Le parole per dirlo: quando si perde un bambino






Da bel libro sulla Perdita di Piera Maghella e Vittoria Paola pubblicato da Nascita Attiva Anno XIII- n.1 1999 estrapolo alcuni elementi che possono essere utili:

La morte fa parte della vita

Un bimbo ogni cinque viene abortito spontaneamente nei primi mesi di gravidanza.

La percentuale di morte perinatale è di circa l’8 per mille.

Quando succede è sempre una tragedia a cui non si è preparati.

Le emozioni

Quando un bambino muore, a qualsiasi stadio della gravidanza è sempre una tragedia.
Il processo del lutto (Bowlby) comporta cinque fasi:
incredulità
rabbia
depressione
rifiuto
rassegnazione attiva, accettazione del fatto
A volte può aiutare guardare il feto, l’immaginazione spesso è più grottesca della realtà, senza “oggetto” l’elaborazione del lutto può essere più difficile.
Il primo sentimento è la paura “Fa male e non serve a niente”. Il linguaggio degli operatori spesso per difesa diventa molto tecnico.
La rabbia: Perché proprio a me ?
Senso di colpa: ci si da la colpa in ogni caso, è colpa del mio corpo, del mio utero etc.
Anche per gli uomini i sentimenti possono essere difficili da gestire, si sentono impotenti, frustrati.
Le donne possono sentirsi depresse per mesi, e non riuscire ad elaborare la perdita fino alla gravidanza successiva.
E’ importante “darsi il permesso” di essere aperti con le proprie emozioni, e per la donna capire che anche l’uomo soffre anche se in maniera diversa.
Alcuni genitori chiedono di:
guardarlo
accarezzarlo, stare con lui un poco di tempo
parlargli
mettergli attorno dei fiori
fargli delle foto
dargli un nome
I genitori hanno bisogno di parlarne e riparlarne per rivivere la nascita e i brevi momenti insieme con il bambino.

Il ruolo degli operatori

La funzione dell’operatore è di essere di supporto e protezione esterna e di offrire la possibilità di fare scelte diverse, scegliere di vedere o meno il bambino, scegliere la camera singola o con altre puerpere.
L’assistenza alla nascita di un bambino con handicap o morto non è mai facile, anche i più sensibili si sentiranno svuotati e depressi.
Ci sarà forse bisogno di ripetere le cose diverse volte perché le persone in stato di shock non sentono.
Il modo in cui viene ricevuto il bambino è importante, creare un nido accogliente, un’asciugamano, può nascere sporco di meconio, così va preparata una bacinella d’acqua tiepida per pulirlo prontamente.
La cosa più pesante per i genitori è l’intollerabile silenzio, i genitori aspettano un respiro sperando che ci sia stato uno sbaglio. L’operatore può accarezzare il bambino. Ciò può dare il coraggio di imitarla.
Piangere aiuta a “lavare” il dolore, porta pace e accettazione.
“non vorrei la comprensione degli altri, le solite stupide frasi: tanto sei giovane, ne avrai altri, forse è meglio così, la natura sa cosa deve fare. C’è sempre una ragione, non ci pensare…”
“Vorrei non essere mai sola, parlarne il più possibile, vorrei leggere tanto, fare un bel viaggio con mio marito, e poi riprovare ad avere un altro figlio”
“ Vorrei vedere e toccare il bambino, avere una sua foto, continuare a tenere tutte le cose preparate per lui. Non vorrei essere compianta, cambiare lavoro ed essere respinta come donna.”

L’ascolto attivo

La relazione precedente con l’operatore facilita i genitori nella possibilità di esprimersi riguardo alle emozioni provate e al dolore, calcolare il tempo in queste situazioni non è opportuno.
Bisogna:
riconoscere che la donna sta cercando di parlare dei suoi sentimenti e del suo dolore.
Lasciare spazio, anche in termini fisici, evitare di sedersi sul letto.
Evitare di essere disturbati da telefonate
Cosa si può fare:
Rivivere il recente evento del travaglio e del parto
Creare un ambiente in cui i genitori possono iniziare a prendere coscienza della realtà della perdita
Rapportarsi con gli affetti espressi e latenti della morte
Dire in modo appropriato arrivederci
Nell’ascolto attivo usare gesti minimi di comprensione, scuotere la testa, singole parole, rumori gentili. Accettare il silenzio, o sollecitare parole se di fronte ad un blocco
Dare attenzione incondizionatamente per ricevere le emozioni
Dare valore all’esperienza della persona
Aiutare a chiarire le emozioni, verbalizzarle senza interpretarle
Riformulare usando le loro parole, sempre accompagnando con “ho capito bene che…?”
Dare la possibilità di esprimere qualsiasi emozione in una situazione protetta.
Rispettare il lavoro interno che la persona che sta facendo
Assumere gestualità e postura coerenti
Guardare senza fissare
Attenersi a quello che sta raccontando senza saltare né anticipare
Evitare i perché ? La persona potrebbe doversi difendere o pensare che voi avete la soluzione.
Dare tempo e usare un silenzio attento
Non dare subito consigli in quanto può prevenire la persona dall’esplorare o capire
Se si vogliono dare consigli e meglio dire: “Ci sono persone che hanno trovato utile…tu cosa senti più vicino ? (da Phillys Klaus, L’ascolto attivo, 1989)


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