Vedere dentro: da Ecografie a Ecoteorie


di Emanuela Geraci

Nel divenire genitori sin dal momento della gravidanza, anche un’esperienza comune come è diventato il momento dell’ecografia è fortemente segnata da un processo soggettivo di attribuzione di senso e di significato profondamente correlato con l’esperienza di vita delle persone che, a vario titolo, madri, padri, operatori le attraversano.

Un ascolto attento deve dunque focalizzare l’importanza di questi momenti di “trasparenza psichica”(Missonnier 2005) ed offrire un contenimento valido che incoraggi l’elaborazione di queste esperienze che possono rappresentare, se non comprese e accolte, una grave fonte di turbamento e di disagio anche in quelle condizioni in cui la gravidanza si sviluppa in modo del tutto fisiologico.
 
A volte le vedi arrivare, scure in volto, esordiscono con un “Ho fatto l’ecografia, mi ha detto che…” e scoppiano a piangere, a volte l’ecografia è vissuta come un’irruzione-interruzione violenta nel loro rapporto con il  bambino, un concretizzarsi improvviso e sconvolgente delle paure che sempre accompagnano una gravidanza, le angosce di malformazione, “il mio bambino non va bene” che per una donna vuol dire anche“non vado bene io, non sono capace, non sono adeguata”. Provo allora a ricucire lo strappo, questo rapporto creativo così delicato tra la madre e il suo bambino, dico che una diagnosi su tre sono falsi positivi (Maghella 1998), che non si tratta di un verdetto, che certamente alla prossima ecografia sarebbe andato tutto bene, ma cominciano a rilassarsi veramente solo quando comincio a dare voce alle loro paure, alle loro angosce…oppure cerco di dare voce a quello “che si vede”:
(Non cito i veri nomi delle donne per rispetto della privacy)
 
Rosa: Abbiamo fatto l’ecografia, il bambino è brutto, ha proprio il labbro così…tutto arricciato, la donna e il marito fanno le imitazioni del feto. Percepisco qualcosa di strano, cosa hanno potuto vedere da un’ecografia? Ma sto al gioco e gli chiedo: A chi assomiglia ? La donna sbianca, suo padre aveva un labbro leporino, si è separato da sua madre quando lei era ancora piccola, ha avuto problemi psichiatrici, e lei lo aveva incontrato poco prima dell’ecografia…avrebbe voluto che sparisse dalla sua vita, non incontrarlo mai più…
 
Oppure il caso del futuro padre che nell’ecografia vedeva “solo ombre, tutte nere”, il feto è una femmina, poco dopo comincia a parlare della morte di sua madre, avvenuta il mese prima del concepimento…un lutto ancora da elaborare…
 
L’ecografia ha la funzione di un test proiettivo !
 
Trascrivo “un’appropriazione” positiva del momento dell’ecografia, dove si osserva bene questo “vedere dentro” che simbolicamente rappresenta.
 
Anna : Quando avevo l’appuntamento con il medico per l’ecografia, ci tenevo a vestirmi bene, a truccarmi, a mettermi dei gioielli, era un momento importante, andavo a incontrare il mio bambino e mi facevo bella per lui, come se potesse anche lui vedermi.
 
Dopo aver assistito all’ecografia si ha una “riorganizzazione dell’immaginario materno” (Righetti 2003)
 
Da una serie di interviste eseguite prima e dopo la prima ecografia di gravidanza risulta che l’ecografia ha una certa influenza positiva sulla percezione che la gestante ha di sé come donna e come madre, è vissuta come uno strumento che favorisce la crescita del dato “Reale e fenomenologico”, permettendo di avvertire la maternità in modo più concreto. Permette di aprire una “finestra sul feto” e di rendere partecipe anche il futuro padre. La relazione soggetto osservatore-ecografia, oggetto osservato è di tipo unitario in una mescolanza di emozioni, rappresentazioni, comunicazioni. Le parole dell’ecografista diventano un modo diverso di parlare del bambino, a volte la prima occasione di permettersi l’accesso al verbale e al simbolico (Fava Vizziello et al. 1997)
 
Tiziana: Ho aspettato la Morfologica per comprare la prima tutina al bambino. Su quel lettino ci ho lasciato la sacra sindone da quanto ero sudata. L’ecografista è stata sintetica, tre parole “Va tutto bene”, sono andata in bagno e mio marito dice alla ginecologa “Stai a vedere cosa ti pensa quando ritorna”, la ginecologa risponde” Ma no, le ho detto che va tutto bene”. Torno io e le dico, ma è sicuro che va tutto bene ?E loro scoppiano a ridere.  Sono uscita che ero una pasqua, sono corsa subito a comprare la prima tutina a Simone, finalmente !
 
