canta, ride, urla, ecc ... In ogni momento la mamma è in contatto con il feto che riceve vibrazioni. Inoltre, attraverso il ventre, viene filtrata della luce che sembra “illuminare” l’utero e quindi l’ambiente in cui il feto cresce e si sviluppa. Spesso si consiglia infatti di indossare vestiti chiari in modo che il sole o le luci rischiarino il mondo intrauterino. Quando il bambino è podalico può risultare efficace puntare una luce sulla pancia ed invitare il feto a compiere la capriola: la fonte luminosa deve disegnare fisicamente il percorso che il bambino dovrebbe fare per posizionarsi cefalico. Come ad attirare l’attenzione del piccolo, si può far uso di strumenti musicali esterni (ad esempio sonagli) o interni (la voce o il canto profondo incanalando la vibrazione verso il perineo).
 
 
2)    MOXIBUSTIONE E AGOPUNTURA
Nelle tradizioni antiche il corpo racchiude il Cosmo: gli opposti (caldo-freddo, secco-umido, maschile-femminile, duro-morbido, ecc…) convivono armonicamente in ogni parte di esso. Quando fattori esterni/interni rompono questo equilibrio subentra uno stato patologico, la malattia. Vuol dire che c’è un prevalere di un elemento rispetto all’altro.
La moxibustione (parola inglese che deriva dall’unione di due ideogrammi moe-bruciare- e kusa-erba- quindi “erba che brucia”[4].) è una pratica terapeutica di origine cinese che unita al massaggio o all’agopuntura o applicata singolarmente viene utilizzata per curare stati alterati di salute, in cui si considera che ci sia la presenza di uno squilibrio intra-corporeo. Negli ultimi tempi, in Italia, è entrata a far parte di quelle tecniche che possono aiutare il feto a girarsi qualora esso sia podalico.[5]
Si accende un sigaro di artemisia (Artemisia Vulgaris) e lo si avvicina alla parte esterna del quinto dito del piede. Il calore si diffonde nel punto V67, un punto collegato al meridiano della vescica che si pensa possa stimolare il feto a riposizionarsi (i meridiani, contemplati nella tecnica dell’agopuntura, sono canali in cui scorre il flusso di energia vitale, il “qi”. Ce ne sono 6 per ogni braccio e gamba, e su ognuno passano diversi punti, 600 in totale). E’ una tecnica non invasiva e di facile esecuzione anche a casa: durante l’applicazione la donna rimane sdraiata supina o distesa su un fianco, appoggiata su dei cuscini in modo che il ventre rimanga morbido e non contratto. Il sigaro rimane vicino al piede fino a completa consumazione, circa 15 minuti e viene mosso in senso rotatorio, avvicinato e allontanato ripetutamente. La punta che brucia non viene mai a contatto diretto con la pelle, quindi quello che la donna percepisce è solo un calore piacevole. L’operazione deve essere effettuata a entrambi i piedi, almeno una volta al giorno per 15 giorni. In genere si consiglia tra la 32a e la 37a settimana di gestazione con migliori risultati nelle settimane vicine al parto. Le percentuali di riuscita si aggirano intorno al 70%.
 
 
3)    REBOZO
Il rebozo è un grande scialle messicano di forma rettangolare, lungo 3 metri e largo 50 cm circa, spesso lavorato a mano su telai tradizionali. Usato in molteplici contesti dalle donne messicane, acquisisce una funzione precisa se applicato alle donne in gravidanza. Le parteras tradizionali (levatrici) ne facevano largo uso, e continuano ad aiutarsi con esso durante travagli o parti difficili, ma anche nei casi di bambini podalici. Questa tecnica è arrivata in Italia solo recentemente grazie ad alcune parteras messicane che ne stanno divulgando la conoscenza.
La partera appoggia il rebozo sui fianchi della donna in modo da contenerla e sostenerla e la scuote eseguendo movimenti piccoli e veloci. La donna deve adottare alternatamente due posizioni: supina con il bacino sollevato da dei cuscini; prona, a quattro zampe, con il bacino in alto e gli avambracci appoggiati per terra (meglio se con la testa per terra e le mani vicino alle orecchie). Queste posizioni devono essere comode in modo da permettere alla pancia di rilassarsi, evitando contrazioni, e da garantire al bacino la massima mobilità. Il massaggio deve essere eseguito ogni 2 ore per venti minuti (possibilmente lontano dai pasti), intercambiando le posizioni. Il periodo consigliato per una riuscita ottimale parte dalla 36a-37a settimana di gestazione in avanti (non prima). Le percentuali di riuscita sono molto alte (secondo le parteras tradizionali arrivano al 90% dei casi).
 
