Le Paure della gravidanza e del parto: proposte di lavoro


Dal bel libro di Verena Schmid “Il dolore del parto” utilizzo l’utile schema che suddivide le paure della gravidanza in paure filogenetiche, ovvero paure originarie che fanno parte delle paure della specie umana, e paure ontogenetiche, che fanno parte dell’esperienza individuale.


Paure filogenetiche

 
Sono paure legate all’incognita, all’inconscio, alla paura della morte come elemento di trasformazione profonda, paura di perdersi, dell’abbandono, del nulla. Paura della vita e delle sue dinamiche polari, sofferenza/gioia, separazione/perdità dell’unità.
 
 

Paure ontogenetiche

 
Esprimono un bisogno più profondo, a volte inesprimibile.
La paura della perdità dell’integrità personale, la paura di lesioni, paura delle sensazioni fisiche ed emotive, di sentirsi diversa, la paura delle trasformazioni del proprio corpo, di non essere accettata dal partner possono rimandare ad un bisogno di conoscere le procedure, cosa succede realmente, “cosa significa”.
Con la paura delle malformazioni del bambino e dell patologie può stare la paura della realtà del bambino, la paura delle nuove responsabilità, del cambiamento della propria vita, la paura della dipendenza, del legame, la paura di essere punità se attraversi un momento di negatività.
Dietro la paura di “non essere brava”, “dell’inadeguatezza” può stare la paura di essere donna, la paura dell’energia sessuale, del corpo, delle emozioni, la mancanza di fiducia nell’intuizione, la mancanza di condivisione, un terreno materno conflittuale.
Dietro la paura “di quello che mi faranno”, del “dolore”, sta il bisogno di conoscere le procedure ospedaliere, il bisogno di intimità, di continuità dell’assistenza, di una persona conosciuta di riferimento, il bisogno di sostegno e di motivazioni.
 
Secondo le ricerche della psicoterapeuta Cristina Maggioni, vi sono poi paure che possono essere messe in relazione con tratti del carattere: ad es. la paura di un parto troppo lungo e il desiderio di un parto veloce può indicare un tratto di personalità ansiosa, mentre il desiderio di evitare il dolore utilizzando l’anestesia può denotare tratti depressivi. La paura che il bambino sia “troppo grasso” disturbi alimentari pregressi o attuali. Come sempre, parlare del parto o del bambino immaginario è un modo di parlare delle proprie emozioni ed esperienze.
 
Individuare e nominare le proprie paure è il primo passo per il loro superamento.
 
Il ginecologo Dick Read ha studiato il legame fisiologico tra paura, tensione, dolore. Diminuire la paura dà alla donna maggiori strumenti e maggiore consapevolezza.
 
Gli strumenti sono:
il sostegno affettivo
la didattica
la ginnastica
la suggestione
 
Secondo il ginecologo Chertok gli strumenti sono:
le tecniche respiratorie che portano alla distrazione
l’attenzione
la suggestione terapeutica
il controllo
 
Secondo il ginecologo Michel Odent gli strumenti sono:
Il canto prenatale
Favorire l’intimità
L’acqua
Un ambiente protetto
 
Per Sheila Kitzinger, educatrice perinatale, antropologa gli strumenti sono:
Ambiente intimo (adatto all’espressione della sessualità del parto)
Strumenti di conoscenza
Libertà di azione
Decondizionamento culturale
 
 

Proposte di lavoro

 
Riddikulus !
 
Con le donne del corso preparto di Cascina ho sperimentato un laboratorio di elaborazione delle paure della gravidanza e del parto che ho chiamato “Riddikulus !” in omaggio alle strategie anti-paura raccontate nel romanzo “Harry Potter”. Infatti in uno dei volumi della serie viene raccontato un episodio in cui la classe di aspiranti maghi si confronta in una lezione di arti oscure con i “Mollicci” creature magiche informi che hanno la proprietà di assumere le sembianze delle paure più profonde di ciascuno dei partecipanti. Ciascun mago una volta uscito il Molliccio dal baule, e affrontata la paura che manifesta, deve puntare la bacchetta magica contro il Molliccio e urlare RIDDIKULUS !!! pensando al contempo al modo di trasformare la propria paura in qualcosa di molto buffo. Ad esempio per Ron , uno dei personaggi protagonisti il Molliccio assume la forma di un gigantesco ragno minaccioso, ma ecco che all’urlo di riddikulus al ragno compaiono decine di pattini a rotelle per tutte le sue zampe facendolo scivolare da tutte le parti con grandi effetti di ilarità.
Con le donne in gravidanza, dopo avere fissato su un cartellone le loro paure seguendo lo schema “Paure filologiche e ontologiche”, le ho invitate a concentrarsi sulle loro paure più paurose, ascoltare i suggerimenti delle altre partecipanti, e poi “mettere in scena” una scenetta rappresentativa.
 
