Baby boom !



Baby boom, 1987, un film di Charles Shyer, con Diane Keaton e Sam Shepard.
Lei è Diane Keaton, una Tiger Lady del mondo degli affari, manager organizzativo di una grande azienda newyorkese. La vediamo nelle prime battute del film dominare splendidamente la scena, polso fermo, autorevole, piglio grintoso. E’ fidanzata con un uomo con il quale ha messo ben in chiaro i confini della loro relazione, e le sue priorità, che peraltro condivide con il fidanzato. Entrambi vanno a letto, portandosi il financial times, pranzano con il loro lavoro, in una sequenza di importanti pranzi d’affari. Da veri “Workalchoolic” lavorano sette giorni su sette, 48h al giorno !
Arriva il giorno in cui la scalata al successo sta per essere premiata. Le propongono di diventare socia dello Sloane Curtis & Co, la grande azienda, il sogno sembra a portata di mano. Di fronte all’immancabile e biecamente paternalistico discorsetto del presidente che indaga se la futura socia ha intenzioni matrimoniali o di mettere su famiglia: “ Noi uomini possiamo avere tutto, la carriera e la famiglia, per voi donne è più complicato…” lei replica con fare divertito e persuasivo: “Io non voglio avere tutto”. E’ solo il corpo a ribellarsi, nella magnifica interpretazione della Keaton, in quel tremito improvviso alla gamba che cerca di controllare, nella posizione goffa, a testa bassa, come un cane che scodinzola al suo padrone, felice di portargli il giornale.
Ci fa simpatia, questa Tiger lady dal corpo parlante, dalla goffaggine adolescente, eppure ancora prima di saperlo lo sentiamo nell’aria: qualcosa sta per succedere.
E infatti cambia tutto: riceve nel cuore della notte una telefonata che la informa che ha ricevuto un’eredità da un cugino inglese improvvisamente deceduto.
L’indomani si precipita all’aereoporto, la aspettano in un importante pranzo d’affari. Ed ecco che all’aereoporto invece che l’atteso “testamento”, riceve in braccio una bellissima bambina di 14 mesi, Elisabeth. Elisabeth è la sua “eredità”, la figlia del cugino defunto.
Protesta, cerca di ridarla indietro all’assistente sociale che l’ha avuta in consegna.
Niente da fare, è costretta a trascinarsela dietro in un (ovviamente) disastroso pranzo d’affari. Prova a mollarla ad un’agenzia di adozioni, ma quando vede la coppia dei futuri genitori adottivi (volevano portarla in una palude in una setta di fedeli decisamente inquietanti e chiamarla “Fiele”) torna indietro a prenderla e decide di tenere Elisabeth per sempre.
E da qui cominciano i guai seri, si succede una gaffe e un appuntamento mancato dietro l’altro, mentre il suo ex assistente manovra abilmente per metterla in cattiva luce, ed infine è costretta a licenziarsi per non perdere del tutto la faccia. Altro che mobbing ! La congrega dei manager non perdona.
Coraggiosamente Diane Keaton decide di lasciare tutto (anche il fidanzato che non vuole accollarsi responsabilità paterne) e di trasferirsi in Vermont in una casa cadente con un bel frutteto.
E qui la favola comincia…
In una crisi isterica per l’ennesima riparazione della villetta, delirando sulla sua fame di sesso da donna sola, conosce il bel veterinario del paese (Sam Shephard), e dopo varie schermaglie cedono entrambi all’amore.
Ma non finisce qui, l’ex manager, finiti i risparmi per sistemare la casa cadente, si inventa una pappina di mele, per consumare le mele del suo frutteto e per la gioia buongustaia di Elisabeth, inventa un marchio “countrybaby”, e riesce a farne un marchio di successo, scoprendo una nuova fetta inesplorata di mercato.
Infine la vittoria finale, i vecchi barbagianni della sua ex azienda, la chiamano a New York, proponendo di acquistare il marchio per tre milioni di dollari ! Ma lei, come in un vero melò che si rispetti, rifiuta per tornare dal bel veterinario, dalla sua amata Elisabeth, e alla nuova vita che è riuscita ad inventarsi.
Insomma un vero inno americano alla “self made mother”, un film diventato un archetipo nella coscienza collettiva di moltissime donne.
Sono molti i messaggi positivi del film: una donna di successo può diventare una splendida madre, conciliare maternità e lavoro è possibile, è possibile per le donne “volere tutto” senza rinunciare o amputare parti di sé.
La grande forza che il cambiamento della maternità comporta è una risorsa “preziosa”, che può essere tale anche per la nostra economia !
Una critica importante e satirica alla cecità di molte aziende che ancora oggi preferiscono mobbizzare una donna, piuttosto che valorizzarne il doppio ruolo.
Una dolcissima storia sul sapere seducente dei bambini, non è forse la graziosissima Elisabeth a scegliere Diane come madre e a “farla diventare madre”, come succede in tutte le relazioni madre-bambino ?
Ed infine, la grinta paga, sono moltissime ancora oggi le donne con un bambino in braccio che si ritrovano improvvisamente fuori dal mercato del lavoro, schiacciate da un sistema patriarcale che non accetta emozioni e imprevisti. O costrette ad accettare ripieghi e compromessi insoddisfacenti per le donne, che spesso le disaffezionano al lavoro.
Ed invece è proprio fuori dalla logica patriarcale che spesso si trovano gli spazi per inventarsi la vita, …a misura di mamma e bambino !
 
Emanuela Geraci


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