Galati, la prima doula

 
Il mito la rappresenta così, affaccendata intorno al parto di Alcmena, che è in procinto di partorire Ercole. Mentre la levatrice aspetta, immobile, Galati, la doula si affanna fuori e dentro la stanza del parto, prepara i famosi “panni caldi” e l’acqua bollente immancabili in ogni rappresentazione del parto. Ma soprattutto Galati è inquieta, ha avvertito che c’è qualcosa che non va, il parto si sta protraendo da giorni, Alcmena ha contrazioni dolorosissime ma il parto non progredisce, le donne che l’assistono sono costernate e temono il peggio. Prima dell’avvento del cesareo è l’annuncio di una morte certa, del bambino o della madre, spesso di entrambi. Alcmena è incorsa nelle ire di Era, la legittima moglie di Zeus. Il sommo Olimpo, padre di tutti gli dei, l’ha tradita ancora una volta con una mortale, Alcmena, fecondandola. Ma questa volta Era non chiude un occhio come spesso è costretta a fare. Motivazioni politiche e dinastiche glielo impediscono, è in gioco il diritto di regnare su Tebe e sarà un altro a farlo nascendo per primo, discendente di Era, non Ercole il bastardo. Così Era sta ritardando il parto, Ercole deve nascere secondo, non importa che muoia o che possa morire la madre, così è stabilito. Ma Galati non la pensa così, vuole salvare la sua padrona e che il parto finalmente si compia, ed ecco che una delle tante volte che entra ed esce dalla stanza del parto, vede finalmente e capisce la causa di tanta sciagura: è Lucina, la dea del parto in persona appollaiata per ordine di Era sull’architrave della porta d’ingresso della stanza del parto di Alcmena, beatamente a gambe incrociate. E con il suo incrociare le gambe impedisce il parto di Alcmena.


Allora Galati elabora uno stratagemma ai danni di Lucina e con un’intuizione geniale risolve il problema, permettendo il parto con mezzi esclusivamente verbali e direi psichici, in quanto è un vero e proprio intervento di terapia strategica breve che Galati mette in atto risolvendo il caso. Entra dunque nella stanza e guardando Alcmena, congiunge le mani ed esclama: Finalmente ha partorito, Signora ! Che bellezza! A quel punto Lucina, colta di sorpresa, per lo stupore è costretta ad aprire le gambe ed alzarsi per andare a vedere cosa è successo, come è stato possibile quel fatto contro la sua volontà. In quel momento Alcmena, liberata dall’impedimento, partorisce. Nasce così Ercole, il più forte tra gli eroi.

Racconta poi il mito che Galati venne trasformata da Era in donnola, divenendo così il simbolo di doule e levatrici.

Trovo il mito di Galati molto significativo per un’analisi psicologica del parto, mette in scena con grande arguzia quelli che spesso sono i temi psichici principali durante un parto: il senso di colpa, il dolore spesso percepito come un attacco esterno, la paura della separazione, la lotta prolungata fino allo spasimo tra la paura e il bisogno, tra ragione e sentimento, tra la volontà di trattenere e il desiderio di lasciare andare e di lasciarsi andare a quella parte di sé dentro di sé che “sa” cosa sta succedendo e perché, oltre e aldilà della ragione…



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