L’ecografia diventa un verdetto, il “responso supremo” decide della vita e della morte, della salute e della malattia.
 
Laura: Prima di andare mi sdraio, mi rilasso e cerco di sentirgli il cuore, così sono più tranquilla, almeno so che è vivo.
Dice un’altra mamma che in questo modo ha è riuscita a elaborare una strategia per “sentire dentro” prima di “vedere dentro”
 
A volte il “vedere dentro” dell’ecografia evoca vissuti traumatici, permette di entrare in contatto con il proprio “bambino interiore”, con il dolore che ha vissuto e con le sue risorse:
 
Carla: Mi passava quel coso sulla pancia e non mi diceva niente. Nulla, neanche una parola.
Era muto ? Chiedo
Si era proprio muto, mi faceva una rabbia. Va tutto bene, gli ho chiesto. Non si è neanche girato. (Piange)
Come ti sei sentita ?
Abbandonata, ero furiosa e disperata
Chi ti faceva sentire così ?
Mia madre, anche mio padre, ma di più mia madre.
Cosa faceva, come ti faceva sentire abbandonata ?
Non parlava, sembrava che io non ci fossi, pensava alle sue cose, aveva da fare, io posso capirla ma…stavo male
Tu come sei con Francesca ? (la prima figlia di sette anni)
Io ci gioco, ci sto attenta ma ho il terrore di poter diventare come le, come mia madre.
Tua madre ha avuto due figlie molto vicine d’età
Si, io ero molto piccola quando è nata mia sorella, forse mi sono sentita abbandonata, ma non mi ricordo, mi ricordo quando è nata e io l’ho vista, giocavo tanto con mia sorella.
 
Il contatto con il bambino interiore permette di vedere desideri profondi, che possono realizzarsi:
 
Carla: Avevo una paura che qualcosa potesse non andare bene, che mi dicessero che qualcosa non andava, anche dopo l’ecografia non mi sono tranquillizzata per niente, la notte ho sognato che il bambino era deforme, mi sono svegliata con una paura…
Il bambino era deforme dici ? Deforme come ? Interessante, “De-forme”  Fuori dalla forma, fuori dalle regole..
Aveva tutta la faccia deforme, con la bocca allungata, la testa..
Faceva le boccacce ?(Ride). Si certo, tutte in gravidanza ci confrontiamo con questa paura, che venga malato. Se viene malato che succede ?
E’ più difficile.
Già, è vero, è più difficile, d’altra parte i primi mesi è difficile comunque, i primi mesi non lo noti. E tu hai voglia in questo momento di fare qualcosa “fuori dalle regole”, qualcosa di “deforme” ?
Ho bisogno di tempo.
Tempo per ?
Si, per scrivere, credo per scrivere, dopo che è nato non avrò più tutto questo tempo.
Ah ! Bellissimo !
 
A volte vedere può essere troppo doloroso…
 
Marianna: Si vede che questa bambina è tutta diversa da suo fratello, chissà come sarà, mi ha detto l’ecografista che c’ha un femore…! Lungo ! E’ un maschio mi ha chiesto ?No è una femmina. Ah però ! M’ha risposto lei. Chissà come sarà, già mi sembra una iena, si muove tanto, non sta mai ferma, non sarà facile come con suo fratello. (Facciamo una visualizzazione che ci aiuta a entrare in contatto con il bambino dentro la pancia e poi un disegno). Nel disegno m’è venuta senza faccia, non vedevo la faccia, dice la donna.
 Eh ! Meglio non vedere, tutta questa gente che vuole vedere dentro…(cerco di riformulare empaticamente)
Si davvero ! Non ne posso più !
 
Nell’incontro precedente la donna aveva rappresentato con il disegno un rapporto molto ambivalente con la madre, amore e odio, una grande rabbia inespressa, proietta sulla bambina il suo rapporto con la madre, il suo “sentirsi una iena”…
 
Ecografie e visualizzazioni infine possono essere un incontro con la beatitudine del bambino, il nuovo mondo magico in cui le madri entrano insieme ai loro bambini, un tornare indietro, al momento in cui loro stesse erano nella pancia della mamma, a volte in una fortissima identificazione con il feto.
 
Laura: Mi sono fatta piccola piccola e sono ritornata nella pancia, e stavo lì a galleggiare in quel pulviscolo dorato, era bellissimo…
Quale pulviscolo ?
Quello che c’è nel liquido amniotico, l’ho visto nell’ecografia.
 
Bibliografia
 
P. Maghella, Ecografia:rischi e inutilità, a cura del Centro Studi Nascita Attiva, 1998
S. Missonier, La consultazione terapeutica perinatale, Raffaello Cortina editore, 2005
P.Rigetti, Elementi di psicologia prenatale, Edizioni Magi 2003
 
 
 
 
 
 
 
 



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