Conoscere il bambino prima che nasca

USO DEL RILASSAMENTO CON I COLORI E VISUALIZZAZIONE
 
(scritto da Dott.ssa Elena Minnaja, psicologa e psicoterapeuta)

 

Alle donne in attesa che hanno partecipato al corso tenuto da me (dott.ssa Minnaja) e dalla dott.ssa Geraci a Cascina, ho proposto un breve rilassamento seguito da una visualizzazione del loro bambino durante appunto la loro gravidanza. Le frasi che ho usato e poi modificato, che sono riprese dal libro della P. Maghella sono state queste:
 
“Fai un bel respiro (oppure sbadiglia 1 o 2 volte).
Chiudi gli occhi e riempi lo spazio visivo di nero.
Ora immagina un puntino bianco che si espande sul nero fino a farlo diventare tutto bianco…(pausa)
Ora nel bianco immagina un puntino azzurro che si espande fino a coprire tutto il bianco (pausa).
Lo spazio visivo è ora completamente azzurro e appare un puntino rosso che si allarga sull’azzurro (pausa);
ora è tutto rosso con un puntino bianco che si allarga e diventa tutto bianco (pausa lunga).
Ora porta la tua attenzione al tuo utero.
L’utero è la fonte di tutti i cambiamenti del tuo corpo, delle tue emozioni e perfino del tuo mondo esterno.
Immaginati capace di vedere dentro il tuo utero.
Puoi guardare il tuo bambino in questo bellissimo e trasparente sacco, avvolto da questo chiaro e caldo fluido amniotico.
Guarda questo bellissimo cordone ombelicale.
Segui il cordone fino alla placenta, bene attaccata alla parete del tuo utero.
Immaginati l’ossigeno e tutte le sostanze nutritive che dal tuo corpo attraversano la placenta e scendono attraverso il cordone fino al tuo bambino.
Puoi ripetere: “Sono in grado di soddisfare tutti i bisogni che il bambino ha per crescere e mantenersi sano”.
Considera tutto quello che sa fare il tuo corpo.
Ringrazia il tuo corpo per il miracolo che sta compiendo e per tutto quello che farà.
E ora, quando ti senti pronta, conta lentamente fino a 5, stiracchiati, sbadiglia… lentamente e apri gli occhi”.
Poi, con un tono di voce molto calmo ho continuato l’esperienza porgendo loro dei fogli bianchi e dei colori e dicendo loro:
“Ora, senza commentare l’esperienza, ognuna di voi faccia il disegno del proprio unico e irripetibile bambino”.
 
Quando tutte hanno finito, ho chiesto ad ognuna di raccontare la propria esperienza sia per quanto riguardava il rilassamento e sia per la visualizzazione del loro bambino; anche il disegno fatto è stato mostrato al gruppo e commentato da ognuna. Sono venute fuori molte cose interessanti e commoventi.
Il rilassamento è stato gradito da tutte e anche la visualizzazione del bambino è stata un’esperienza piacevole per tutte, un piccolo e breve incontro con il loro bambino ideale. C’è chi lo ha visto chiaramente in viso, chi lo ha percepito a livello di colori/emozioni, chi lo ha “visto” muoversi ed effettivamente c’è stata una risposta… I disegni erano tutti unici e molto affascinanti, accompagnati dal commento delle loro madri.
Ho pensato, in accordo con la dott.ssa Geraci, di raccogliere tutti gli elaborati che proponiamo e che vengono fatti durante questo corso per poi, all’ultimo incontro, riconsegnarli alle mamme in una cartellina: la Cartellina della Loro Gravidanza. Questo sarà, speriamo, un loro ricordo di gravidanza: un dono anche per il loro bambino che saprà, una volta grande, qualcosa di più sulla sua mamma e su di se’… Penso che sia una cosa fantastica.
 Consiglio:
Prima di proporre questo tipo di esperienza, io consiglio di mostrare alle partorienti delle immagini raffiguranti lo sviluppo di un bambino nell’utero materno durante i nove mesi di gravidanza, in modo che possano meglio visualizzare cosa succede dentro di loro. Oppure si può lasciare alla loro immaginazione e… alle loro ecografie!
 
