Senti chi parla

Senti chi parla,
LA MATERNITA’ E’ UN GIOCO
di Agnese Pozzoli
In un acqueo utero blu fosforescente una mandria di spermatozoi partono alla carica del tanto ambito ovulo, una squadra di guizzanti freccette che, spronati dalla voce già adulta del nascituro Mikey, si sforzano di trovare una via verso la vita.
Il film, leggera commedia americana, segue con “precisione” le tappe che porteranno la protagonista a diventare mamma, in parallelo con la vita intra-uterina del suo bambino, sfruttando tutti gli stereotipi del caso: dal primo conato di vomito alla fame smodata, dalla lettura incomprensibile delle prime ecografie, al montaggio dell’arredo, dall’aumento di peso ai corsi di respirazione. Il tutto condito in salsa nevrotico-nexyorkese con il feto che già commenta tutto quello che succede.
Insomma niente di straordinariamente profondo o illuminante, oltretutto che l’idea del bebé parlante, è solo una scusa per riflettere le ansie e manie di noi adulti, più che per vedere il mondo dalla parte dei bambini. La protagonista, divenuta mamma, non pensa ad altro che a trovare un padre “ideale” per il suo frugoletto dispettoso, non accorgendosi di averlo sotto il naso.
Siamo lontani dal pensare alla gravidanza come ad un percorso, quello che cambia sono le sveglie notturne e i biberon da preparare. Eh, già, perché di allattamento al seno neanche l’ombra, il biberon è un’estensione “naturale” del bambino appena nato, e la montata lattea è evocata solo come “rigonfiamento del seno al terzo giorno dal parto”. Sarà per pudore registico oppure si incanala nella tendenza anni ’80 a totale discapito dell’allattamento?
Comunque non tutto è da buttare, il film diverte sempre e ospita anche momenti di tenerezza.
Come il primo sguardo tra mamma e bimbo, e la prima presa di contatto: “eri tu che mi tiravi tutti quei calci nella pancia! “, e in risposta “eri tu che mangiavi tutte quelle cose piccanti!”
Oppure il delirante viaggio in taxi fino all’ospedale, tra semafori bruciati, testacoda e inchiodate, che ogni donna in travaglio ha dovuto sopportare, perché un viaggio con le contrazioni sembra sempre e comunque un rally!



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