Separarsi dalla propria madre

Separazione dalla propria madre

A cura diDamiana Covelli

Centro Eliotropio


L’incontro di “Separazione dalla propria madre”, ovvero

Prendersi il tempo per ripensare a mamma……
……e a noi con nostra mamma, noi figlie che stiamo per diventare madri, per la prima volta o nuovamente.
In uno spazio/tempo dedicato, le future mamme vengono invitate a ricontattare in se stesse i ricordi della propria madre, perché possano sostare con calma in ritorni di immagini, di odori, di suoni e parole, di tocchi e contatti che hanno vissuto da piccolissime, da bambine e poi da adolescenti e donne nel loro rapporto con mamma.
Anziché cercare di ricordare, sono guidate, attraverso un rilassamento profondo, a lasciar emergere, a far scaturire da remoti angoli della mente e del corpo, i ricordi, ricordi spesso accompagnati da impressioni sensoriali. Insieme, sotto la mia guida, ciascuna nella propria interiorizzazione, contattano non solo i ricordi ma anche i vissuti che ad essi si accompagnano.
Quando questo primo momento di rilassamento e affioramento dei ricordi è concluso, chi lo desidera condivide con le altre l’esperienza. Ciascuna esprime ciò che ha vissuto, senza essere mai forzata, rispettando la propria di libertà di condividere solo ciò che desidera. A molte capita di piangere, altre hanno un sorriso estatico, ognuna manifesta emozioni, ognuna esprime, con l’ascolto rispettoso e non giudicante, una vicinanza profonda per le altre compagne di viaggio. Si crea da subito un’atmosfera accogliente e in qualche modo di “sacralità”.
L’invito è di accogliere le emozioni, di utilizzare il momento comune per dar loro nome; ma non basta: le donne sono invitate ad accogliere con comprensione anche i momenti di delusione e di contrasto “a motivo” della propria madre, del rapporto con lei. Ad esempio, quando la madre sia stata assente, o brusca, o non capace di comprendere o addirittura tesa a forzare e censurare. Solo accogliendo e accettando queste piccole o grandi “imperfezioni” potremo lasciare andare, lasciar scorrere un po’ di sofferenza o di frustrazione o rabbia. Questo “lasciar andare” è ripulire, ritornare a uno stato in cui si dà all’altro la possibilità di “riscatto”. E dando all’altro, alla propria madre, questa possibilità, la si dà – altrettanto fortemente – a se stesse come future madri.
Sovente infatti emergono nei gruppi di future mamme frasi che rivelano ansie di confronto con la propria madre, sia in negativo: “spero proprio di non fare come lei”, “chissà se riuscirò a essere meno….” “chissà se potrò essere più……”, sia – per alcune – solo in positivo “non potrò mai essere brava come lei”, “lei è stata una mamma perfetta,…”.
In ogni modo lasciar andare significa spezzare un legame che trattiene, attraverso il confronto e, dunque, l’antagonismo, più o meno dichiarato. Significa creare un’unione che anziché limitare, rende possibile una solidarietà feconda.

L’unione si compie, ben inteso, dentro di sé, nella profondità del proprio essere, non necessariamente con la propria madre reale.
Ed è a questo punto, che, prima di salutarsi, le future neomamme vengono invitate a un nuovo momento di rilassamento profondo. Questa volta vengono sollecitate a contattare la loro creatura, a dire alla loro creatura ciò che desiderano esprimere in quel momento, e anche a fare, nel silenzio interiore, un augurio “solenne” a sé e alla loro creatura.
Anche a questo punto, se lo desiderano, una volta terminato il rilassamento, condividono con le altre l’augurio. Molta è l’emozione in questo momento finale, alcune mamme preferiscono il silenzio e parlano al gruppo solo attraverso il loro luminoso sorriso. Altre dicono ad alta voce.
La “separazione” dalla propria madre è solo interiore, non è dolorosa come la parola evocherebbe, ma piuttosto un momento di cura di sé, fatto per sé e per la creatura che vive nel grembo, nonché per la madre ormai matura, pronta a divenire nonna.
A cura di Damiana Covelli

Centro Eliotropio





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