4)    RIVOLGIMENTO PER MANOVRE ESTERNE A TERMINE (RME)
Il rivolgimento esterno è un’antica tecnica che ostetriche e levatrici conoscevano prima che il parto diventasse una questione prettamente medica. Attualmente fa ancora parte di quelle pratiche che solo ostetriche che vivono in contesti tradizionali o semi-urbani (in particolare in America Latina, Africa ed Asia) conoscono e possono mettere in atto senza l’ausilio di strumenti o apparecchi medici, bensì con l’unico uso delle loro mani capaci di riconoscere la posizione del feto e di esercitare una pressione/massaggio necessari a girarlo.
In Italia il rivolgimento viene praticato e riconosciuto attualmente solo se effettuato da ginecologi che lavorano in determinate strutture ospedaliere o punti nascita. Questi specialisti sono un’eccezione alla regola generale del taglio cesareo elettivo e per tanto in alcune Regioni se ne contano poche presenze se non addirittura nessuna.
In Piemonte, all’ospedale di Ciriè, è una realtà concreta proposta e mantenuta dal Dott. Regaldo[6], medico chirurgo specialista in ginecologia ed ostetricia.
Il rivolgimento viene effettuato in regime di day hospital: si entra al punto nascita la mattina e si viene dimesse nel pomeriggio. Un’ecografia preliminare verifica la posizione podalica del feto, la posizione della placenta, del cordone ombelicale, la quantità del liquido amniotico, le dimensioni ed il peso del feto. Se l’ecografia rivela una situazione generale ottimale la donna viene ricoverata e sottoposta a degli esami ematologici di controllo (utili nel caso di un taglio cesareo d’urgenza) e ad un tracciato CTG per verificare il benessere del feto. Prima della manovra è consigliata (quindi non obbligatoria) la somministrazione di un medicinale in grado di ammorbidire l’utero. La donna viene fatta sdraiare sul lettino vicino all’ecografo che indica non solo la posizione ma anche il battito cardiaco fetale, e la manovra viene effettuata in genere nel giro di pochi minuti: una mano ferma e decisa solleva il sederino dalla sinfisi pubica mentre l’altra accompagna la testolina del bambino evitando che torni indietro, ed insieme provvedono all’effettuazione del rivolgimento. Ad ogni movimento (in genere ne bastano tre per completare il giro) viene controllato il battito. La percezione di dolore è nulla, forse un leggero fastidio nell’ultimo tratto quando la testa si sta per posizionare. A conclusione della manovra potrebbe esserci un rallentamento del battito cardiaco fetale che nel giro di pochi secondi riprende normalmente. Successivamente la donna viene sottoposta a due tracciati in giornata, uno il giorno dopo ed uno a distanza di una settimana. I rischi di complicazioni maggiori sono molto bassi, intorno allo 0.37%.[7]
Il periodo di gestazione in cui può essere effettuato il rivolgimento è di 36 settimane per le nullipare e di 37 per le pluripare, ma determinare quale sia il momento giusto è una questione ancora dibattuta e per tanto aperta a nuovi studi:
 
Una terza revisione Cochrane ha analizzato l’efficacia della manovra ad epoche gestazionali precedenti. I risultati dei tre studi presi in esame sono contraddittori e non chiariscono se sia preferibile proporre la manovra in epoche precoci (33-37 settimane) o tardive (dopo 37 settimane). Secondo gli autori della revisione l’anticipazione dell’epoca cui effettuare la versione cefalica potrebbe comportare dei benefici; essi rimandano la conclusione ad un trial che è in corso di attuazione[8].
 
Le percentuali di successo per RME si aggirano intorno al 71% alla prima gravidanza e al 90% alla seconda gravidanza. Il parto in genere riesce ad avvenire spontaneamente e fisiologicamente anche se sono stati riscontrati alti tassi di cesarei a seguito del RME:
 
Il fatto che la frequenza del rivolgimento non si traduca automaticamente in una uguale riduzione del parto cesareo è confermata da studi che evidenziano che il tasso di cesarei è maggiore dopo la versione rispetto alla presentazione cefalica spontanea (circa il doppio per le nullipare e più di 4 volte per le pluripare)[9]
 
In effetti, come si è verificato anche nel mio caso, il travaglio può essere più lungo e difficile e l’espulsivo ugualmente faticoso perché la testa del bambino sembra non riuscire a trovare la giusta modalità per incanalarsi e quindi posizionarsi correttamente, come se in fondo sapesse che quello non è il “Suo modo” per venire al mondo. Questa complicazione, facilmente risolvibile con un aiuto ostetrico tecnico, attento ed incoraggiante, spesso fa optare il personale medico per un taglio cesareo. Questo spiega il perché della mancata relazione inversamente proporzionale tra rivolgimento e cesareo.
 
