Doule a Salvador do Bahia - parte prima


La mia esperienza in Brasile…
 
 
Il 30 agosto, con una mia collega, sono partita per uno stage in Brasile, in particolare a Salvador (Bahia).
Sono Silvia, una psicologa, e nel 2008 decisi di iscrivermi ad un master a Padova sulla Genitorialità e lo sviluppo dei figli. Grazie a questo master mi è stata data la possibilità di passare un breve periodo in Brasile per uno stage.
Sebbene si trattasse solo di 15 giorni, posso assicurarvi che sono stati momenti veramente importanti, forti ed emozionanti.
Ho avuto modo di poter visitare molte differenti strutture che si occupano della cura delle donne, dei bambini e della famiglia. Sono stata in ospedali, in centri psicosociali per bambini ed adolescenti autistici e psicotici, in orfanotrofi, in centri diurni situati nelle favelas, in centri per la maternità, in asili, in un consultorio (l’ente che ufficialmente ha permesso lo stage) anch’esso sorto in una favela, nel quale alcune psicologhe hanno deciso di offrire il loro tempo libero in attività e supporto volontario agli utenti più svantaggiati.
Sono stati giorni molto importanti e ho potuto vedere da vicino una realtà tanto diversa dalla nostra ma con tanto da offrire a livello umano e sociale.
Ho conosciuto persone e professionisti molto preparati, disponibili ed aperti alla collaborazione. Persone con una forte motivazione ad essere d’aiuto agli altri.
Colori, musica, gioia di vivere, cultura, Salvador è stata un’esperienza ricca, importante forte, che mi ha dato molto.
Una grande attenzione verso il prossimo, verso gli altri ed il continuo tentativo di trovare delle modalità atte ad aiutare la fascia più bassa della popolazione, quella maggiormente in difficoltà.
Durante queste due intense settimane ho incontrato tante persone molto professionali, preparate e allo stesso tempo molto disponibili, aperte al dialogo, al diverso, al confronto, liete di poter mettere a nostra disposizione il loro sapere a la loro esperienza al fine di un arricchimento da entrambe le parti.
Ho visto molti progetti ed attività che nelle differenti strutture venivano svolti: marsupioterapia, gruppi per madri i cui figli erano ricoverati in ospedale per varie patologie, sostegno a madri di bambini prematuri, progetto fotografico all’interno di una favela, progetti di alfabetizzazione, progetto doula e tanti altri.
È stato veramente bello vedere lo spirito e l’entusiasmo con il quale si portano avanti tante iniziative ed è stato interessante vedere quante attività vengono svolte ed adattate alle esigenze degli utenti.
La prima volta che ho sentito parlare di una doula è stato proprio durante questa esperienza. Non conoscevo affatto la sua esistenza prima di allora, tanto meno immaginavo che tali figure potessero essere presenti in quasi tutto il mondo, compresa l’Italia.
Il mio incontro con una doula a Salvador è stato piuttosto casuale. Una psicologa che lavorava in un ospedale che il nostro periodo di stage aveva previsto dovessimo visitare (per osservare principalmente il progetto della marsupioterapia, là chiamato mae canguru), ci aveva proposto di andare a visitarne un altro (che non era stato inserito nel nostro programma) proprio per conoscere il progetto doula.
L’indomani io e la mia collega ci siamo così recate all’ospedale Iperba, un ospedale amico dei bambini. Lì abbiamo conosciuto una psicologa, la dott.ssa da Costa Meira ed              un’ infermiera- doula Alda che ci hanno illustrato il progetto “Doula: ajudando a nascer”, che iniziò ad attuarsi nel 2005, il primo nello stato di Bahia.
Il primo progetto “Doula” però nacque a Belo Horizonte, nell’ospedale di Sofia Feldman nel 1997 con il progetto “Doula Comunitaria”.
Da subito mi è stato chiaro come tali progetti avessero come scopo principale l’umanizzazione del parto. Se da un lato questo viene visto come un evento naturale, dall’altro, però, viene anche data molta importanza al rendere la futura madre consapevole di questo momento, affinché, in prima persona, possa essere parte attiva e protagonista della nascita del proprio bambino.
Alda, una donna di infinita dolcezza e amore per la vita e per il suo lavoro, è un’infermiera dello stesso ospedale Iperba, che ha deciso di diventare anche una doula ed offrire parte del suo tempo libero a tale attività.
