Il racconto della tua nascita

Era dicembre quando io e papà abbiamo deciso di averti. Nel 2003. Eravamo in treno, di ritorno dalla Francia, e avevamo visto Vanessa con Lila, che aveva 10 mesi. Io e papà avevamo conosciuto pochi neonati prima della tua nascita, e non sapevamo assolutamente che cosa ci aspettasse. Ma volevamo entrambi avere dei bambini prima di compiere 30 anni, e papà ne aveva già 29 e io 26. Non ci siamo fatti troppe domande: le uniche esperienze di parto di cui avevamo sentito parlare si erano svolte in ospedale, sotto anestesia peridurale. Ho seguito un corso preparto per imparare a respirare e a rilassarmi per il parto. Erano previsti anche degli incontri sull’allattamento al seno, ma io che ero cresciuta col biberon e poco contatto fisico non ne volevo sentir parlare… alla fine però sono arrivata alla fine del tempo senza aver comprato un solo biberon, non ne sentivo la necessità. Avevo molta fiducia in me stessa, e fin dall’inizio ho sempre pensato che se le donne erano riuscite a partorire nelle caverne, ero sicuramente in grado di partorire anch’io!
Poi è arrivato il grande giorno. Erano le 2 di mattina del 10 dicembre 2004 quando mi si sono rotte le acque. Papà mi ha accompagnata subito al Santa Chiara di Pisa, e dopo aver compilato il foglio di accettazione ci siamo messi a chiacchierare nella hall con gli amici che erano arrivati. Io ero tranquillissima e non sentivo ancora le contrazioni. A un certo punto però siamo stati richiamati dal personale e siamo dovuti entrare in sala travaglio. Mi hanno chiesto di sdraiarmi sul letto per la visita e per controllare il tuo battito cardiaco. Non mi ricordo quando sono iniziate le contrazioni. Mi ricordo di aver chiesto la peridurale, ma l’anestesista non arrivava. Alle fine comunque si sono accorti che era troppo tardi per farla. Ero già dilatata. Il dolore durante le contrazioni era diventato molto forte e non sapevo più come mettermi sul letto. A un certo punto l’ostetrica ha portato via papà e sono rimasta da sola in sala travaglio. Mi disse soltanto di aggrapparmi alle sbarre del letto dietro la mia testa durante le contrazioni. Urlavo dal dolore, ma soprattutto non li vedevo tornare e io chiamavo ma non mi rispondeva nessuno. Sentivo che era arrivato il momento di spingere ma mi avevano detto di non farlo. A questo punto ho pensato che avrei partorito lì, in sala travaglio… Purtroppo no. L’ostetrica è arrivata con una sedia a rotelle e mi ha chiesto di sedermi sopra per andare in sala parto. Io però sentivo la tua testa che usciva, per cui ho detto che non potevo, ma mi hanno obbligata lo stesso. Una volta arrivata in sala parto, non ci vedevo più dal dolore e non ero più in grado di prendere decisioni. Mi hanno fatto l’episiotomia. Spingevo quando mi dicevano di spingere. Gridavo.
Sei nata alle 9:04 e fuori c’era un bel sole.
Prima che potessi realizzare che eri nata, ti hanno avvicinata al mio viso, così vicino e con così tanta fretta che mi sono spaventata. Ti ho vista per un attimo, e poi ti hanno portata in un’altra stanza con papà. Gli assomigliavi così tanto! Ero esausta, ma sollevata all’idea che fosse finita… ma mi sbagliavo: c’era ancora da spingere per far uscire la placenta, ma non si staccava, quindi l’hanno staccata loro, e poi mi hanno messo i punti interni e esterni. Era molto doloroso e mi sono arrabbiata perché non mi avevano avvertita che mi avrebbero messo così tanti punti, senza anestesia. Nel frattempo papà era con te.
Sono stata messa poi in una stanza piccola, che sembrava un magazzino, per essere tenuta sotto osservazione per un’ora. Dopodiché mi hanno detto che potevo alzarmi per andare nella mia stanza. Papà era tornato da me. Era felicissimo e molto emozionato. Appena sistemate le mie cose, sono andata da te alla Nursery, al piano inferiore. Dormivi. Ti ho presa in collo e mi sono seduta su una sedia. Ti ho guardata tanto, e ti ho dato il seno. Eri così bella.
Alla fine ti ho allattata al seno per un anno. Non male per qualcuno che non ci pensava nemmeno. È stata una grande esperienza. Ho provato delle cose che non pensavo di poter provare, mi sentivo molto vicina a te e ero all’ascolto di ogni tuo bisogno. Non è stato facile: pensa che alla Nursery volevano darti il latte artificiale 12 ore dopo la tua nascita ma sono stata testarda e ho rifiutato malgrado le minacce… e alla poppata successiva hai preso il doppio degli altri! Ero molto stanca, tu dopo 20 giorni di vita hai iniziato a piangere molto e io non riuscivo a calmarti, tutti mi dicevano che era meglio darti il biberon per riposarmi, ma io non ce la facevo a staccarmi da te. Ho seguito il mio istinto e così facendo mi sono messa tutti contro. Con papà ci sentivamo molto soli e mi ricordo di una notte in cui tu continuavi a piangere anche se ti mettevo al seno. Era vuoto e mi faceva male. E con papà ci siamo messi a piangere anche noi. Non sapevamo più cosa fare per farti stare meglio e per riposarci anche noi.
L’indomani ho assunto una ragazza, Giuliana, per aiutarmi in casa. Non la vedo da tre anni ormai, ma quando la penso ho sempre voglia di abbracciarla. È stata straordinaria. Veniva da noi tutti i giorni e mentre lavava i piatti si chiacchierava tanto. Quanto è stata preziosa per me questa presenza! Non ero più sola, e lei era così dolce, sorridente, disponibile. Quando mi è venuto l’ingorgo mammario ha chiamato sua sorella Clementina, che mi ha aiutata con un massaggio. È stata grande.
Questo racconto della tua nascita potrà sembrare brutto, all’epoca non sapevo che cosa fosse un parto fisiologico e ho lasciato che gli altri decidessero per me, ma alla fine ne ho comunque un bel ricordo: è stato un parto molto veloce, ero serena, avevo fiducia in me e in te, mi sono arrabbiata nei momenti giusti e alla fine anche l’ostetrica dell’ospedale l’ha detto: “signora, è stata bravissima, avrebbe potuto partorire in casa!”
Attraverso te Emily ho ritrovato il senso delle cose vere, delle cose che contano, e la tua nascita per me è stata una vera rinascita. Mi hai insegnato ad ascoltare il mio cuore, e a tirare fuori la mia voce. È un regalo prezioso. Grazie.
 



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