Una domanda allora sorge spontanea: perché alcuni bambini decidono di essere podalici?
 
 
DIMMI PERCHÉ SEI PODALICO BAMBINO MIO…
 
La presentazione podalica interessa il 4% delle gravidanze a termine[10]
 
Una percentuale molto bassa che aumenta più indietro si va con l’età gestazionale: bambini pretermine (32-34 settimane) hanno più probabilità di essere podalici rispetto ai bambini che nascono a termine; questo perché la maggior parte dei feti adotta questa posizione durante gran parte della gravidanza e poi effettua il capitombolo o capriola in preparazione dell’evento nascita. Dalla 36a settimana diminuisce la possibilità che il feto si giri, anche se non è possibile determinarlo con certezza assoluta: alcuni bambini si girano addirittura durante il travaglio (sia da podalico a cefalico che viceversa)!.
Gli studi scientifici sono ancora lontani dal determinare le cause di tale “problema”[11] e le ricerche ottengono risultati molto diversi:
 
altri fattori descritti in letteratura riguardano la madre (presenza di vizi o tumori pelvici, malformazioni uterine, abitudine al fumo di sigaretta, elevato indice di massa corporea - BMI, eccessivo aumento di peso in gravidanza), caratteristiche del feto (malformazioni , basso peso alla nascita) e caratteristiche della gravidanza in corso (gravidanza gemellare, posizione della placenta, polidramnios, brevità del cordone ombelicale)[…] È stata supposta anche una predisposizione genetica: i genitori nati podalici hanno più frequentemente un figlio nato in posizione podalica. Tutti questi fattori spiegano tuttavia solo una quota limitata della variabilità osservata nella frequenza di presentazione podalica, compresa tra 5% e 15% [1,3]; evidentemente altri elementi, non noti, possono condizionare l´esito studiato.[12]
 
Un dato curioso rivela che
 
la presentazione podalica occorre più frequentemente in donne di origine caucasica di livello socio-economico medio-alto, condizioni che in generale si associano a esiti di gravidanza e parto più favorevoli (cosiddetto paradosso della presentazione podalica)[13]
 
Forse proprio quelle mamme che pensano troppo ed hanno una varietà di servizi a cui affidarsi e che sono in grado di “risolvere” il problema?
L’esperienza delle ostetriche e delle doule che lavorano con le donne, instaurando un rapporto di fiducia e spesso molto intimo, parla in maniera molto chiara a riguardo: il cesareo è la soluzione al problema che non si interroga, ma facilita. E’ la via diretta e acritica, quella più gestibile e “sicura”. Ma il podalico, o meglio, la “relazione podalica” (come mi piace vederla) è un’altra faccenda. Madre e bambino sono connessi, in qualche modo si parlano, comunicano, si esprimono; facilitare questo dialogo, soprattutto nel terzo trimestre della gravidanza, può cambiare decisamente le carte in tavola. Vedere la madre ed il bambino come esseri dotati di una soggettività, di un passato e di un presente, di desideri e paure permette di esplorare un piccolo ecosistema in cui esistono precari equilibri che spesso si manifestano silenziosamente:
 
Più che correggere il bambino diverso, l’ostetrica può aiutare a creare le migliori condizioni possibili per lui perché possa trovare la sua via, e se dovesse essere quella podalica, che possa nascere podalico, o per cesareo o per via vaginale.[14]
 
Quando un bambino è podalico manda un messaggio alla madre, al padre, e al mondo esterno: sta a noi carpirne il significato ed interpretarlo. Interrogarci su: “che messaggio vuole mandarmi il mio bambino?” o “che cosa sto trasmettendo al mio bambino?” o ancora “come mi aspetto che nasca, cosa mi immagino, cosa sento?” possono essere un buon inizio per capire che strada prendere. Nelle risposte che troviamo dentro di noi possono emergere dubbi, paure incomprese verso il parto, la gravidanza o la relazione futura con il bambino; bisogno di contenimento, rilassamento, nutrimento fisico o emotivo, di espressione, di accoglienza e accettazione, protezione sia del bambino che nostro.
A questi bisogni si può provare a rispondere attingendo dalle nostre risorse più profonde.
 