A Salvador, le doula, ci spiegava Alda, sono principalmente volontarie e prima di poter svolgere tale attività devono frequentare un corso attivo nello stesso ospedale (tali corsi sono obbligatori per tutte le aspiranti doule e attualmente sono attivi in vari stati del Brasile). Le doule, in Brasile, sono figure molto importanti per l’ospedale, in quanto aiutano gli infermieri nell’attività di supporto alla donna. Gli infermieri, infatti, a causa del grande carico lavorativo, non riuscirebbero a dedicare tanto tempo a ciascuna partoriente quotidianamente, ed ecco che le doule possono svolgere tale attività in modo più accurato. In Brasile, una doula ha gli stessi compiti di una doula in Italia, nel periodo del pre-parto, del parto e del post-parto.
All’Iperba, però la sua attività si svolge presso l’ospedale e non al domicilio della famiglia.
È quindi un supporto che viene offerto alle donne ricoverate nel periodo del parto e del pre-parto.
A causa della grande richiesta di tale tipo di supporto, però, non tutte le future madri possono avere la possibilità di essere affiancate da una doula; si tende quindi a dare la priorità a quelle donne ricoverate che sono sole, lontane dalle famiglie che non possono assisterle a causa di problemi lavorativi o perché abitanti in un’altra città (vi ricordo che le distanze in Brasile sono ben diverse e maggiori di quelle in Italia). Vengono seguite da una doula anche quelle donne che risultano essere psicologicamente più fragili e maggiormente in difficoltà, che quindi potrebbero trarre grande giovamento da un tale tipo di supporto.
Anche qui, le doule spiegano le varie procedure del parto (anche in Brasile non hanno compiti medici), danno consigli sulle varie posizioni da assumere per alleviare il dolore del parto e del travaglio,insegnano ed utilizzano varie tecniche di rilassamento, di respirazione, offrono sostegno alla futura madre, favoriscono la consapevolezza della donna, incentivano il parto naturale, l’allattamento al seno, fungono da intermediarie tra i desideri della paziente e le esigenze dell’equipe medica…
Sono figure la cui importanza è fondamentale per le future madri, molto felici di avere a fianco delle professioniste/amiche con le quali confrontarsi, aprirsi e discutere delle perplessità, delle gioie, delle paure di questo particolare momento della loro vita.
Inizialmente Alda ci diceva che a Salvador alle doule operanti, veniva dato un pasto, l’abbonamento all’autobus per poter raggiungere la struttura ospedaliera senza difficoltà, un manuale tecnico ed una continua formazione. Attualmente, però, non è più così, queste figure operano senza alcuna agevolazione, in modo tale che le donne che intendono intraprendere un tale percorso formativo, siano mosse da un reale interesse e non da altri tipi di bisogni.
Sono le stesse pazienti dell’ospedale a sottolineare l’importanza di essere affiancate da tali figure professionali, in quanto, con la loro vicinanza,  si ridurrebbero gli effetti negativi derivanti dalla mancanza di un familiare che stesse loro vicino. Le doule offrono un aiuto attivo alle partorienti, che sottolineano l’effettiva utilità dei consigli che ricevono (esercizi per il rilassamento, per la respirazione, massaggi…).
In un momento delicato per una donna che deve affrontare tanti cambiamenti dentro e fuori di sé e in un’epoca in cui la medicina prende il sopravvento sull’umanità, anche in momenti molto importanti e particolari come il parto, che ormai è diventato quasi solo una routine medica da controllare in ogni sua fase, sono riuscita a capire che le doule ricoprono un ruolo davvero fondamentale per le future madri e le future famiglie.
Se intendiamo il parto anche come evento emotivo ed affettivo e non solo come un atto fisico, allora appare evidente come una donna abbia anche e soprattutto bisogno di un supporto emotivo ed affettivo, e trovare una persona in grado di offrirlo è sicuramente un aiuto prezioso per la partoriente.
Questa è stata la mia prima esperienza formativa in Brasile e la prima volta che ho sentito parlare di una doula. Una volta tornata in Italia, il mio interesse ad approfondire tale argomento si è acceso e mi ha spinto ad intraprendere varie ricerche.
Il racconto di questa esperienza è ovviamente limitata rispetto a ciò che ho vissuto, sentito, visto e provato. Tutto ciò che non era traducibile a parole rimane nel mio cuore, anche se spero di essere riuscita almeno in parte a trasmettere il grande valore che per me ha avuto questo viaggio, sia dal punto di vista professionale che personale ed umano. Un viaggio, dei luoghi, delle persone e delle atmosfere che porterò sempre dentro di me.
 
 
                                                                                            Silvia Zoppei
 



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