La relazione con il bambino
Per qualsiasi genitore, come per qualunque adulto motivato a diventare genitore, la relazione col bambino esiste già prima del concepimento. Ognuno infatti ha una relazione profonda col proprio “bambino interiore”, su cui modella l’immagine del figlio desiderato. Tale bambino interiore è l’insieme degli ideali, dei desideri, delle esperienze vissute nell’infanzia dall’adulto; è la parte inconscia e irrazionale delle emozioni, la dimensione vitale, gioiosa e giocosa dell’esistenza. Ogni adulto ne ha uno dentro di sé, e pochi adulti sono in contatto con questa parte di loro stessi, poiché le norme e le aspettative sociali spesso condizionano i comportamenti al punto da impedire il contatto con la propria dimensione più vera e spontanea. Per questo, il figlio desiderato spesso è “caricato”, nell’inconscio, di tutte le qualità e le possibilità cui l’adulto ha dovuto rinunciare ma che costituiscono sempre un anelito profondo e nostalgico; una sorta di aspettativa salvifica, messianica. Non a caso, in molte culture si attende l’arrivo di un bambino in grado di salvare, portare la luce, la libertà, la pace…
Per queste ragioni, nella loro mente esistono sempre due diversi bambini con cui i genitori si relazionano. Da una parte, c’è il bambino ideale, che è la somma di desideri, esperienze, ideali e aspettative sociali dei genitori; dall’altra, il bambino reale, quello vero, spesso deludente perché vissuto come “estraneo” o inferiore alle aspettative.
Allo stesso modo, nella mente di una donna che decide di diventare madre esistono due diverse gravidanze. Da un lato, la gravidanza ideale, che avviene secondo modi, tempi e spazi perfetti, spesso idealizzata fin dalla pubertà, e comunque fin dalla giovinezza, senza che la donna ne sia completamente consapevole. Dall’altro lato c’è la gravidanza reale, spesso deludente o sorprendente, soprattutto perché impossibile da prevedere e da controllare, ma anche perché costituisce l’inevitabile confronto tra la realtà e la fantasia, dal quale il più delle volte è la realtà a risultare più difficile da accettare. Ciò che può risultare utile a una mamma in attesa, nei primi periodi di gestazione, alle prese con il confronto inconscio tra ideale e reale, è la piena consapevolezza del fatto che ogni gravidanza è unica e irripetibile. Ogni gestazione avviene infatti in un momento di vita unico e irripetibile, e consente di mettere al mondo proprio quello specifico bambino. In altre parole, è un’occasione che non si ripeterà, un privilegio che molte donne non possono avere, nonché uno dei momenti fondamentali dell’esperienza umana di ogni donna.
Allo stesso modo, giova ricordare ai genitori qualcosa che può apparire scontato, ma è invece di fondamentale importanza: ogni bambino è unico e irripetibile. Questo significa che impariamo a relazionarci col nostro bambino attraverso la relazione concreta e l’esperienza diretta; di conseguenza, l’attesa del bambino ideale deve gradualmente lasciare il posto al rapporto con l’individuo particolare che mettiamo al mondo.
Una volta avvenuto il concepimento, esistono alcune conoscenze, per la verità purtroppo ancora poco diffuse e divulgate, che possono realmente favorire lo sviluppo sano ed equilibrato, a livello emotivo e psicologico, del bambino e della sua relazione con i genitori.
E’ importante in tal senso sapere che una buona relazione prenatale prepara e favorisce la nascita di una buona relazione successiva. L’incontro genitori-bambino infatti può avvenire con maggiore dolcezza e consapevolezza se si tratta di un ri-conoscimento, e il bambino in utero possiede già da subito tutte le facoltà necessarie a favorire l’instaurarsi di un rapporto con l’esterno.
L’embrione prima, il feto in seguito sviluppano infatti capacità sensoriali progressive che consentono al bambino di entrare da subito in relazione col mondo esterno: lo sviluppo dei cinque sensi avviene a partire dalla seconda settimana dal concepimento, e al termine del primo trimestre il bambino è già a tutti gli effetti un essere pienamente sociale. Il feto può essere addirittura definito come il primo attivatore della relazione, perché attraverso le proprie capacità sa inviare segnali e messaggi, prima di tutto alla madre; sa inoltre cogliere le emozioni e le atmosfere in cui si svolge la gravidanza, e sa dare risposte adeguate se adeguatamente stimolato.
E’ bene ripetere un concetto importante: il bambino in utero è sensibile in particolare alle emozioni, al significato profondo di quanto facciamo e viviamo, e di ciò che gli trasmettiamo. Per questo, le scelte di vita che i genitori compiono durante la gestazione possono influire in modo decisivo sullo sviluppo sano ed equilibrato del loro bambino. In particolare la mamma dovrebbe tutelare se stessa non solo dagli sforzi fisici e mentali eccessivi (informazione che comunemente le madri hanno), ma anche da qualunque tipo di stress emotivo, di situazione pesante o di difficile gestione a livello relazionale, da inutili discussioni e preoccupazioni. Al contrario, dovrebbe cercare di vivere il più possibile situazioni armoniose, rilassanti, piacevoli, stare a contatto con la natura, stare con le persone che ama e scegliere di fare ciò che più le piace e la rasserena. Ovviamente, non è possibile evitare qualunque situazione stressante o difficile, ma possiamo scegliere di evitare almeno quelle superflue, e cercare le condizioni migliori ogni volta che è possibile. Ogni madre vuole il bene dei propri figli, e può scegliere da subito ciò che è bene per la crescita e la serenità del suo bambino prima ancora che nasca.
Il bambino in utero è predisposto alla relazione, in particolare con i genitori. Durante la gestazione è già possibile, ed è auspicabile, parlargli, col pensiero o a voce, coccolarlo, giocare con lui, cantare per lui, scegliere per lui la musica più adatta e ascoltarla insieme, leggergli fiabe, storielle, filastrocche, raccontargli le esperienze esterne, farlo sentire amato, voluto e atteso, proteggerlo dalle inevitabili sensazioni ed emozioni negative. Quest’ultimo punto è particolarmente importante: non si tratta di circondarsi con una campana di vetro, ma di comunicare col bambino, ogni volta che la madre si trova a vivere un’esperienza spiacevole, spiegandogli cosa succede e rassicurandolo. Che è quanto ogni genitore fa spontaneamente, di solito, dopo la nascita; è bene anticipare questo atteggiamento anche prima. Se consideriamo che il bambino, immerso nelle sensazioni materne, dalle quali non ha la possibilità di difendersi, riceverà comunque ogni cosa la madre viva, in bene o in male, e se prendiamo l’abitudine di considerare il feto un essere relazionale, non solo un essere in formazione, rassicurarlo e confortarlo, come pure condividere attivamente con lui le emozioni e le esperienze positive, diventano atteggiamenti scontati. Certo il bambino non comprenderà le singole parole che gli rivolgiamo, ma sarà rassicurato e gratificato dal senso di ciò che diciamo, dal fatto che ci rivolgiamo a lui, dall’atteggiamento protettivo che dimostriamo nei suoi confronti. E ne sarà contento.
Dott.ssa Elena Minnaja, psicologa psicoterapeuta.
 
Bibliografia e webgrafia:
Piera Maghella “Organizzare e condurre un corso di preparazione al parto”, 2005.
 
 
 



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