 
HO BISOGNO DI UNA DOULA…
 
Una doula può risultare essenziale in un momento così difficile come quello in cui si scopre che il proprio bambino è podalico. In alcune donne scatta la rassegnazione: si consegnano all’inevitabile taglio cesareo sperando in un ultimo miracolo prima dell’intervento. Altre credono fermamente nei progressi della medicina e accolgono convinte la proposta del loro ginecologo come unico modo sicuro per far nascere un podalico. Per altre donne ancora, quelle che desiderano un parto fisiologico per sentire ed essere padrone di se stesse, il podalico si può tradurre in una crisi interiore notevole: ci si domanda il perché, si cercano rimedi, soluzioni, non ci si dà pace, la posizione del bambino diventa quasi un’ossessione (“si sarà girato? Continuo a sentire la testa sotto le costole, o forse è il sederino?”). Ci si sente attanagliate da una scelta che non si vuol fare, dal conflitto tra una natura che dovrebbe fare il suo corso e l’intervento umano che scompiglia tutti i piani; il tempo stringe la gola e crea ansia. Paradossalmente, più in là si va con l’epoca gestazionale e più possibilità ci sono che i metodi alternativi che abbiamo visto sopra funzionino (tutti dalla 36esima settimana in poi), ma il RME non permette slittamenti (non oltre la 36esima): i protocolli parlano chiaro. Non si può aspettare, anche volendo. Spesso anche l’idea di obbligare un bambino a compiere la capriola può non essere una scelta coerente con il concetto di naturalità a cui molte donne aspirano. E tutto perché i parti podalici non vengono assistiti per “paura”: il rischio più grande è che la testa rimanga incastrata e non esca in tempo utile:
 
Da quando i bambini podalici nascono per taglio cesareo, per le mamme è diventato un problema. O un sollievo, quando prevale la paura di partorire.
Un tempo anche questi bambini nascevano e il parto si sapeva essere più dolce, meno doloroso di quello cefalico, anche se spesso più lungo.
[…]In un tempo, dove il parto viene visto come un processo meccanico, la partecipazione attiva, la competenza del bambino e dell’intuizione che guida le mani dell’ostetrica nel disincagliare il bambino dal corpo materno, non sono più considerati elementi di sicurezza [Schmid].
 
In realtà non esiste una vera scelta … A questo si aggiunge il giudizio morale ed etico, secondo cui qualsiasi metodo alternativo non è considerato realmente efficace, e quello medico che ritiene che il benessere del bambino dipenda da quanto la madre sia in grado di accettare che la chirurgia è l’unica soluzione per “salvare il bambino” che “non è stato capace di girarsi da solo”. Le donne arrivano a sentirsi inadeguate, di conseguenza fanno sentire il proprio bambino inadeguato. Si colpevolizzano ed il podalico diventa “una patologia”, un problema irrisolvibile, un rischio ormai ingestibile naturalmente. E se capovolgessimo la domanda? Come mai i bambini si girano a testa in giù? Nessuno sa rispondere, è la natura …
Il sostegno di una doula può essere di gran aiuto e sollievo; un modo per esplorare il mondo del podalico e per capirsi più a fondo. La doula può proporre momenti di apertura (comunicazione verbale, condivisione e ascolto attivo); di interiorizzazione (rilassamento e visualizzazioni, espressione artistica, vocalizzazioni); di movimento per riconnettersi con la propria fisicità e la sensazione corporea (spesso le mamme hanno timore di toccare la propria pancia in un modo che non sia culturalmente accettato, cioè diverso dalla carezza leggera; imparare a palpare la pancia, a sentire le forme del bambino con un tocco più deciso e sicuro aiuta a visualizzare e a percepire con maggiore sensibilità la concretezza del bimbo).
Una doula può stare accanto alla donna in tutte le fasi critiche per aiutarla a sentirsi sicura e consapevole di ciò che desidera per il proprio bambino e per se stessa, perché entrambi sono attori del medesimo processo di nascita.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
CONCLUSIONE
 
