Maternità e lavoro

Maternità e lavoro ?
Di Emanuela Geraci

Perché è così difficile essere madri e lavoratrici allo stesso tempo ? Perché è così straziante ? Perché ha costi emotivi e psicologici così alti ?

Mi ronzano nella testa una serie di spiegazioni, storico-sociologiche, di buon senso, voci di donne: Il lavoro femminile è diventato un fenomeno di massa solo nel dopoguerra.
Queste voci dicono: “Prima erano solo le zitelle che lavoravano, le vedove, le donne sole. Di costi psicologici non si parlava, c’erano solo i costi. E poi i bambini non erano così importanti, i primi anni non lavoravi, e poi c’era il cortile, la strada, le nonne, le zie, le famiglie di una volta.

C’era una volta…le madri lavoratrici erano poche, erano quelle bisognose che non gliene fregava niente a nessuno. O quelle ricche che avevano le governanti, le cuoche e le sguattere. Le contadine si portavano i bambini nei campi e li legavano agli alberi. Se poi qualcuno si slegava e finiva in un burrone, beh ! Era una cosa terribile, ma di cose terribili ce n’erano tante.
Le mamme poi non lavorano di già ? La maternità non è un lavoro ? Bisogna prendersela comoda, rilassarsi, dare spazio a questa nuova esperienza, se sei un po’ nervosetta... O se no, fai come la campionessa olimpionica, la super mamma, tira di scherma, vince la medaglia, partorisce in corsa, pensa sempre al suo bambino”.

Mah ! Mi sembra che in poche righe ho già accumulato parecchie contraddizioni. Insomma le donne lavoravano o non lavoravano ? Sembra di si, in fin dei conti, anche se lo stereotipo le voleva tutte madri-mogli linde e sorridenti, sempre disponibili e molto indaffarate.

E lavorano anche oggi, lavorano in tante, cercano di inventarsi un modo di sopravvivere al rientro al lavoro, all’ignoranza dei colleghi e dei capo-ufficio, all’allattamento dove ? quando ? Alle notti in bianco. Alla crisi della maternità.
Ma tutto questo che vuol dire ?

Parlare di maternità e lavoro vuol dire lasciarsi un po’ di certezze alle spalle, entrare in una zona perturbante, dove il cuore si “spaura” e rischia di perdersi. E’ quella zona inquieta da cui nasce il pensiero.
Vuol dire fare i conti con l’emancipazione femminile, con l’uguaglianza e con la differenza e soprattutto con qualcosa di inafferrabile e sfuggente come i significati. Già, i significati.
Cosa vuol dire per una donna diventare madre. E cosa vuol dire lavorare, per una donna che è diventata madre ? Qual è il senso che dai al tuo lavoro ?
Prima di diventare madre, è difficile che una donna si interroghi sull’importanza del riconoscimento della differenza di genere sui luoghi di lavoro. Il mio lavoro è adatto al mio essere donna ?
In genere, prima di diventare madri, a malapena si sa di essere donne. Figuriamoci poi sapere cosa vuol dire avere un bambino, quale rivoluzione ti porta nella tua vita, le notti insonni, il senso di responsabilità, l’amore grande come l’universo, infinito. Ma non solo.

Cosa cambia dentro di te , che cosa hai “portato alla luce”, partorito di te o vorresti farlo ? Quale domanda, quale mondo nuovo ? Quale sfida, quale avventura ?

All’indomani del parto alla tristezza di ciò che si è perso, si accompagna l’eccitazione della Creatrice, la madre si sente Dio in terra. E perché non dovrebbe ? Ha partorito un essere umano in carne ed ossa, ha partorito il futuro, una famiglia, un mondo !

Ma il mondo lo sa ? Ne è consapevole ? Lo accetta, lo accoglie, lo desidera ?
La risposta è no.
Noi siamo cambiate. Abbiamo creato il Mondo. Ma il Mondo non sembra essersene accorto.

E allora che si fa ?

Ci si lamenta. Noi donne consapevoli di inizio millennio, malediciamo il mondo, i nostri colleghi, i nostri genitori, il nostro compagno, nostro figlio. Avere un figlio è proprio una bella fregatura e nessuno ce l’aveva detto. Sei fortunata se trovi qualcuno che ti ascolta, che ti capisce. Ma in genere non è così, “ha da passà a nuttata…”, si tratta solo di questo, di far passare questi primi anni del bambino in uno stupore doloroso e rancoroso, e poi si che ci accorgiamo che ci hanno fregate davvero. Abbiamo avuto un figlio, tutto qui. Nascono milioni di bambini al mondo…ti sembrava di avere fatto una cosa speciale ?
Che storia triste !

No, ricominciamo daccapo. Abbiamo avuto un bambino, è incredibile, meraviglioso, stupendo. E’ mio figlio, mia figlia, somiglia a questo o a quello, lo vediamo crescere, giocare, imparare, cambiare. E a tutto questo si accompagna la consapevolezza che un cambiamento è avvenuto anche dentro di noi, è nata una nuova Emanuela, o Maria, o Simona, o Giulia.

Può essere un piccolo cambiamento importante o uno grande. Magari scopriamo di essere più grintose o di avere più voglia di rilassarci. Non ci siamo mai viste così belle o abbiamo più fantasia nel sesso, o abbiamo voglia di essere più creative, oppure ci impegniamo in un grande progetto, o ci iscriviamo all’università…Oppure…Possono anche essere parti di noi che non ci piacciono tanto, o che all’inizio ci sembrano terribili e poi scopriamo essere le nostre migliori alleate.
Torniamo al lavoro, ma ci piace ancora il nostro lavoro ? Non dovrebbe cambiare tutto ?
I nostri colleghi sembrano essere rimasti uguali. Il mondo sembra essere rimasto uguale. E in effetti è proprio così.

Forse dobbiamo crederci noi. In nostro figlio, nella nostra maternità, nel nostro cambiamento. Cristoforo Colombo prima di scoprire il Nuovo Mondo chi se lo filava ? E tutti gli inventori, i geni incompresi ? Anche le madri sanno essere geniali. A quale altro essere umano o animale si chiede un cambiamento psico-fisico così totale in un tempo così breve. Altro che adattamento !

Quello che veramente voglio dire è che la maternità porta con sé un orizzonte di valori, a volte dimenticato proprio dalle donne stesse. Portano la nascita e tutto il turbamento e lo sconvolgimento che porta il nuovo nel mondo. In questo mondo in cui si parla la lingua degli antenati, dei morti, invece che dei nuovi nati, e con la lingua le abitudini, i pensieri, le scelte, i bisogni. Ed è proprio qui che il pensiero manca, il pensiero che nasce da questo turbamento. E dal pensiero la consapevolezza ed il cambiamento. Come fa una madre ad insegnare tutto questo al mondo ?


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