Così la paura di “lasciarsi andare” e di “innamorarsi” della propria bambina è diventata una scenetta di una “cena a lume di candela” madre e figlia, con cuoricini che traboccavano dai loro sguardi.
 
La paura di essere “invasa” e “oppressa” durante il parto, si è trasformata in una scenetta in cui l’ospedale aveva sale immense, corridoi infiniti dove bisognava urlare per farsi sentire, le ostetriche erano lontanissime e la mamma poteva partorire in pace da sola.
 
La paura di vergognarsi per le proprie funzioni fisiologiche si è trasformata nel “cacare in faccia al medico di turno” !
 
Persino la paura della morte è stata esorcizzata, quando la Vecchia Signora con la falce e la faccia di teschio è entrata nella stanza dove riposavano mamma e bambino subito dopo il parto, la donna si è voltata dicendo “Non è il momento, torni tra cent’anni “ !
 
Inutile dire che le risate sono state molte e hanno effettivamente aiutato a pensare al parto con più sicurezza e più gioia.
 
A conclusione del lavoro un altro laboratorio “sdrammatizzante” che ha grandi effetti comici:
 
Il Laboratorio delle Vagine Parlanti
 
Ispirato ai “Monologhi della Vagina” di Evie Ensler
 
Creare un cerchio dove ascoltando una musica di tamburi si comincia ad ascoltare i propri piedi, “l’appoggio a terra”, battendo i piedi, appoggiandoli, conoscendoli. Successivamente l’invito è a ballare liberamente, e ad emettere vocalizzi “come viene”.
 
Dopo questa danza di “riscaldamento”, sedersi comode per disegnare con colori vari “La propria vagina”, il disegno può essere simbolico o realistico a scelta.
 
Disegna la tua unica, bellissima, favolosa vagina.
 
Poi scrivi: Cosa sta dicendo in questo momento ?
 
Come la vestiresti ?
 
Cosa canterebbe ?
Canta la canzone della tua vagina !
 
Anche in questo caso le risate sono assicurate !!!
 
Un altro bel laboratorio anti-paura è quello dell’animale guida. Serve ad entrare in contatto “con la donna da un milione di anni”, la nostra risorsa animale che spesso è in grado di guidare il parto fino al suo porto sicuro.
 
La Guida animale
 
Rilassamento profondo di Jacobson
 
Visualizza una radura in mezzo ad un bosco, vedi una collina in fondo alla radura e ti avvicini, dalla collina tra poco si farà vedere un animale, è il tuo animale guida, la tua risorsa, ecco ti avvicini ancora e lo vedi, ti avvicino fino a toccarlo, fino a diventare lui, ora sei l’animale, puoi esplorare il bosco e se vuoi incontrare gli altri animali presenti, ora puoi alzarti mantenendo dentro di te la concentrazione e le risorse dell’animale, al suono del tamburo ti alzi, quando senti che l’esperienza è conclusa puoi tornare nella radura, adagiarti di nuovo per terra, riposarti, svegliarti lentamente e tornare umani.
Se si ha la possibilità l’ideale è fare questo laboratorio all’aperto di notte, magari vicino ad un bosco…si può concludere utilizzando l’elemento fuoco, ad esempio danzando intorno ad un bel falò.
Raccontare infine l’esperienza.
Può essere un laboratorio molto utile anche per gli operatori della nascita, per contattare le proprie risorse animali, “la capacità di vedere al buio”, il nostro intuito, la nostra anima selvatica e istintuale.
 
L’utilizzo di questi laboratori è libero a condizione di citare la fonte e l’autrice: Emanuela Geraci.
 
 


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