Ancora molte cose si potrebbero aggiungere al tema: da dati scientifici e ricerche approfondite a esperienze di mamme podaliche. L’argomento è così vasto e ancora in aggiornamento che richiederebbe pagine e pagine. Vorrei allora tornare alla mia esperienza e concludere con una domanda che ha riecheggiato nella mia mente per un breve ma intenso periodo: “e se il mio bambino avesse deciso di nascere podalico perché dotato di una capacità/intelligenza diversa?”. Dopo aver conosciuto mia figlia mi rendo conto che è proprio così e per questo spesso quando mi rivolgo a lei la chiamo teneramente “la mia piccola podalica”.
Quando andai dalle ostetriche per la visita dopo l’ecografia che aveva confermato la posizione podalica e piansi disperata per la situazione che mi devastava, perché sentivo che la mia bambina era “sbagliata”, loro riuscirono a convertire una triste sofferenza in una dimensione più magica e armoniosa che mi cambiò completamente la prospettiva. La mia bambina non era più incapace, di carattere debole o inetta: era straordinaria, forse aveva poteri particolari ed uno spirito più vicino al divino, per questo preferiva rimanere a testa in su!
Alle mamme podaliche che provano o hanno provato questo sentimento negativo e contraddittorio e i cui bambini sembrano aver deciso di essere podalici, riporto le parole di Verena Schmid che per me sono stati la conferma di quello che già mi avevano manifestato le mie ostetriche e che ringrazio per averlo condiviso con me in un momento così delicato:
 
Esiste un’ipotesi che il bambino podalico che scelga questa posizione (non riguarda il bambino che la subisce) sia un bambino più vicino al cielo che alla terra. Quindi in molte tradizioni gli viene attribuito un potere spirituale superiore. Alle sue mani è attribuita la capacità di guarire. Essendo rara la nascita in posizione podalica, il bambino venuto al mondo in questo modo, nelle culture che valorizzano il diverso era considerato particolare, straordinario, dotato di doni speciali. Spesso veniva dedicato al tempio o a altre funzioni di tipo spirituale.[15]
 
L’ho girata perché le circostanze non mi permettevano di scegliere altrimenti, ma consapevole della sua natura diversa che si esprime in ogni suo gesto e sguardo.

di Gaia Virbino, doula

 
 
 
BIBLIOGRAFIA
 
 
Baronciani D. et al., La nascita in Emilia Romagna. 10° Rapporto sui dati del certificato di Assistenza al Parto (CedAP) Anno 2012, Bologna: Regione Emilia-Romagna, 2013.
Ben Meir Elram T.et al., The incidence of spontaneous version after failed external cephalic version., Am. J. Obstet. Gynecol., n°196(2), pp. 157 e 1-3, 2007.
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[1] http://www.treccani.it/vocabolario/podalico/
[2] Resp. Scagliarini G., Protocollo di studio giù la testa, Bologna: https://www.google.it/?gfe_rd=cr&ei=CMSqVPGAH9Ks8wfQ4ICoBQ#q=rivolgimento+podalico+lombardia
[3] Tomatis A., La notte uterina, ed. Red, 2009
[4] http://it.wikipedia.org/wiki/Moxibustione
[5]: [Cit.: A partire dagli anni ’70, alcuni studi clinici non randomizzati sono stati eseguiti in Cina e poi in Italia su questo argomento. Uno studio randomizzato e controllato eseguito in Cina sulla base di un protocollo prodotto in Italia, ha dimostrato l’efficacia del trattamento (autosomministrato a domicilio) nel ridurre le presentazioni podaliche a 35 settimane e a termine di gravidanza in una popolazione di primigravide Cinesi trattate alla 33a settimana. In seguito, un trial confermativo eseguito in Italia utilizzando un protocollo analogo è stato interrotto a causa della bassa compliance al trattamento da parte della popolazione reclutata. Tale osservazione potrebbe essere determinata sia dal fatto che la randomizzazione non teneva conto della “preferenza delle donne” verso un trattamento non convenzionale sia dall’insufficiente background culturale in Medicina Tradizionale Cinese dei professionisti medici e ostetriche ospedalieri dedicati all’addestramento delle donne stesse). Un trial condotto in Italia sull’efficacia dell’agopuntura-moxibustione (tecnica che richiede l’intervento di un agopuntore), ha dato risultati incoraggianti]. (Resp. Scagliarini G., Protocollo di studio giù la testa, Bologna)
 
[6] www.regaldo.it / Facebook: G.I.R.O:Gruppo Italiano Rivolgimento Ostetrico Podalico
[7] www.regaldo.it/informazioni-utili-3/informazioni-gravidanza/problemi-e-disturbi-gravidanza/come-fare-se-il-bimbo-e-podalico/
[8] Resp. Scagliarini G., Protocollo di studio giù la testa, Bologna.
[9] Ibid.
[10] http://www.saperidoc.it/
[11] Il podalico è visto come un problema perché esce dalla fisiologia.
[12] Ibid. (corsivo mio).
[13] Ibid.
[14] Schmid Verena, introd. a Il bambino podalico, D&D rivista, N°56, Marzo 2007.
[15] Ibid., p.17


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